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Enti locali, c’è l’intesa sul contratto: fino a 2.800 di arretrati nel cedolino di dicembre

Il testo è pronto per le verifiche in Corte dei conti e in consiglio dei ministri, con la speranza di raggiungere il via libera definitivo in tempo per le buste paga di fine anno

di Gianni Trovati

Lavoro, apprendisti perduti: sono pochi e continuano a calare

2' di lettura

Il rush finale ha richiesto un giorno in più del previsto, ma alla fine la firma della pre-intesa del contratto 2019/2021 per i 430mila dipendenti di Regioni ed enti locali è arrivata. La prima conseguenza è che ora il testo può imbarcarsi per le verifiche in Corte dei conti e in consiglio dei ministri con la speranza di raggiungere il via libera definitivo in tempo per le buste paga di fine anno. Per gli aumenti sul tabellare si va dai 56,1 euro lordi al mese previsti per lo scalino gerarchico più basso ai 102,5 indicati per quello più alto. L’incremento mensile medio contando anche le risorse per ordinamenti e salario accessorio, calcola Funzione pubblica, è di 117,53 euro.

Sulla base di questi numeri è possibile stimare gli arretrati: un’una tantum fra poco più di 1.500 euro e poco meno di 2.800 euro lordi, a seconda dell’inquadramento del singolo dipendente. «La rivoluzione del lavoro pubblico è in pieno svolgimento», commenta il ministro per la Pa Renato Brunetta ringraziando il presidente Aran Antonio Naddeo per il risultato. «Un atto di giustizia verso i dipendenti comunali», rilancia il presidente Anci Antonio Decaro.

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Le ultime giornate del negoziato fra Aran e sindacati sono state complicate da una serie di questioni che senza dubbio hanno un rilievo pratico non indifferente, ma su platee tutto sommato ridotte all’interno del comparto più articolato di tutta la pubblica amministrazione. L’ultima fatica ha affrontato una questione che da 20 anni impegna i contenziosi del lavoro negli enti locali, cioè il riconoscimento del festivo al personale che già riceve l’indennità di turno nei casi in cui appunto il turno cada in un giorno segnato in rosso sul calendario.

Il penultimo scoglio, su cui il negoziato ha rischiato in modo almeno apparentemente serio di saltare verso un rinvio in autunno che avrebbe fatto slittare all’anno prossimo l’arrivo di aumenti e arretrati, è stato rappresentato dall’inquadramento del personale educativo delle scuole comunali. Lì nel tempo era maturata una contraddizione fra l’evoluzione normativa che impone la laurea e le regole sull’inquadramento che portano gli assunti a entrare in categoria C, quella per cui serve il diploma. Con il nuovo contratto gli ingressi saranno nell’area dei «Funzionari e dell’elevata qualificazione», nuovo nome dell’attuale categoria D, e ci sarà una corsia preferenziale temporanea per la risalita (con procedure selettive) nell’area più alta prima della dirigenza per chi oggi è in categoria C (a esaurimento).

Del resto, come accaduto anche negli enti locali, per tutto il personale ci sarà un periodo transitorio, fino a fine 2025, in cui sarà possibile salire di livello anche senza avere il titolo di studio richiesto per l’area di arrivo.

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