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E.On, Teyssen: «Più dividendi dopo il riassetto»

di Sissi Bellomo e Jacopo Giliberto

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Johannes Teyssen, amministratore delegato di E.On


6' di lettura

«Il petrolio del Ventunesimo secolo? È l'elettricità», sorride Johannes Teyssen, amministratore delegato del colosso energetico tedesco E.On.
Teyssen ha le idee chiare sulle trasformazioni che stanno investendo il settore dell'energia. E in un’intervista in esclusiva con il Sole 24 Ore descrive con entusiasmo come la sua società sta cercando di raccogliere le sfide del cambiamento. A cominciare dallo scorporo di Uniper, in cui ha conferito tutti gli asset legati ai “vecchi” combustibili fossili.

Teyssen, quale sarà il driver energetico dei prossimi anni?

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L’elettrificazione: un secolo fa l’American Association of Engineering preconizzò quale sarebbe stato il driver del 20° secolo che stava cominciando, e rispose: l’elettrificazione. Ecco, un secolo dopo alla domanda su quale sarà il fenomeno del 21° secolo rispondo: la nuova elettrificazione. L’elettricità sarà il petrolio del secolo. Non solamente per il ruolo che hanno le fonti rinnovabili di energia. L’elettricità è il più efficiente fra tutti i modi di usare l’energia.

Perché è così efficiente?

Solamente l’energia elettrica ha in sé la possibilità di avere tre caratteristiche: può essere locale, può essere ecologica, può essere posseduta dai cittadini stessi. Nessuna altra forma di energia può essere controllata direttamente dalle persone. Ovviamente questo è consentito dalla tecnologia, perché le tecnologie di produzione elettrica da fonti rinnovabili consentono con facilità di istallare pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il ruolo del metano?

Nella transizione il gas è l’energia ponte. Il ruolo dell’energia solare, dell’eolico, degli accumuli come quelli realizzati con le batterie è fondamentale ma da sole queste tecnologie non bastano a soddisfare le necessità energetiche di un Paese industrializzato. Il gas tra le fonti fossili è la più pulita. Per ora non c’è alternativa: noi investiamo anche negli accumuli, per esempio in Inghilterra abbiamo un impianto di batterie da 10 megawatt per stabilizzare la rete e per bilanciare le produzioni incostanti di solare ed eolico, ma le batterie non possono bastare a sostenere per esempio un lungo inverno freddo.

L’elettrificazione può cambiare anche la mobilità?

Nei primi dieci anni abbiamo investito sul modo di produrre, nelle energie verdi. Ora bisogna “ecologicizzare” i consumi, le applicazioni. Ciò deve avvenire soprattutto in due settori ad alto impatto, cioè la mobilità e il sistema di riscaldamento e raffreddamento. Oggi il beneficio nella componente climatica e nelle emissioni di CO2 dato dalla penetrazione elettrica in questi settori avviene sostanzialmente grazie all’innovazione tecnologica, ma non ancora dalla componente economica di prezzo. Serve un prezzo per il clima.

L’Emissions trading scheme (Ets) non basta?

L’Ets impatta solamente a monte, sui costi di produzione delle centrali elettriche, ma a valle non arriva alcun segnale di prezzo che possa indurre il consumatore a scegliere in chiave sostenibile. Se il prezzo della tonnellata di anidride carbonica crescesse (poniamo) da 6 a 25 euro, il costo medio rincarerebbe da 50 a 60 euro per mille chilowattora rendendo più competitive le fonti rinnovabili di energia.

Teyssen, forse servirebbe una carbon tax?

Andrebbe bene anche una carbon tax, come va bene anche l’Ets. Devono essere i singoli Stati membri a decidere il meccanismo, altrimenti dubito che ci possa essere un consenso condiviso. L’importante è che ci sia un modo per dare segnali chiari di prezzo che spingano le produzioni sostenibili e locali di energia e che ne incentivino l’uso. Per esempio, io ho dotato di pannelli solari la mia casa di Düssleldorf e convinco i miei vicini quando mostro loro la mia bolletta elettrica. Ecco, in Italia abbiamo trovato un mercato formidabile per il settore dell’efficienza energetica, di cui vogliamo essere fornitori.

Sarebbero utili nuovi incentivi?

L’errore è stato aver dato troppi soldi al fotovoltaico, incentivi che alla fine hanno arricchito i produttori cinesi di pannelli solari. Guardi che cos’è accaduto in Germania: il sistema degli incentivi ha portato le rinnovabili al 30% del fabbisogno elettrico in sostituzione dell’energia nucleare, che non emette anidride carbonica, e spiazzando il metano invece di sostituire il carbone. Serve una visione olistica, di insieme. Anche se usi il 100% di rinnovabili ma la mobilità e il riscaldamento rimangono sporchi, non hai conseguito alcun beneficio ambientale.

Di recente ha dichiarato di aver vissuto lo scorporo di Uniper come “un’amputazione”.

