ricorso al tar

Equitalia, il sindacato blocca la nomina del commissario Ruffini e la procedura di chiusura

di Giovanni Parente e Marco Mobili

2' di lettura

Sull'addio di Equitalia e la nascita del nuovo ente pubblico economico in calendario il 1° luglio piomba il ricorso al Tar della Dirpubblica e di Applet. Le sigle sindacali dei dipendenti dell'amministrazione finanziaria hanno impugnato, davanti al Tar del Lazio, il decreto della presidenza del Consiglio con cui l'ad e presidente di Equitalia è stato nominato Commissario straordinario per le operazioni propedeutiche all'istituzione dell'agenzia delle Entrate-Riscossione.

La Dirpubblica contesta il trasferimento nel nuovo Ente pubblico economico di personale assunto dalle società del Gruppo Equitalia in regime di diritto privato, senza alcun concorso pubblico e in violazione, dunque, dell'articolo 97 della Costituzione. Così come è accaduto con i dirigenti incaricati che la stessa Dirpubblica con un suo ricorso ha fatto dichiarare illegittimi.

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Modello di management ibrido
Per il sindacato la trasformazione in Ente pubblico economico dell'agente pubblico della riscossione, disposta dal decreto legge fiscale collegato alla legge di Bilancio 2018 rischia di creare «nell'ambito del sistema fiscale e nel contesto organizzativo dell'Agenzia delle Entrate, un modello di management ibrido». Un insieme di personale dirigenziale e direttivo in possesso di status giuridici ed economici differenti tra settore pubblico (Agenzia delle Entrate) e settore privato (Gruppo Equitalia).

Rischi occupazionali
Il ricorso depositato dall'avvocato Carmine Medici chiede di fatto la sospensione delle procedure messe in atto per la nascita della nuova Agenzia delle entrate-Riscossione. Secondo i sindacati i dipendenti di Equitalia verrebbero ingiustamente penalizzati anche nel caso in cui il ricorso venisse accolto nel merito «a distanza di tempo»: una volta trasferiti alle dipendenze della nuova Agenzia, gli stessi non potrebbero essere riassorbiti presso le società del concessionario pubblico anche con conseguenze «drammatiche sui livelli occupazionali e, in definitiva, sulla tenuta stessa del sistema fiscale».

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