L’intervista

«Entro luglio atteso il via libera all’aumento di capacità del Tap»

Luca Schieppati. Managing director del gasdotto annuncia l'accelerazione sul fronte della capacità di accogliere ulteriori volumi di gas dall'Azerbaijan: anticipato di un anno il market test

di Luigia Ierace

Da potenziare. Il gasdotto Tap, Trans Adriatica Pipeline potrebbe aumentare il gas importato

4' di lettura

Il Governo punta a «incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico, come il Tap dall’Azerbaijan, il TransMed dall’Algeria e dalla Tunisia, il GreenStream dalla Libia». Le parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso dell’informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina, rafforzano la scelta di Trans Adriatic Pipeline (Tap) di chiudere a luglio, con un anno di anticipo, il market test: la procedura regolata dalle autorità europee, che consentirebbe di aumentare da 10 a 20 i miliardi di metri cubi l’anno di gas azero trasportato fino a Melendugno nel Salento, terminale europeo del Corridoio Meridionale del Gas. E le condizioni ora ci sono tutte, al contrario del test avviato 2 anni fa quando la stessa procedura andò deserta per mancanza di interesse. A spingere oggi ci sono la guerra, l’elevata domanda, la scarsa offerta di gas e il conseguente rialzo dei prezzi.

L’accordo degli operatori (Snam e la greca Desfa) e l’approvazione delle autorità di regolazione dei tre Paesi attraversati da Tap (Grecia, Albania e Italia) permettono di ridurre i tempi. Occorrono l’interesse vincolante dei mercati all’acquisto di volumi aggiuntivi e nuovi contratti di fornitura di gas a lungo termine che garantiscano ai produttori la sostenibilità economica dell’investimento per aumentare la capacità e potenziare l’infrastruttura. Obiettivi che possiamo considerare raggiungibili nell’attuale scenario. Il 95% dell’attuale capacità, infatti, è stato già venduto per 25 anni (dal 2021 fino al 2046) secondo i contratti di fornitura siglati dal consorzio quando investì in Tap.

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Ne parliamo con il managing director di Tap, Luca Schieppati.

Le parole di Draghi fanno tornare alla ribalta l’Italia quale hub Sud europeo del gas?
L’Italia ha una posizione strategica, è uno dei Paesi più interconnessi al mondo e può svolgere un ruolo chiave non solo ora con il gas naturale ma anche in futuro, con idrogeno e gas rinnovabili che potranno essere trasportati con la nostra infrastruttura.

In 14 mesi Tap ha già trasportato in Europa 9,5 miliardi di metri cubi di gas, di cui circa 8 in Italia e 1,5 tra Grecia e Bulgaria. Arriva a Melendugno, e poi?
Da lì si connette alla rete nazionale di trasporto. Per i volumi aggiuntivi si prospettano due orizzonti. Nel breve termine, l’obiettivo è raggiungere il pieno utilizzo dell’attuale capacità di Tap, pari a 10 miliardi di metri cubi, cui può aggiungersi il 5% della capacità a breve termine del gasdotto, mediante le aste sulla piattaforma Prisma. Tale quantità di gas potrebbe essere disponibile per fine anno. Sul medio-lungo periodo, poi, come già detto, Tap ha ridotto a un anno i tempi del market test per velocizzare il più possibile il processo di consultazione teso a sondare l’interesse del mercato all’espansione.

A quando le firme dei primi contratti?
In base alla consultazione pubblica e alle eventuali richieste che Tap riceverà nella fase vincolante di luglio, ove sia confermata la sostenibilità economica dell’investimento in base alla capacità complessiva richiesta, saremo pronti a firmare a ottobre 2022 i contratti di trasporto. E, a seconda delle quantità dei volumi richiesti, da un minimo di 1,5 miliardi di metri cubi di gas a un massimo di 10 miliardi, Tap dovrà realizzare l’espansione della capacità in un periodo non inferiore ai 4 anni rendendo disponibile l’arrivo del gas da luglio 2026.

A quanto ammontano l’investimento e l’impatto economico in termini di maggiore sicurezza del gasdotto?
Questo processo, massimizzando l’utilizzo della potenzialità dell’infrastruttura con installazione di nuova potenza di compressione, con investimenti marginali, abilita ulteriori efficienze nel mercato. Non sono previsti lavori particolarmente invasivi, non è necessario posare alcuna tubazione aggiuntiva; inoltre, la sicurezza resta sempre la priorità di Tap, anche in caso di espansione. Anzi, sia chiaro, maggiori volumi non significano minor sicurezza, anzi vale il contrario.

Dopo 10 anni Tap si conferma una scelta strategica? E ciò forse è più evidente proprio in questi giorni.
L’aggiunta di una nuova rotta nel trasporto di gas ha contribuito a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti del nostro Paese e dell’intero Continente e a contenere l’aumento dei prezzi, che seguono una dinamica globale e fattori non controllabili, in particolare dai Paesi di consumo finale. In termini di costo della materia prima, l’entrata in esercizio di Tap è riuscita, con altri fattori, ad annullare sostanzialmente e talvolta perfino ad invertire, nel corso dell’anno, il differenziale storico di circa il 10% che l’Italia pagava sul prezzo all’ingrosso del gas naturale rispetto alle altre nazioni del Centro e del Nord Europa. Sui prezzi all’ingrosso, grazie a Tap, si è risparmiato oltre un miliardo.

Un dato importante. L’Italia esporta anche gas seppur in piccole quantità? 
Nel 2021 l’Italia ha iniziato a esportare piccole quantità verso il Nord Europa all’exit point di Passo Gries. E il commissario Ue all’energia, Kadri Simson, a Baku, ha riconosciuto il ruolo chiave che gas e Tap svolgeranno nel medio periodo per garantire una transizione equa verso una progressiva riduzione dell’impronta carbonica. L’espansione della capacità rientra in questa dinamica.

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