UN SETTORE DA 2,5 MILIARDI

Enoturismo, cantine alleate con i ristoranti per ripartire nella fase 2

Alcune aziende come Feudi di San Gregorio e Ca’ del Bosco hanno avviato dei progetti con i partner della ristorazione ,anche loro alle prese con una difficile ripartenza, per rilanciare l’attività

di Giorgio dell'Orefice

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Enoturismo

Alcune aziende come Feudi di San Gregorio e Ca’ del Bosco hanno avviato dei progetti con i partner della ristorazione ,anche loro alle prese con una difficile ripartenza, per rilanciare l’attività


3' di lettura

L’enoturismo può essere il turismo della ripartenza. Un segmento che conta in Italia circa 25mila aziende (30mila dipendenti stagionali dedicati alle visite in cantina), un giro d’affari stimato tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro per le sole vendite dirette in cantina e che nel corso dell’emergenza Covid-19 è stato completamente azzerato, ma che ora può rivelarsi un volano per la ripartenza dell’intero settore turistico.

Un settore che ha dalla sua alcuni importanti appeal: è diffuso sul territorio con aziende che offrono accoglienza in ogni regione d’Italia, vanta ampie possibilità di garantire le misure anti-Covid , in particolare se oltre alle visite in cantina si sfruttano anche gli spazi nei vigneti per degustazioni “open air”; richiede poche ore per una visita fuori porta come può impegnare anche più giorni e, soprattutto, non necessita di budget impegnativi. Ne sono convinti a The Round Table, agenzia specializzata nella comunicazione del vino e dei territori, che ha dato il via alla piattaforma “Il Nuovo Enoturismo” con lo scopo di affiancare produttori, Consorzi di tutela, enti di promozione territoriale nell’applicazione del decreto che nel 2019 ha dettato le linee guida sull’enoturismo.

«Nel corso del lockdown– spiega il responsabile Francesco Moneta – molte aziende hanno accelerato su e-commerce e delivery e ora si dicono convinte di voler investire sull’accoglienza in cantina abbandonando canali distributivi considerati meno redditizi. Con il video “Il Nuovo Enoturismo” integriamo le prescrizioni previste dalle linee guida sull’enoturismo con i nuovi adempimenti anti coronavirus. Siamo convinti sia possibile trasformare la grande crisi della pandemia in una nuova occasione di sviluppo promuovendo le visite in cantina». Certo la sfida sarà quella di coinvolgere maggiormente gli italiani per compensare l’emorragia di stranieri. Basti pensare che fino allo scorso anno si prevedeva che la metà dei 58 milioni di turisti che avevano visitato l’Italia avvrebbero acquistato almeno una bottiglia di vino.

Il gioco di squadra vincente
Una chiave di volta può essere il gioco di squadra che coinvolga altre aziende agricole in un’offerta di un paniere dei prodotti del territorio o anche con gli storici partner della ristorazione anche loro alle prese con una difficile ripartenza. Va in questa direzione ad esempio l’iniziativa dell’irpina Feudi di San Gregorio (cantina da 30mila visitatori l’anno) che nei giorni scorsi ha riaperto le porte ai visitatori con un’iniziativa nuova: «Coloro che acquisteranno i nostri prodotti per un minimo di 60 euro – spiega il presidente Antonio Capaldo che è proprietario anche dell’azienda casearia Irpina Carmasciando – riceveranno un buono da spendere in una rete di ristoranti che hanno aderito all’iniziativa».

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E ripartirà si spera a breve l’accoglienza anche a Ca’ del Bosco (circa 20mila visitatori l’anno), azienda simbolo della Franciacorta in provincia di Brescia, tra le zone d’Italia più colpite dall’emergenza. «Stiamo attendendo le istruzioni della regione per riaprire i nostri cancelli al pubblico – spiega il presidente Maurizio Zanella -. Intanto abbiamo lanciato “Troviamoci”, una funzionalità del nostro sito dove ognuno può inserire il proprio indirizzo e ottenere un elenco dei ristoranti nei propri dintorni che abbiano in carta Ca’ del Bosco. Un modo per non perdersi di vista ma anche la nostra idea di gioco di squadra».

«Le iniziative individuali non bastano, serve programmazione – spiega la presidente dell’Associazione Donne del vino e ideatrice della manifestazione Cantine aperte, Donatella Cinelli Colombini –. A parte le incertezze che ancora ci sono sulle modalità di sanificazione delle cantine, resta il fatto che molte Doc italiane hanno avuto in passato percentuali di visitatori stranieri vicine all’80%. È possibile riconvertire l’offerta verso il pubblico italiano ma serve una regìa. Si possono potenziare le degustazioni all’aperto e il trekking nei vigneti, ma poi occorre che i ministri Franceschini e Bellanova prendano l’iniziativa. Il tempo stringe. Massimo entro la metà di giugno occorre mettere in piedi un’offerta credibile e articolata costruita riunendo a un tavolo le associazioni del settore e le regioni. E poi occorrono accordi con i grandi provider e motori di ricerca. Perché il turismo si vende online e non con l’iniziativa dei singoli».

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