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Equity crowdfunding immobiliare: il primo progetto chiuso ha reso il 5,1%

di Adriano Lovera

Il progetto di Jesolo Baia Blu

2' di lettura

Ha reso il 5,10% in soli cinque mesi (il 12,24% lordo annualizzato) il primo progetto di equity crowdfunding immobiliare sul mercato italiano, giunto completamente alla fase di “exit”, ossia la restituzione delle quote e dei relativi interessi, inviati in questi giorni con bonifico ai sottoscrittori. Si tratta del progetto “Jesolo Baia Blu” promosso sulla piattaforma Walliance, che solo a maggio di quest'anno aveva raccolto 770.600 euro da 92 investitori privati.

Sviluppato dalla società trentina Mak Invest, il progetto ha portato alla realizzazione di un resort da 35 appartamenti (quasi tutti venduti), distribuiti su 5 edifici, a Jesolo Lido.

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«La velocità dell’operazione è stato senz’altro uno dei tratti di maggior appeal dell'offerta, infatti il round di raccolta si era chiuso in sette giorni. Il costruttore, che conta 140 dipendenti, ha lavorato a pieno regime, sabati e domeniche comprese, così da riuscire nei tempi previsti a rimborsare le quote e gli interessi», ha spiegato Giacomo Bertoldi, ceo e fondatore di Walliance, nata nel 2016 e vicina a superare il traguardo dei 6 milioni di euro di raccolta, pari a circa il 12% di tutto l'equity crowdfunding italiano.

A metà febbraio raggiungerà la “exit” un altro progetto di Walliance, un'operazione residenziale a Trento da 25 appartamenti lanciata a novembre 2017, che promette un Roi annualizzato del 14%.

L'equity crowdfunding è quello in cui si crea una società veicolo, in genere una srl, di cui i sottoscrittori diventano soci con le relative quote e che partecipa al progetto di costruzione. Nel caso di Jesolo, l’operazione complessiva valeva circa 7 milioni di euro. La parte di crowdfunding (tramite la società veicolo Baia Blu srl) ha coperto l'8% dell'operazione, mentre il 45% è stato messo dalla Mak Invest, il 31% derivava da un prestito bancario e il 16% dalle caparre sui preliminari versati dagli acquirenti.

Le piattaforme garantiscono la selezione oculata dei progetti e dei partner, ma si tratta sempre di investire in capitale di rischio, senza garanzia del rendimento atteso.
Le piattaforme equity non vanno confuse con quelle “lending”, dove gli investitori non danno vita ad alcuna società, ma acquistano quote di prestiti, anche per importi minimi, utilizzati dal proponente dell’operazione. Fa parte di questa categoria Housers, l'altro principale attore finora attivo nel crowdfunding immobiliare italiano, che ha raccolto più di 3 milioni di euro in Italia, partecipando a 14 progetti (10 a Milano, 1 in Basilicata, 2 in Toscana e 1 in Piemonte) oltre 12 progetti.

A breve si attenda la pubblicazione dei primi progetti da parte di due nuove piattaforme, Concrete e House4crowd.

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