Fwa e rete unica

Eolo: «Entro l'estate del 2021 l'offerta Fwa 5G, Mise proroghi le nostre frequenze al 2029»

Parla Alessandro Verrazzani, capo degli Affari regolamentari e istituzionali dell'operatore oggi al centro dell'interesse del mercato

di Simona Rossitto

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La sede di Eolo

Parla Alessandro Verrazzani, capo degli Affari regolamentari e istituzionali dell'operatore oggi al centro dell'interesse del mercato


3' di lettura

L'operatore di tlc Eolo prepara le sue carte per arrivare entro l'estate del 2021 con un'offerta Fwa 5G, cioè con una tecnologia fixed wireless access (misto radio-fibra) con standard 5G. E intanto, in questa ottica, chiede al ministero dello Sviluppo economico di concedere la proroga per le frequenze in suo possesso a 26 e 28 gigahertz che scadono nel 2022. Quanto invece allo stato dell'infrastruttura in Italia, la società attiva soprattutto nelle zone a fallimento di mercato, sottolinea come, prima di procedere con il piano della rete unica, sia necessario scattare una fotografia dell'esistente, soprattutto delle aree bianche, dove non c'è nessun operatore presente, al fine di evitare duplicazioni. A raccontare a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) il contesto industriale e regolamentare in cui si muoverà il gruppo che ha di recente suscitato gli appetiti del mercato, è Alessandro Verrazzani, capo degli Affari regolamentari e istituzionali. «E' sotto gli occhi di tutti la crescente importanza della connessione Fwa, soprattutto per raggiungere le zone dove investire con la fibra è molto costoso. Anche le istituzioni – dice il manager – hanno raggiunto la consapevolezza che c'è una fetta del Paese che non potrà essere raggiunta dalla fibra».

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«Prorogare frequenze in conformità conquanto avvenuto in altri casi»

Al momento Eolo non offre tecnologia Fwa 5G: «Noi – precisa Verrazzani - utilizziamo frequenze a onde millimetriche a 28 gigahertz, non è uno standard 5G, ma nella nostra tecnologia è già stata recepita una serie di funzionalità che sono a fattor comune con il 5G». Il gruppo sta, tuttavia, lavorando per arrivare all'offerta Fwa 5G: «Abbiamo i diritti d'uso sulle frequenze a 26 gigahertz, stiamo lavorando sulle onde millimetriche per sviluppare una tecnologia Fwa conforme al 5G e, entro l'estate del 2021, prevediamo di arrivare con le offerte. Intanto, «visto che le frequenze a 26 e 28 gigahertz scadranno nel 2022, ci aspettiamo, in continuità con quello successo con altre bande (prorogate al 2029), una simile proroga per equità di trattamento. E' un fattore importante perché stiamo costruendo la nostra infrastruttura proprio basandoci sia sulle frequenze a 26 sia su quelle a 28 gigahertz».

«Prima della rete unica serve nuova mappatura delle aree bianche»

Eolo, come detto a DigitEconomy nei mesi scorsi dallo stesso amministratore delegato Luca Spada, non vede in maniera sfavorevole la costruzione della rete unica, ma a patto che si tenga conto dell'esistente. «Il primo pilastro per ragionare sulla rete unica – aggiunge Verrazzani - è rifare una mappatura delle aree bianche, lavoro già fatto da Infratel quest'estate per le aree grigie. Parte di quelle aree che crediamo siano bianche, infatti, sono nel frattempo diventate grigie, e viceversa: parte delle aree che si credevano grigie si sono rivelate bianche. Occorre scattare una fotografia più veritiera possibile».

DigitEconomy24 / Rete unica, fwa e ruolo dei contenuti

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«Nostri investimenti in discussione per iniziativa Open Fiber su Fwa»

La chiarezza sugli investimenti già effettuati è un elemento che Eolo rivendica anche per le zone dove Open Fiber intende arrivare con l'Fwa. L'operatore guidato da Elisabetta Ripa, in accordo con il ministero dell'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, anticiperà, infatti, la connessione nei comuni ‘no Internet' arrivando, nel giro di un anno, con l'Fwa anziché con la fibra ottica, tecnologia che richiede più tempo e investimenti. Eolo non è soddisfatto di questa prospettiva e ha già scritto, come riportato dal Sole 24 Ore nei giorni scorsi, una lettera alla Ue, chiamando in causa in particolar modo Infratel, la società in house del Mise che si occupa dell'attuazione del piano sulla banda ultra larga in Italia. «I nostri investimenti – spiega Verrazzani – vengono messi in discussione da un'iniziativa statale, e a noi questo non piace. Chiediamo che ci si concentri sulle aree che hanno ancora bisogno di fibra e non si spendano soldi e tempo in zone già coperte. E, in ogni caso, ci aspettiamo banalmente che, prima di creare una nuova rete Fwa del concessionario Open Fiber, venga fatta una verifica sulla presenza di operatori privati».

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