DDL in COMMISSIone lavoro al senato

Equo compenso per i professionisti

di Giorgio Pogliotti

(Armando Dadi / AGF)

2' di lettura

Per arginare la deregulation tariffaria torna in pista l’equo compenso, con la responsabilità civile delle professioni ordinistiche. Il disegno di legge che ha iniziatio l’iter in Commissione lavoro del Senato, su iniziativa dello stesso presidente della commissione, Maurizio Sacconi (Epi), definisce il compenso equo come un «compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale».

Per misurare l’entità del compenso il riferimento è ai parametri vigenti, ma limitati nell’impiego del contenzioso, ferma restando la discrezionalità del giudice nel valutare caso per caso le criticità del rapporto.

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Nulle le clausole con remunerazioni sotto i minimi
Salvo prova contraria, il compenso inferiore ai minimi stabiliti dai parametri vigenti si deve ritenere iniquo. Si consente così di rendere nulle le clausole contrattuali che collocano la remunerazione al di sotto dei parametri minimi vigenti per orientare il magistrato nella soluzione del contenzioso. Si individua nel giorno della prestazione il momento da cui decorre il termine di prescrizione della responsabilità civile dei professionisti, con l’obiettivo -spiega Sacconi - di «evitare le incertezze giurisprudenziali che li rendono difficilmente assicurabili».

Consulenti del lavoro: intervento normativo necessario
Il Ddl è stato presentato in conferenza stampa al Senato da stesso Sacconi e dal presidente di Energie per l’Italia Stefano Parisi che considera il Ddl in continuità con lo Statuto dei lavori di Marco Biagi. «Durante l’iter di esame - ha spiegato Sacconi - cercheremo soluzioni per garantire a tutti i lavoratori autonomi livelli minimi inderogabili della remunerazione».

Per la presidente del Cup (Comitato unitario delle professioni) e del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone è un intervento normativo «necessario, giusto ed assolutamente lungimirante», che «guarda al mondo delle professioni in modo dinamico, fornendo degli strumenti, dall’equo compenso allo stop alle clausole vessatorie, con l’intenzione di non mettere in competizione ed in contrasto le categorie dei lavoratori autonomi».

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