Polo sanitario di eccellenza della S.Sede

Enoc: più ricerca e cure ad hoc nel futuro del Bambino Gesù

Parla la presidente confermata per un triennio: «Innovazione e sostenibilià i binari di sviluppo»

di Carlo Marroni

Per la presidente Mariella Enoc ( a sinistra). Il Bambino Gesù centro di eccellenza internazionale a Roma per le cure pediatriche ha cinque sedi per complessivi 607 posti letto

4' di lettura

«Innovazione e sostenibilità». Un programma di governo tanto secco nella sua enunciazione, quanto vasto e impegnativo nella sua declinazione. Su questo “binario” è iniziato il nuovo mandato di Mariella Enoc alla presidenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il polo sanitario di proprietà della Santa Sede.

Piemontese, laureata in medicina, già presidente di Confindustria Piemonte e vice presidente Cariplo, Enoc a gennaio scorso è stata conferma dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, d’intesa con il Papa, per un nuovo triennio nella carica che ricopre dal 2015 (dal 2014 nel cda). «Nella prima parte della mia presidenza ho dovuto conoscere l’Ospedale, una realtà complessa, e ho dovuto risolvere una serie di problemi che si erano aperti. Ora è il momento in cui è possibile progettare il futuro, volare alto verso obiettivi duraturi» ha detto il un colloquio con Il Sole 24 Ore. Obiettivi, quindi, raccolti in due grandi macro-aree: innovazione e sostenibilità. «La prima è di concentrarci nella ricerca, nel miglioramento della cura, del sistema di relazioni e interazioni con le persone, e riuscire a perfezionare giorno per giorno un ospedale a “misura” di bambino, e poi la sostenibilità, sia economica che finanziaria. Siamo un ente no profit e non dobbiamo fare profitto, ma dobbiamo trovare le risorse per migliorare continuamente la qualità delle cure, a partire dalla sfida della ricerca. Il 2020 sarà certamente più complicato, sia per le entrate ma soprattutto per le spese non previste di contenimento anti-Covid».

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Nel 2019 i proventi per prestazioni sanitarie in regime SSN sono stati pari a 274,3 milioni di euro con un aumento di 31,6 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Inoltre l’Ospedale è destinatario di un contributo annuale in considerazione dell’unicità che assume la struttura nell’ambito del sistema sanitario nazionale ed internazionale e per le riconosciute caratteristiche di specificità ed innovatività dell’assistenza fornita, che per il 2019 è stato pari a 43,5 milioni. Come è andata con l’emergenza Covid? «Abbiamo rallentato l’attività a causa del lockdown - si erano create liste di attesa, che abbiamo dovuto smaltire - ma certamente non ci siano fermati, attivando gli strumenti di telemedicina e di assistenza necessaria – penso per esempio a tutti i pazienti diabetici o cardiopatici seguiti a distanza - ma sono stati effettuati anche trapianti, di fegati, di reni, e poi l’operazione di separazione di due gemelle siamesi, intervento estremamente delicato. Abbiamo tenuto duro e sono soddisfatta».

Nel centro di Palidoro, sul litorale laziale, che è diventato hub pediatrico della regione Lazio dall’inizio della pandemia, sono stati finora ricoverati 330 bambini con i loro genitori. Il Bambino Gesù ha cinque sedi, per complessivi 607 posti letto: quella storica del Gianicolo, Palidoro, Santa Marinella, il centro ambulatori di San Paolo e quello più recente di Via Baldelli dedicato all’attività ambulatoriale complessa (malattie rare, neuropschiatria, cardiologia fetale, diagnosi prenatale, ecc…). L’edificio di Villa Pamphili è stato trasformato, nella parte più moderna, in sede amministrativa. In ogni caso tutti gli immobili dell’Ospedale sono di proprietà dell’Apsa, il dicastero del patrimonio (e ora anche delle finanze) della Santa Sede. Dal punto di vista aziendale la scorsa estate Enoc assieme al cda ha varato una riorganizzazione interna: dopo un periodo di sperimentazione è stata eliminata la funzione del direttore generale e le deleghe sono state concentrate nel presidente, che si avvale di una stretta collaborazione di una ben strutturata squadra di prima linea. In virtù dell’ultima riforma vaticana, i bilanci sono “controllati” sia dalla Segreteria per l’Economia, guidata dal prefetto Juan Guerrero Alves, che dalla Segreteria di Stato, che nomina anche il Consiglio di Amministrazione. I vostri bilanci sono in equilibrio, ma non sempre è così per la sanità cattolica, che vede molte realtà in crisi? «La Santa Sede si occupa di questo aspetto, e molti ospedali hanno attraversato momenti difficili. C’è nel territorio un patrimonio immenso, e non mi riferisco agli immobili, ma al “carisma” di strutture sanitarie, alla missione che nel tempo hanno svolto che devono continuare a svolgere per arginare le nuove povertà di salute, in un contesto certo di sostenibilità economica» ha precisato Enoc, che ha fatto parte della Commissione pontificia per le attività sanitarie, di recente rinnovata. Buono il rapporto con le imprese e il territorio: «Con il mondo delle aziende il rapporto è continuo, tutte le forniture sono oggetto di gare trasparenti, per noi la qualità è il primo requisito. Per quanto riguarda le attività di ricerca il 38% degli studi clinici è sponsorizzato da aziende farmaceutiche, mentre l’Officina Farmaceutica (Cell Factory) è dedicata alla generazione di prodotti di terapia cellulare e genica, sotto la direzione del prof. Franco Locatelli». Locatelli – oncologo di fama internazionale - che tutti conoscono in Italia anche per il suo ruolo di presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

L’attività del Bambino Gesù abbraccia poi molti altri campi, tutti estremamente sensibili, tra cui spiccano l’assistenza ai bambini affetti da malattie rare - circa 15mila pazienti seguiti- l’accoglienza delle famiglie – 120mila pernottamenti, 5.500 famiglie ospitate in accoglienza alloggiativa, 2mila nuclei familiari seguiti dai servizi sociali - , i pazienti curati a titolo umanitario, 145 provenienti da 46 paesi nel mondo, e i progetti di cooperazione sanitaria internazionale, che conta 22 missioni in 12 paesi.

Infine un ricordo personale, le vicende di Alfie Evans e Charlie Gard, i due bambini inglesi per i quali la giustizia aveva deciso di interrompere i supporti vitali e che Mariella Enoc si era impegnata – su mandato del Papa – di salvare portandoli a Roma: «Sono fatti ormai lontani, ma in me sono storie vive, sono state esperienza molto forti. Da lì è nata la Carta dei diritti dei bambini “inguaribili”, che per noi sono sempre curabili. Questo è il fondamento della nostra missione».

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