Debutto

Ennio Capasa riparte da Milano con un brand tra sartoria e hi tech

Dopo sei anni dall’addio a Costume National il designer e imprenditore torna con un progetto contemporaneo dal dna sostenibile

di Marta Casadei

Tailoring. Il Teatro degli Arcimboldi ha ospitato ieri sera il debutto della collezione Capasa Milano fatta di capi che uniscono tecnologia e artigianalità per una platea trasversale

2' di lettura

«Sono rimasto lontano dal mondo della moda per qualche anno: ho avuto il privilegio di osservarne i cambiamenti dall’esterno e sono ripartito con un nuovo brand, nel quale ho messo la stessa urgenza e la stessa voglia di innovare che avevo nel 1987». Sono passati 35 anni da quando Ennio Capasa ha fondato Costume National, brand di cui è stato direttore creativo fino all’addio nel 2016. Dopo sei anni lontano dalle scene, ha scelto il Teatro degli Arcimboldi e la fashion week milanese per presentare il suo nuovo progetto: Capasa Milano. «Sull’etichetta ho voluto solo il cognome: perché è un progetto personale, che però immagino nel segno della continuità atemporale, non dell’ego», commenta.

In passerella ha sfilato la “collezione zero”: «È la collezione fondante del brand, quella che ne esprime al meglio i valori: la sartorialità made in Italy, la tecnologia, ma anche la sostenibilità». Temi chiave nel settore fashion che Capasa ha saputo interpretare in capi insieme innovativi e senza tempo, pensati per durare a lungo (combattendo, quindi, gli sprechi): «Ho lavorato sul concetto di tailoring e alta sartoria in modo non convenzionale. Ho voluto che ogni look della sfilata fosse diverso perché oggi c’è molto più individualismo tra i consumatori. Una platea trasversale, anche per età».

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Se il debutto è avvenuto durante la giornata di apertura della settimana della moda donna - «una scelta istintiva - dice Capasa -, ho pensato che questo racconto fosse da condividere» - il futuro del marchio Capasa prenderà forma nei prossimi mesi: «Lo sviluppo di questo brand non può prescindere da temi come la sostenibilità e la tecnologia. Nella mia idea ci sono piccole collezioni, piattaforme online dove vendere, affittare, rivendere o riciclare gli abiti una volta usati, così da dare vita a una vera e propria community che dovrà sentirsi attivamente coinvolta».

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