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Equilibrio Ape-pensione se l’anticipo è all’85%

di Matteo Prioschi e Fabio Venanzi

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(Ansa)


3' di lettura

Se il tasso di interesse applicato sull’anticipo pensionistico sarà del 2,75% invece del 2,50% ipotizzato in autunno, quando il team economico di palazzo Chigi aveva elaborato i primi esempi sull’anticipo pensionistico (Ape), per i pensionati cambierà poco. Variazioni di 2-3 euro mensili a fronte di pensioni nette intorno ai mille euro.

A meno che il tasso di interesse si impenni nei prossimi mesi, gli elementi che contano di più nella scelta di come costruirsi l’anticipo pensionistico sono altri due: la durata dello stesso e l’importo richiesto in percentuale sulla pensione maturata. La combinazione di questi due fattori incide sia nell’immediato che sull’assegno futuro, quello che si percepirà nei primi venti anni di pensionamento, quando si dovrà restituire a rate il prestito ottenuto per finanziare l’Ape.

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Infatti il meccanismo messo a punto dal governo si basa su un prestito che viene erogato a favore del lavoratore tramite l’Inps e nell’ambito di una convenzione sottoscritta tra ministeri e banche. Questo importo, su cui gravano un tasso di interesse, un premio a copertura del caso di premorienza e una commissione per l’intervento del Fondo di garanzia, dovrà poi essere restituito in vent’anni una volta raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia. Il costo dell’operazione sarà ammortizzato grazie a una detrazione fiscale pari al 50% della quota interessi e del premio.

Negli esempi elaborati dal team economico di palazzo Chigi si è generalmente ipotizzato un anticipo pari all’85 per cento. Ciò significa che, a fronte di una pensione netta ipotetica di 1.300 euro, durante un Ape di 24 mesi si porteranno a casa 1.105 euro (si veda uno degli esempi a fianco). La pensione iniziale, al netto della rata, sarà invece di 1.168 euro che poi si rivaluteranno nel tempo in base all’andamento dell’inflazione di riferimento. Se l’aliquota scende al 60%, invece, durante l’anticipo si incasseranno solo 780 euro per 12 mesi ma poi la pensione sarà di 1.207 euro per 13 mesi. La percentuale dell’85% è quella che in genere garantisce uno scostamento minimo tra la pensione netta ipotetica, l’importo dell’Ape e la pensione gravata dalla rata.

IPOTESI A CONFRONTO

IPOTESI A CONFRONTO

Tenendo fisso questo valore, si può vedere invece come incide la durata dell’anticipo. Partendo da una pensione netta ipotetica di 900 euro: con l’85% l’importo dell’Ape è di 765 euro per 12 mesi. La pensione decurtata della rata di restituzione del prestito passerà da 736 euro per 13 mensilità nel caso di un anticipo massimo, cioè di 3 anni e 7 mesi, a 809 euro se la durata passa a 24 mesi e salirà ulteriormente a 854 euro con un anticipo di soli 12 mesi.

Ovviamente durata e percentuale dell’anticipo possono essere variati contemporaneamente determinando un ampio numero di ipotesi, a patto che si rientri nei paletti previsti dal governo: non si può salire oltre il 90% e la durata deve oscillare tra 6 e 43 mesi. Concretamente la possibilità di “giocare” di più con questi parametri la avranno i lavoratori che hanno maturato pensioni di una certa consistenza economica, perché a fronte di assegni di importo limitato si rischia o di percepire troppo poco durante l’anticipo oppure durante i venti anni successivi.

Poi ci sono ulteriori fattori personali da considerare. Per esempio l’Ape volontaria è compatibile con un impiego e quindi si può comunque ipotizzare di richiedere un anticipo di importo basso perché lo si integra magari con un lavoro part time. Oppure se si è investito sulla pensione integrativa, si può combinare l’Ape con la Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata, che viene alimentata proprio con il capitale maturato nel secondo pilastro previdenziale.

È evidente che la restituzione del prestito durante i venti anni successivi al pensionamento non sempre andrà a buon fine. Infatti, già oggi, i coefficienti di trasformazione del montante contributivo di pensione attestano che chi accede alla pensione di vecchiaia con 66 anni e sette mesi di età (requisito ordinariamente previsto dal Dl 201/2011), ha una speranza di vita che si attesta appena sopra i 17 anni e nove mesi. Un tempo non sufficiente a garantire la restituzione del prestito che comporterà obbligatoriamente l’attivazione dell’assicurazione a copertura delle rate non restituite. La speranza di vita è una media e non distingue la maggior longevità delle donne rispetto agli uomini.

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