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Enria: l’aumento dello spread sta avendo effetti sulle banche

di Antonio Pollio Salimbeni


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Andrea Enria (Epa)

3' di lettura

«L'aumento degli spread sui titoli pubblici italiani sta avendo effetti sulle banche non solo direttamente per l’impatto sul capitale in relazione ai bond che sono nel “trading book” per la vendita ma anche per la sensitività dei costi di finanziamento: ciò è particolarmente importante e penso che i supervisori debbano porre un focus importante sui piani di finanziamento delle banche per essere sicuri che siano robusti in uno scenario economico avverso». Lo ha detto il presidente Eba Andrea Enria nell'audizione all'Europarlamento per la sua nomina a responsabile della vigilanza bancaria Bce, confermando quanto rilevato dall’Abi nel suo rapporto mensile.

Significativo livello di concentrazione del debito sovrano nazionale
«Il livello di concentrazione della detenzione di titoli sovrani nazionali è significativo: ci sono banche nella zona euro che hanno debito sovrano nazionale equivalente a 8-9 volte il capitale Tier 1: questo implica che se i prezzi di mercato si muovono ci saranno effetti significativi sul capitale delle banche», ha aggiunto Enria.

Nouy: ora non preoccupazione per le banche italiane ma incertezza su futuro
«Apparentemente i mercati sono sensibili sull’Italia in relazione agli obiettivi di bilancio e ci sono state reazioni che si sono riflesse sui prezzi delle azioni in particolare sui titoli bancari: finora non c'è stata diffusione di questi effetti in altre giurisdizioni, non possiamo sapere che cosa avverrà in futuro, quanto dureranno le discussioni, con quale risultato, abbiamo già visto una volta che i problemi delle banche greche cominciarono con le discussioni politiche… teniamo le dita incrociate». Così si è espressa la responsabile della vigilanza Bce sulle banche Daniele Nouy sul caso italiano nel corso dell'audizione presso la commissione problemi economici e monetari dell’Europarlamento.

Lo spread sui titoli pubblici italiani non ha raggiunto un livello che giustifica «una seria preoccupazione per le banche italiane, ma ovviamente non sappiamo come sarà il futuro: penso che le banche italiane abbiano compiuto sforzi per mettere a posto i bilanci, migliorare il modello di business, migliorare il capitale per cui sarebbe molto triste se le banche fossero colpite dalle conseguenze del dibattito politico», ha proseguito Nouy, ammettendo di non potere dire nulla di più sull'evoluzione del caso italiano. La responsabile uscente della vigilanza bancaria Bce ha poi aggiunto, riferendosi anche all’ipotetico contagio nell'Eurozona degli effetti del caso italiano, che non resta che «incrociare le dita» augurandosi che si possa «essere sicuri che le banche italiane continuino nel percorso verso bilanci migliori: hanno già fatto molti sforzi con buoni risultati come è dimostrato dall’esito degli stress test Eba».

Non gradito l’aumento rendimenti bond sovrani
Pur non citando l’Italia, ma riferendosi ad essa, Nouy ha detto che « il recente aumento dei rendimenti dei titoli sovrani in un Paese è un evento non gradito, la supervisione bancaria della Bce continuerà a monitorare tutti gli sviluppi che possono minare le posizioni di capitale delle banche».

Progressi nel calo delle sofferenze ma resta priorità
In ottica generale, il capitale delle banche nella zona euro si è rafforzato e gli istituti finanziari hanno aumentato la loro resilienza nel corso del 2018, sono stati fatti progressi nella riduzione delle sofferenze, però questa «resta tuttora una priorità per noi», ha detto Nouy all'audizione in corso presso il Parlamento europeo. A metà anno il rapporto tra “non performing loans” lordi e crediti totali era del 4,4%, in calo rispetto al 7,5% all'inizio del 2015. Nouy ha aggiunto che «c'è tuttora molto da fare sui modelli di business delle banche e sulla questione delle eredità del passato, inclusi i livelli di sofferenze che restano una preoccupazione significativa per un ampio numero di istituzioni della zona euro».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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