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Entro il 2030 servono dipendenti esperti in algoritmi. Parola di manager

Ricavare informazioni utili al business dall’immensa mole di dati a disposizione con strumenti di analytics sarà un'attività quotidiana per tutti

di Gianni Rusconi


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2' di lettura

La trasformazione digitale modificherà radicalmente il modo di fare business: è un principio ormai assunto a dogma da una corposa fetta di aziende italiane. E cambierà, sempre più velocemente negli anni a venire, gli ambienti di lavoro e le funzioni di manager, professionisti e dipendenti. E proprio a questi ultimi è chiesto forse il salto in avanti più consistente per trovare la giusta collocazione all’interno di organizzazioni che saranno sempre più “liquide” e che faranno dei dati la pietra miliare della propria attività, sfruttando tecnologie come l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale e aumentata.

Uno scenario che ormai conosciamo, almeno sulla carta, e che vede la maggior parte degli imprenditori e dei manager italiani dichiararsi convinti che i propri addetti debbano obbligatoriamente diventare, entro il 2030, dei veri e propri esperti di tecnologia. Per oltre il 70% dei business leader italiani (il dato mondiale si ferma al 60%), più precisamente, i dipendenti dovranno distinguersi per maggiore propensione all’utilizzo degli algoritmi e adeguate competenze per applicare concretamente l’intelligenza artificiale in azienda.

A delineare questa tendenza è un recente studio («Future of Work: Forecasting Emerging Technologies Impact on Work in the Next Era of Human-Machine Partnerships») realizzato da Dell Technologies e Institute for the Future sulla base delle risposte di un campione di oltre 4.600 business leader di 42 paesi.

Entrando nel merito dello studio scopriamo inoltre che oltre l'82% del campione italiano (il 54% su scala mondiale) si dice sicuro che la prossima generazione di professionisti avrà un impatto dirompente sulla propria forza lavoro grazie a competenze digitali profonde e a una mentalità radicalmente diversa. E tale percentuale, secondo gli esperti, riflette l’accresciuta consapevolezza esibita in particolare dalla classe dirigente italiana sulla centralità della tecnologia in azienda.

Per proteggere i diritti dei dipendenti, in questo contesto in evoluzione, il 53% dei manager (rispetto al 44% dei colleghi su scala globale) chiede inoltre alle strutture governative nuove policy in tema di lavoro, in grado di adattarsi al mutamento di scenario, e una regolamentazione ad hoc e più chiara circa l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

L’esigenza di farsi trovare pronti quando la trasformazione digitale diventerà realmente pervasiva all’interno delle imprese sta spingendo la metà degli imprenditori e dei manager oggetto di indagine ad attrezzarsi «in-house» per lo sviluppo di competenze digitali, vedi per esempio la creazione di corsi per l’insegnamento del coding.

Secondo Filippo Ligresti, VP & GM Commercial Sales di Dell Technologies Italia, il futuro “tech” di aziende e addetti è un percorso irreversibile. «Le organizzazioni del futuro – ha sottolineato il manager in una nota - saranno digitali e si posizioneranno come luoghi in cui Big Data, AI e Internet of Things saranno familiari come lo sono le scrivanie, i computer e le stampanti. I dipendenti collaboreranno in modalità totalmente differenti ed immersive e le nuove tecnologie faranno da complemento alle capacità umane piuttosto che rimpiazzarle, aiutando i dipendenti a gestire meglio i flussi di lavoro».

Portare a termine i propri compiti grazie all’intelligenza artificiale e ricavare informazioni utili al business dall’immensa mole di dati a disposizione attraverso avanzati strumenti di analytics sarà quindi un'attività quotidiana per tutti (o quasi) i dipendenti, e non solo per data scientist o figure simili.

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