giallo frequenze

«Eolo non cambia i piani:  da gennaio in tutta Italia»

di Antonio Larizza

3' di lettura

«Quando iniziai la mia avventura, un grande vecchio dell’imprenditoria italiana, oggi in pensione, mi disse: ’Se fai impresa in Italia, non importa che tu agisca bene o male: prima o poi riceverai un avviso di garanzia’. Io sono andato molto oltre: posso mettere nel curriculum l’accusa di aver rubato delle frequenze, un reato tecnicamente impossibile da attuare».

Esordisce così Luca Spada, l’amministratore di Eolo che ha trascorso una settimana agli arresti domiciliari perché la sua azienda - 350mila clienti, 400 dipendenti e 100 milioni di fatturato - che fornisce connessioni a banda larga via radio, è indagata per un presunto utilizzo non autorizzato dal Mise di frequenze. Lo abbiamo incontrato nella sua azienda, a Busto Arsizio, dove l’attività continua apparentemente senza ripercussioni.

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Spada, oggi è di nuovo un uomo libero. Che cosa si aspetta adesso?

L’indagine andrà avanti. Durante l’interrogatorio che ha portato alla revoca dei domiciliari, ho potuto spiegare le nostre ragioni. Il Gip Piera Bossi ha ascoltato con attenzione anche i passaggi più tecnici, e ha mostrato molto buon senso. Il prossimo passo sarà chiedere il dissequestro dei fondi bloccati (3,5 milioni di euro, ndr).

È fiducioso?

Sono certo che riusciremo a fare chiarezza su ogni punto. Ma per rispetto della magistratura non vorrei commentare le indagini in corso. Umanamente non è stato facile. Ma ora voglio tornare a concentrarmi sul business. A novembre abbiamo acquisito 20mila nuovi clienti. Voglio guardare avanti. E per questo le do una notizia.

Dica.

A gennaio diventeremo a tutti gli effetti un operatore nazionale. Siamo in fase di roll out per offrire i nostri servizi dove oggi non siamo presenti: in Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata e Campania. A partire da gennaio ed entro 18 mesi installeremo in queste regioni 600 ripetitori. Altri 400 ripetitori verranno posizionati nelle aree dove già operiamo. Alla fine del periodo del Piano passeremo così da 2.500 a 3.500 ripetitori. A regime, sarà la più grande rete Fwa (Fixed wireless access, ndr) in Italia basata sull’attribuzione ministeriale del diritto d’uso di frequenze a 28 GHz, per la quale Eolo sta investendo oltre 300 milioni di euro.

Un Piano di espansione che preoccupa i concorrenti?

Può darsi. Ma la concorrenza fra operatori fa bene al mercato. A volte può essere anche dura e disinvolta. Ma non dovrebbe mai superare i limiti imposti dall’etica.

Nel giorno in cui è tornato un uomo libero, lei ha scritto su Facebook un lungo post, in cui ricordava di essere stato accusato dal Signor Davide Rota, amministratore delegato di Linkem, vostro diretto concorrente.

Sono accusato di furto e impossessamento di frequenze radio e truffa ai danni dello Stato. Come ho scritto, per me, che ritengo di aver servito per 25 anni il nostro Stato con dedizione, umiltà e rigore etico, portando internet anche dove non arrivava la rete pubblica, è un’accusa pesantissima.

Linkem, contattata dal Sole 24 Ore, conferma di aver presentato la denuncia, ma «precisa di non aver sporto denuncia contro Eolo né contro il suo amministratore delegato, bensì verso ignoti». La società spiega che «nell’estate del 2016, a seguito di verifiche di misurazione radioelettrica, ha riscontrato che venivano effettuate - da sconosciuti - trasmissioni radio sulle frequenze 3,6-3,8 GHz, non ancora assegnate dal Mise». A fronte di tali evidenze «Linkem ha deciso di rappresentare quanto accertato all’autorità giudiziaria» e ha pertanto depositato l’esposto «a tutela propria e di tutti gli operatori del settore». E per questo «respinge ogni illazione circa una pretesa strumentalità dell’iniziativa».

Non voglio iniziare un botta e risposta a mezzo stampa su questo punto, anche per rispetto di chi sta conducendo le indagini. Voglio piuttosto guardare avanti e concentrarmi sulla guida dell’azienda.

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