AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùPer lui presidenza onoraria

Ennio Doris lascia Banca Mediolanum. Generali? «Sono per la mediazione»

Il fondatore dell'istituto ha spiegato così la sua scelta: «Il mio è un passaggio formale, ma ho in mente tanti progetti». In vista del cda del Leone di Trieste, «bisognerebbe trovare un equilibrio tra interessi dei soci e indipendenza dei manager»

di Eleonora Micheli

Doris (B.Mediolanum): nervi saldi e investire a rate

3' di lettura

Ennio Doris si dimette dalla presidenza di Banca Mediolanum. Lo ha annunciato lo stesso istituto precisando che il consiglio di amministrazione ha proposto che al fondatore della banca venga assegnata la presidenza onoraria. Doris, 81 anni, ha lasciato da tempo la guida operativa della banca al primogenito Massimo che ricopre l’incarico di amministratore delegato dal luglio 2008. «Si rende noto - scrive l’istituto in una nota - che il cda di Banca Mediolanum ha preso atto delle dimissioni dalla carica di presidente e amministratore rassegnate dal fondatore Ennio Doris». Il fondatore dell’istituto ha spiegato: «Superando la soglia degli 80 anni penso sia venuto il momento di ridurre almeno in parte il mio impegno quotidiano nella banca».

Verso la presidenza onoraria

La sostituzione del presidente nonché consigliere dimissionario sarà oggetto di prossime deliberazioni, con il supporto delle preventive valutazioni da parte del Comitato Nomine e Governance della Banca. A quest'ultimo Comitato il cda ed il collegio sindacale unanimi hanno proposto la nomina di Ennio Doris a presidente onorario. «Nomina da effettuarsi in occasione di una prossima assemblea degli azionisti che sarà chiamata a deliberare anche in merito alle opportune modifiche statutarie già approvate dal cda al fine di prevedere tale figura», è precisato nel comunicato, che per altro ricorda che l’imprenditore detiene complessivi 46.693.070 diritti di voto, pari al 6,29% dei diritti di voto, di cui 23.563.070 inerenti ad azioni della banca in piena proprietà e 23.130.000 in qualità di usufruttuario, tutti sindacati nel patto parasociale in essere tra i componenti della famiglia Doris.

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«Passaggio formale, ho altri progetti»

«Quello di oggi è essenzialmente un passaggio formale in linea con la mia volontà di ridurre il mio impegno quotidiano in Banca Mediolanum, che d'altronde è da anni guidata in modo saldo e sapiente da Massimo e dai nostri collaboratori con i risultati eccezionali che sono sotto gli occhi di tutti». Il fondatore di Banca Mediolanum ha così commentato a Radiocor la sua decisione di rassegnare le dimissioni dal gruppo da incarichi operativi. «Erano ormai almeno un paio di anni che meditavo di alzare il piede
dall'acceleratore ed avere quindi un ruolo meno impegnativo», ha detto ancora, aggiungendo, riguardo al futuro, «ho in mente tanti progetti per gli anni a venire, non solo di business, a cominciare dal proseguire sempre più nella direzione della restituzione a chi ne ha bisogno, ai più deboli e meno fortunati, in linea con i valori che da sempre mi ispirano».

Su Generali «sono per le mediazioni non per gli scontri»

L'imprenditore ha commentato anche le recenti vicende di Generali. «Preferisco non espormi e rimanere ad osservare, alla vigilia di un passaggio importante come il prossimo consiglio delle Generali di lunedì prossimo». D'altra parte ha precisato che «da sempre per le mediazioni, piuttosto che per gli scontri». e in più ha sottolineato cjhe sia «innegabile che i risultati di Nagel nella conduzione di Mediobanca siano molto positivi, così come quelli di Donnet alla guida delle Generali». Doris ha quindi dichiarato: «Da imprenditore capisco a fondo le istanze e le visioni di grandi imprenditori italiani come Leonardo Del Vecchio e Francesco Caltagirone. In linea generale, con riguardo a tutte le cosiddette public company, bisognerebbe trovare forse equilibri maggiori tra gli interessi degli azionisti di peso e la necessaria indipendenza del management».

Va ricordato che Banca Mediolanum ha in portafoglio il 3,3% circa di Mediobanca. Una piccolissima quota di azioni dell'istituto è inoltre in mano alla famiglia Doris. Nel gennaio 2020, a pochi mesi dall'ingresso di Leonardo Del Vecchio nel capitale di piazzetta Cuccia, Banca Mediolanum aveva annunciato - a sorpresa - di modificare i propri obiettivi strategici in Mediobanca, passando da una logica di valorizzazione della partecipazione in un arco temporale di medio lungo termine ad un approccio aperto ad una maggiore flessibilità. In particolare il cda dell'istituto aveva deciso di riclassificare le azioni detenute in Mediobanca da partecipazione strategica a portafoglio 'Held to Collect and Sell', ossia cedibile in qualsiasi momento. Lo stesso Massimo Doris a più riprese aveva comunque spiegato che la mossa «era stata fatta per tenerci le mani libere perché c'erano stati cambi importanti sulla governance», ma che alla fine non c'è mai stata alcuna urgenza di vendere. Anzi l'ad di Mediolanum si è più volte detto soddisfatto dei risultati di Piazzetta Cuccia e dell'operato del numero uno, Alberto Nagel.

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