ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùEnergia

Eolico offshore in Sardegna, stop per quattro parchi

Mancano le Valutazioni di impatto ambientale per i progetti di Nora Ventu e Seawind nel Sud e nel Sud-Ovest dell’isola, ma le aziende vanno avanti

di Davide Madeddu

(AdobeStock)

3' di lettura

Mancano le Valutazioni di impatto ambientale e la corsa all’eolico si ferma in capitaneria di porto. Almeno per il momento. Perché le conferenze di servizi, propedeutiche al rilascio delle concessioni demaniali marittime per trent’anni, ossia gli spazi d’acqua dove dovrebbero sorgere quattro parchi eolici (tra il Sud dell’isola e la Sardegna sud-occidentale) si chiudono con un esito negativo. Che non è uno stop definitivo ma una sosta temporanea in attesa di ulteriori elementi.

I progetti

I progetti, per cui si dovranno portare nuovi approfondimenti riguardano, al sud, le due istanze presentate da Nora Ventu nata dalla partnership tra Falck Renewables e BlueFloat Energy. Il progetto prevede, complessivamente, un piano da 1,4 GW di capacità per la realizzazione di due parchi eolici galleggianti in grado di alimentare 1,2 milioni di utenze e un investimento di 4 miliardi di euro. In questo caso la prima conferenza si è chiusa con esito negativo mentre la seconda non si è svolta. E poi le due richieste avanzate da Seawind, l’azienda che, al largo di Carloforte, vorrebbe realizzare due parchi composti da 24 pale ciascuno e per una potenza (per ognuno) di 292 MW.

Loading...

Le motivazioni

Nelle conclusioni sul procedimento che riguarda la Seawind e la Nora Ventu, la Capitaneria scrive che il procedimento di valutazione di impatto ambientale costituisce «una fase fondamentale ed imprescindibile al fine di stabilire la richiesta di “compatibilità delle strutture costituenti l’impianto con le altre attività marittime” tra le quali le rotte migratorie del tonno e l’eventuale impatto di campi elettromagnetici con la pesca».

Le richieste di opposizione

A manifestare perplessità e a sollevare criticità per i parchi sono stati da subito gli amministratori locali e anche le associazioni ambientaliste. Criticità che, come nel caso del Gruppo di intervento giuridico (Grig) si sono trasformate in richieste di opposizione ai progetti.

«Noi per adesso abbiamo contato tredici richieste di concessioni demaniali marittime in tutta la Sardegna - dice Stefano Deliperi, presidente del Grig - e su tredici abbiamo fatto la presentazione di opposizione, fondamentalmente per questi motivi: non perché siamo contrari all’energia eolica o alle rinnovabili, tutt’altro, ma perché non c’è alcun tipo di pianificazione».

Per l’esponente degli ambientalisti è necessaria «una pianificazione che dovrebbe essere fatta dallo Stato e poi la messa a bando dove si può davvero produrre energia rinnovabile con un guadagno da parte dello Stato e una valutazione ambientale che dovrebbe essere estesa all’intero sistema dei progetti».

I sindaci

Guardano alle ricadute locali, invece, i sindaci dei comuni vicini agli specchi d’acqua in cui si vorrebbero far sorgere i parchi eolici. «Le perplessità ci giungono dal fatto che non conosciamo nulla dei piani industriali di queste proposte, non ne conosciamo le ricadute nell’immediato per le nostre comunità - dice Ignazio Locci, sindaco di Sant’Antioco -, in particolare per l’aspetto industriale, l’utilizzo dei porti delle nostre infrastrutture, la possibilità di ingegnerizzazione e costruzione sul posto o comunque nelle zone più vicine a noi. E quindi l’aspetto delle compensazioni, seppure indirette, date dall’indotto».

Le aziende vanno avanti

Per i rappresentanti delle aziende non è uno stop definitivo, ma solamente un atto che rallenta il processo. Alla Nora Ventu, in cui si evidenzia che una lettura attenta delle motivazioni subordina l’esito dell’istanza all’esito della Via (in capo al Mite), si sottolinea che «di fatto, il giudizio finale è rimandato». Quindi la decisione di proseguire il percorso per la realizzazione dei progetti, compreso l’avvio degli studi di approfondimento per le fasi successive della Via.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche i rappresentanti di Seawind. «L’esito della fase istruttoria è negativo perché ci sono posizioni inconciliabili - dice Vincenzo D’Elia, amministratore delegato di Seawind Italia -. Questo non ferma niente e rimanda tutto al Mite. Ovviamente, per procedere stiamo aspettando la disposizione per andare avanti nel rispetto delle normative e delle procedure».

Il petrolio del Mediterraneo

Il manager poi guarda al futuro e al potenziale. «Il vento è il petrolio del Mediterraneo, c’è un potenziale immenso rappresentato da una striscia larga 40 chilometri e lunga 300, in grado di produrre energia in quantità tale da renderci autonomi», conclude D’Elia.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti