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Epatite B cronica: scoperta una molecola che riattiva il sistema immunitario contro il virus

Lo studio pubblicato su Nature dai ricercatori del San Raffaele di Milano svela alcuni meccanismi all'origine di questa inefficace risposta immunitaria e dimostra, in animali di laboratorio, come una molecola possa riattivare le difese

di Francesca Cerati


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2' di lettura

Una molecola può “riattivare” le difese immunitarie che vengono spente dal virus dell’epatite B. Lo ha scoperto uno studio italiano condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano e dall’Università Vita-Salute San Raffaele e pubblicato su Nature.

Nei pazienti colpiti dall’infezione cronica il sistema immunitario non riesce a debellare il virus responsabile della malattia, che continua a sopravvivere e riprodursi all’interno delle cellule del fegato. I ricercatori hanno studiato in un topo di laboratorio un sottotipo di linfociti T che ha il compito di attaccare il virus Hbv, ma che nella forma cronica di epatite B non riesce a eliminare l’infezione.

Per farlo hanno utilizzato una tecnica di microscopia in vivo sviluppata dagli stessi ricercatori con cui è possibile vedere singole cellule in azione in tempo reale. Grazie a questa tecnica, hanno scoperto che nell’epatite B cronica i linfociti T sono disfunzionali fin dalla loro attivazione, che avviene per contatto diretto con le cellule infette del fegato.

La caratterizzazione dei linfociti T disfunzionali ha anche permesso ai ricercatori del San Raffaele di identificare delle molecole più adatte ed efficaci a risvegliare queste cellule. Tra queste, una è già stata sperimentata con successo sia in vitro, su cellule di pazienti, sia nel modello animale: l’interleukina-2, una molecola-messaggero del sistema immunitario. I ricercatori sperano sia solo la prima di una lunga lista di candidati.

«La più grande soddisfazione è aver messo a punto una piattaforma tecnologica nuova, che ci permetterà di identificare e validare nuove potenziali molecole capaci di attivare il sistema immunitario contro il virus, da testare in combinazione con antivirali di ultima generazione che stiamo indipendentemente collaborando a sviluppare», hanno precisato gli autori principali dello studio Luca Guidotti, vice direttore scientifico dell’Istituto e professore ordinario presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Matteo Iannacone, a capo dell’unità di Dinamica delle risposte immunitarie e rientrato in Italia dagli Stati Uniti grazie al Career Development Award della Fondazione Armenise-Harvard.

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