La separazione non era molto semplice. Ma era necessario, giusto e – come si può vedere dai prezzi delle azioni dopo solo un anno – anche molto di successo. Vuole sapere se sanguino ancora?

Sanguinare magari no, ma Uniper sembra molto appetibile, a giudicare dalla rapidità con cui ha trovato un potenziale acquirente. Non l’ha mai sfiorata un ripensamento sullo spinoff?

Mai, non un singolo giorno. Non perché Uniper non mi piaccia, sono pur sempre i nostri ex dipendenti, i nostri ex asset. Penso che sia una grande società e che sia migliorata moltissimo negli ultimi tempi. Questo però è accaduto proprio perché ci siamo separati. L’idea era che le due società divise avrebbero fatto entrambe molto meglio che unite. E così è stato. In borsa E.On ha guadagnato il 50% dallo spinoff, Uniper addirittura il 100%. Abbiamo creato un enorme valore per gli investitori.

Ora siete vicini a separarvi del tutto: cederete il 47% alla finlandese Fortum.

Ho dichiarato fin dal primo giorno dell’annuncio dello scorporo che era nostra intenzione vendere la partecipazione residua non appena fosse stato possibile. Molte parti interessate ci hanno avvicinato quest’anno, finché non abbiamo preso la decisione di firmare un contratto con Fortum. Si tratta comunque di un contratto condizionato: vuol dire che da gennaio potremo scegliere se conferire le nostre azioni a 22 euro ciascuna. Il prezzo è più che doppio rispetto a quello di collocamento in borsa. Quindi per noi è un prezzo molto attrattivo. E l’operazione ci porterà in cassa quasi 4 miliardi, che investiremo nel futuro di E.On.

Fortum ha intenzione di presentare un’Opa su Uniper. Quando sarà?

Penso presto, ma questo è nelle mani di Fortum. Come E.On, tutti gli altri azionisti saranno quindi liberi di decidere se il prezzo sia interessante per loro o se desiderano detenere le azioni.

Avete deciso come impiegherete il denaro?

I nostri azionisti possono stare sicuri che lo spenderemo in modo assennato in una crescita redditizia, quando la ristrutturazione sarà completata e il nostro bilancio sarà davvero solido. Abbiamo promesso che il payout salirà ancora e che investiremo anche per crescere.

Anche con qualche acquisizione?

Penso che sarà principalmente crescita organica, magari con qualche piccola aggiunta di capacità di generazione: non si può dire di no a priori. Ma per adesso siamo focalizzati su altro: rafforzare la società, pagare dividendi più attraenti agli investitori, portare prodotti innovativi ai clienti. Tutto qui. A primavera presenteremo la nostra strategia di crescita.

In Europa è iniziata una fase di consolidamento nel settore delle utilities?

C’è molta speculazione su questo, ma credo che ad alimentarla siano soprattutto le banche di investimento.

E come si colloca E.On in questo mercato?

Italia, Germania, Francia, Inghilterra e Spagna – questi sono i principali mercati energetici in Europa. In Germania e Inghilterra siamo tra i principali fornitori. La nostra posizione in Italia è più piccola, ma vediamo grandi potenzialità. Nei prossimi anni vogliamo portare la nostra base clienti a 1 milione di persone. Possiamo anche immaginare ulteriori investimenti, ad esempio nell’energia eolica.

Teyssen, qual è il miglior business in Italia?

Sono lieto che marchi italiani di fama come Acque Minerali San Benedetto, Granarolo o Goglio ci abbiano scelto come partner per l’efficienza energetica. Possiamo aiutare le aziende industriali a ridurre in modo significativo i loro costi energetici e allo stesso tempo a diventare più verdi. Stimo crescendo in questo settore e abbiamo già completato più ordini rispetto all’anno precedente. L’efficienza energetica è anche una questione molto importante per i clienti privati. Abbiamo appena lanciato in Italia un innovativo prodotto per il riscaldamento, chiamato ClimaSmart. Recentemente abbiamo acquisito la società Cdne, Casa delle nuove energie, e proporremo ulteriori soluzioni nel campo del fotovoltaico, delle pompe di calore o dell’isolamento per abitazioni e piccole imprese.

E.On ha appena fatto la prima transazione di energia tramite Blockchain con Enel. Come vede il ruolo dell’Europa nel mondo digitale?

La Blockchain è una piattaforma promettente per lo scambio di energia, possibilmente anche direttamente tra i singoli clienti. Non c’è più bisogno di intermediari centrali. L’Italia e più in generale l'Europa sono ambienti molto smart; per esempio ci sono più reti blockchain a Berlino che in tutti gli Stati Uniti. Nel settore dell’energia vedo ottime opportunità per l’Europa. Gli Stati Uniti hanno una propria politica specifica per ogni Stato, mentre in Europa siamo molto più avanti in termini di big data, di energia, di standardizzazione.

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