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Environmental, Social, Governance: una strategia vincente per crescere in Asia

I programmi ESG sono complessi da attuare, ma incontrano un crescente gradimento da parte di governi e imprese del Far East

di Roberto Guidetti *

(AFPAFP)

3' di lettura

Recentemente si è fatto un gran parlare di ESG, una struttura di indicatori che misurano le prestazioni delle aziende su Environment (clima, emissioni, bio-diversity, effficienza energetica, deforestazione, gestione di rifiuti e acqua), Social (soddisfazione dei clienti e consumatori, relazioni e contributi alla comunità, protezione dei dati, diversità e inclusione, diritti umani e linee guida su relazioni industriali) e Governance (composizione del Consiglio di amministrazione, politiche di remunerazione, loobying, anti-corruzione).

Il consenso internazionale è che le metriche finanziarie tradizionali non includono la certezza di corrette ed etiche pratiche di business o la vulnerabilità a nuovi rischi come quelli dovuti a cambiamento del clima o di eventi straordinari. La realtà di questi rischi e il loro impatto su economia e imprese è stata recentemente dimostrata dalle recenti siccità e incendi in Australia e Stati Uniti o dalle epidemie di SARS in Asia (2003), MERS in Medio Oriente (2012) e Covid-19 in tutto il mondo (2020).

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Investitori e istituzioni finanziarie fanno affidamento a tali metriche per valutare in modo più comprensivo la sostenibilità nel lungo termine di una impresa. L’utilità di ESG è ovvia, anche se un lamento comune e frequente è l’attuale mancanza di un sistema integrato di misura. La molteplicità di standard e di enti che certificano con metodologie diverse (come per esempio Dow Jones Sustainability Indeces, Sustainalytics, CDP, MSCI) rende la comprensione e implementazione complessa e difficile, a meno che un’azienda investa in risorse addizionali e competenti.

In questo contesto generale, le Borse valori mondiali hanno scelto approcci diversi in termini di qualità e intensità di adozione di queste norme. La Sustainable Stock Exchanges Initiative (SSE) è un programma delle Nazioni Unite che monitora la Borse valori che hanno implementato direttive ESG di conformità e divulgazione per aziende quotate. Al momento ci sono 55 Borse valori nel mondo che hanno pubblicato linee guida su ESG almeno a livello basilare.

Ci si aspetterebbe che fossero quasi tutte in Europa o Stati Uniti, in realtà l’Asia conta già ben 14 borse valori attive su ESG: Cina (Shanghai, Shenzhen, Hong Kong), Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Vietnam e Bangladesh. La Borsa Italiana si paragona favorevolmente a queste realtà, con richiesta di relazione sulla sostenibilità annuale, pubblicazione di una utile guida al ESG reporting e offerta di corsi di formazione. L’azienda quotata in Italia ha quindi la possibilità di accrescere le sue qualificazioni ESG e presentarsi sul mercato con queste garanzie che diventano sempre più importanti.

È utile ed opportuno per un azienda Italiana andare al di là della conformità per investire e migliorare in quest’area nel contesto di una strategia di espansione in Asia? La risposta è sì per vari motivi. Il capitale proveniente dall’Asia continua a crescere; sempre più fondi e enti finanziari in Asia usano ESG come criterio se investire o disinvestire; sempre più fornitori e clienti sia locali che filiali di multinazionali in Asia come Starbucks o McDonald’s richiedono accurate revisioni della catena di fornitura per confermare o disdire contratti di lungo termine locali dovuti a requisiti ESG della Borsa valori della casa madre; e infine sempre più governi in Asia promulgano misure ispirate da criteri ambientali, sociali e di gestione.

Ma l’aspetto più importante al di là di tutti questi fattori è che un’azienda più esperta in ESG è un’azienda meglio gestita, grazie all’anticipazione e preparazione verso un numero molto maggiore di rischi, la sistematizzazione e divulgazione interna di “best practices” esistenti in vere e proprie politiche aziendali che rendono la gestione più solida e sostenibile nel lungo termine.

Ci sono pero' diversi caveat lungo questo percorso.Innanzitutto, ESG non è la panacea di tutti i mali, e ovviamente non migliora i risultati aziendali se il modello di business e' sbagliato, l’offerta irrilevante, o la distribuzione incompleta. I miglioramenti in ESG sono lenti all’inizio, richiedono investimenti in risorse competenti sia al centro che alle estremità aziendali dove i dati vengono raccolti e misurati.

Inoltre l’insuccesso di queste iniziative tende a essere più alto rispetto ad altre simili di “change management”. Uno studio della società di consulenza Bain & Co. composta di 3 diverse ricerche quantitative (Bain “Next Practice” Sustainability Survey 2018, 2015 e Bain History Survey) ci informa che il 47% dei programmi di sostenibiltà / ESG non raggiungono tutti gli obiettivi prefissati, un tasso di insuccesso molto più alto rispetto ad altre iniziative di evoluzione aziendale per le quali il numero è molto minore al 20%.

Lo sforzo aziendale richesto è maggiore e più completo della digitalizzazione per esempio, ma ripaga nel futuro con vantaggi di gestione e competitive sia locali, sia in un contesto di espansione in Asia, dove l’adesione a questi criteri sta accelerando e rapidamente colmando il divario esistente in precedenza con il mondo occidentale.

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