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Epatiti nei bambini, dai sintomi alle cause: le cinque cose da sapere

«Nessun chiaro fattore di rischio epidemiologico è emerso tra i casi, così come nessuna associazione con i viaggi», segnala l’Iss

di Nicola Barone

Epatite dei bambini, per l'Oms ipotesi Adenovirus possibile

3' di lettura

I ricercatori provano a far luce sui pochi elementi solidi riscontrati nelle epatiti tra i bambini al centro dell’attenzione. Nel Regno Unito, dove si conta la maggior quantità dei casi sin dal principio, era stata proposta una causa infettiva o anche la possibile esposizione a sostanze tossiche. Ma «informazioni dettagliate raccolte attraverso un questionario relativo a cibi, bevande, abitudini personali dei casi non hanno evidenziato esposizioni comuni», dice l’Istituto superiore di sanità in un aggiornamento sulla situazione.

Più probabile natura infettiva

In base al quadro epidemiologico e clinico una eziologia infettiva sembra essere la più probabile. «In nessuno dei casi sembra che non si siano trovate tracce dei virus comunemente responsabili delle epatiti (A, B, C, D ed E). Le ipotesi in ballo al momento sono che si possa trattare di infiammazioni legate a un ignoto agente infettivo. Alcuni bambini hanno avuto il Covid, altri sono risultati positivi al coronavirus, altri ancora alla presenza di adenovirus», sintetizza Massimo Ciccozzi del Campus Bio-Medico di Roma. «Siamo ancora all'origine di un fenomeno che non possiamo spiegare con la presenza di virus noti certi o con correlazioni farmacologiche».

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Dall’ittero al dolore addominale

Una epatite acuta «dà sintomi gastrointestinali, quali nausea, diarrea, e comparsa di ittero, i valori di enzimi epatici, le transaminasi, aumentano nel sangue per effetto della distruzione degli epatociti», spiega l’epidemiologo. Attualmente la presentazione clinica è di epatite acuta grave con aumento delle transaminasi (AST/ALT) superiore a 500 IU/L e in molti casi ittero. «Le epatiti sono malattie infiammatorie che danneggiano il fegato. Le cellule dell'organo in presenza di epatite subiscono una riduzione della loro capacità. Se il danno persiste o il fegato, per motivi diversi, ha difficoltà a rigenerarsi, compare l'insufficienza epatica grave che può richiedere il trapianto d’organo». Stando alle informazioni rese disponibili dall’Iss, nelle settimane precedenti alcuni casi avevano presentato sintomi gastrointestinali tra cui dolore addominale, diarrea e vomito. «La maggior parte non ha presentato febbre. Alcuni casi hanno usufruito di cure specialistiche in unità epatologiche pediatriche e alcuni di questi hanno ricevuto un trapianto di fegato».

Nessun fattore di rischio epidemiologico

«Nessun chiaro fattore di rischio epidemiologico è emerso tra i casi, così come nessuna associazione con i viaggi», scrive l’Iss nel suo resoconto pubblicato sul sito.

No al legame con vaccino anti-Covid

Allo stesso tempo nessun elemento suggerisce una connessione, secondo l’Iss, tra la malattia e la vaccinazione. «E anzi diverse considerazioni porterebbero ad escluderla. Nella quasi totalità dei casi in cui si è a conoscenza dello status i bambini colpiti non erano stati vaccinati».

Forti dubbi sull’ipotesi adenovirus

Da qualche ricercatore è stata formulata l'ipotesi di un adenovirus dietro le epatiti. Che rimane per gli esperti dell’Iss «di per sé improbabile, in quanto questo tipo di virus normalmente non è associato a malattie epatiche». Soltanto spunti su cui andare a fondo. «Aspettiamo e vediamo nei prossimi giorni cosa osserveremo», aggiunge Ciccozzi che sposa una linea di cautela. «Sembra comunque - stando a un paper su Eurosurveillance - che come indiziato maggiore più che il coronavirus possa essere un adenovirus, magari un adenovirus nuovo, perché anche se gli adenovirus possono dare epatiti queste sono solitamente blande, a meno che i pazienti non siano immunocompromessi». Comunque, specifica ancora l’Iss, «l’adenovirus contenuto nei vaccini a vettore adenovirale anti Sars-Cov-2 utilizzati in alcuni Paesi (in Italia AstraZeneca e Janssen), è geneticamente modificato in modo da non replicare nelle cellule del nostro organismo. Allo stato attuale delle conoscenze quindi, non sembrano biologicamente possibili i fenomeni di ricombinazione tra adenovirus circolanti e ceppo vaccinale. Questi infatti presuppongono il rimescolamento di geni tra virus mentre questi si moltiplicano, ma questo non è possibile per il vettore utilizzato per la vaccinazione».

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