operazione della gdf

Infermieri, per la maxi-frode dell’ente previdenziale sigilli a 40 milioni

di Ivan Cimmarusti


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(ANSA)

3' di lettura

Un «bottino» da 40 milioni di euro. Tanto vale la presunta gestione illecita dell’Enpapi, la previdenza degli infermieri, per la quale rischia il processo l’ex presidente Mario Schiavon. Con lui risultano nel procedimento della Procura della Repubblica di Roma anche il direttore generale Marco Bernardini, l’imprenditore Giovanni Conte, l’avvocato Piergiorgio Galli e il commercialista Enrico Di Florio. Gli investigatori della Guardia di finanza hanno posto sotto sequestro il denaro, frutto di una «selvaggia» svendita dei beni del patrimonio dell’Enpapi.

Sequestri in tutta Italia
Il provvedimento dispone la sottoposizione a vincolo, nei confronti degli indagati, di disponibilità per oltre 40 milioni di euro, sotto forma di risorse finanziarie, partecipazioni societarie e beni mobili e immobili. Tra questi ultimi, concentrati soprattutto nelle province di Roma, Potenza, Grosseto e Gorizia, vi sono alcune ville, ubicate nel quartiere Casal Palocco di Roma, all’Argentario e nel goriziano

L’ILLECITA DISMISSIONE DI BENI DELL’ENTE PREVIDENZIALE INFERMIERI

L’ILLECITA DISMISSIONE DI BENI DELL’ENTE PREVIDENZIALE INFERMIERI

Il «sistema»
Un «sistema» che avrebbe consentito agli ex vertici dell’ente di intascare tangenti mascherati da consulenze per 1 milione di euro, restauri di un appartamento, fatturazioni fittizie e biglietti aerei per assistere a Berlino alla finale di Champion’s League 2015 (Barcellona-Juventus). Non solo: in «almeno 19 occasioni», nel «periodo compreso tra il gennaio 2018 e il febbraio 2019», Galli avrebbe organizzato «incontri con ragazze con le quali Bernardini (anche assieme allo stesso Galli) trascorreva la serata o la nottata in ristoranti o alberghi in diverse località (tra cui Roma, Milano e Taormina)». Secondo i pm le donne sarebbero state «pagate tra i 500 e gli 800 euro ad evento».

L’acquisto della sede Enpapi
Schiavon, alla guida dell'ente dal 2003, già nel 2015 era entrato nel mirino della Gdf che aveva acquisito documenti relativi all’acquisto delle sede di via Farnese 3 a Roma, comprata nel 2009 per 20 milioni e che pochi giorni prima era passata di mano per soli 16 milioni (a sottolineare l'anomalia fu un articolo del Sole 24 Ore del 20 ottobre 2010).

I rilievi della Commissione di vigilanza
Stando alle ipotesi della Procura di Roma, Schiavon e Bernardini «hanno agito venendo meno all’obbligo di fedeltà e imparzialità» liquidando il patrimonio dell’ente previdenziale attraverso investimenti con operazioni ritenute illecite. «Indici sintomatici di tali violazioni» sono riassunti in parte nei rilievi mossi dalla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) e inviati ai ministeri del Lavoro e dell'Economia l'’1 maggio 2017. L’indagine penale, invece, ha ricostruito una serie di operazioni «opache».

La delibera consiliare
È il caso della delibera consiliare del 13 novembre 2015, con la quale l’Enpapi «determinava - si legge negli atti - di acquistare fondi di investimento immobiliare e di private equity sino a 180 milioni di euro». Un’operazione che Schiavon compie con la Tendercapital Ltd con sede a Londra, attraverso manovre svolte direttamente da Conte. Sul punto la società ha puntualizzato che «Tendercapital ha svolto diligentemente il suo operato, come già ampiamente documentato alle autorità di vigilanza, senza tra l’altro, la necessità di cedere alcun asset conferito».
O ancora, l’acquisto, tra il 2012 e il 2017, di fondi di investimento per 360 milioni di euro, che consentivano a Galli e Di Florio di realizzare 46 milioni di euro di guadagni. Infine c’è la «svendita» di una Rsa (Residenza sanitaria per anziani) in provincia di Potenza, ceduta per oltre 3 milioni alla società Phare srl di Conte, che la rivende, appena due mesi più tardi, a quasi 6 milioni di euro.

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