Professioni

Equo compenso: le tre armi in arrivo contro i maxiribassi nelle parcelle

Oltre al ricorso al giudice, anche class action e parere dell’Ordine per difendersi dai contratti capestro di Pa e imprese

di Antonello Cherchi e Valeria Uva

(New Africa - stock.adobe.com)

4' di lettura

Sprint per il nuovo equo compenso, che, come già accade, avrà come punto di riferimento i parametri validi in sede giudiziale. L’accelerazione nell’esame della Camera però non ha portato ad un ampliamento del raggio d’azione, come richiesto dalle categorie. Crescono invece le vie per tutelarsi: oltre all’azione giudiziaria, il professionista avrà a disposizione l’alternativa del parere di congruità e della class action.

La scorsa settimana l’Aula della Camera ha iniziato ad esaminare la proposta (atto 3179). Un esame a tappe forzate: depositato il 25 giugno scorso, il testo (a firma della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni) è stato calendarizzato 4 giorni dopo e approvato in commissione nel giro di una settimana .

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LA MAPPA DEI PARAMETRI
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Il perimetro

Il nuovo equo compenso si applicherà a tutti i professionisti, compresi quelli non ordinistici, i cui parametri sono da disegnare.

Varrà nei rapporti tra professionisti e imprese regolati da convenzioni. Oltre ai contraenti forti già previsti (banche e assicurazioni) saranno soggette a equo compenso le convenzioni con imprese che nell’anno precedente alla firma hanno avuto più di 50 dipendenti o 10 milioni di ricavi e le società di cartolizzazione e loro controllate o mandatarie. Il perimetro si è allargato, ma ne restano fuori buona parte delle Pmi. Sul fronte della Pa, l’equo compenso verrà esteso a tutte le società a partecipazione pubblica e agli agenti della riscossione.

Le tutele

Il professionista che ritiene di non ricevere un onorario proporzionato all’attività svolta avrà tre strade per tutelarsi:

1 fare ricorso e chiedere il ricalcolo del compenso che il giudice liquiderà facendo riferimento ai parametri stabiliti nei decreti. In più potrà chiedere un indennizzo;

2 potrà rivolgersi al proprio Ordine per un parere di congruità, che diventerà esecutivo solo se la controparte non si oppone;

3 possibile anche una class action promossa da Ordini o associazioni più rappresentative.

I parametri

Restano centrali gli importi stabiliti per ogni attività dai decreti ministeriali. Oggi per molti professionisti, tra cui commercialisti e le professioni tecniche, il riferimento è al Dm 140/2012. Decreti ad hoc sono stati invece varati per avvocati, consulenti del lavoro e professioni sanitarie (si vedano le schede in basso). In tema di parcella, non necessariamente legata all’equo compenso, gli avvocati possono anche contare su una recente sentenza di Cassazione (la 19427 dell’8 luglio) che ha stabilito che il legale può esigere il pagamento dell’onorario con un parere di congruità dell’Ordine da presentare al giudice per ottenere il decreto ingiuntivo, senza passare per una causa ordinaria. Con la proposta Meloni i parametri sono previsti anche per le professioni non regolamentate, sempre con aggiornamento biennale.

Le reazioni

Il compromesso raggiunto in Commissione giustizia lascia ancora scontenti i rappresentanti delle categorie. A deludere è in particolare il raggio di applicazione, che non ricomprende tutta la clientela. Per i commercialisti, in più, è importante aggiornare gli attuali parametri. «Molte nostre nuove attività non sono previste - afferma Giorgio Lucchetta, consigliere del Cndcec -. Pensiamo ad esempio alle asseverazioni, al bilancio sociale o di sostenibilità, e alla consulenza strategica alle imprese. Per non parlare dei valori, non più adeguati». Per Francesco Duraccio, vicepresidente dei consulenti del lavoro, «la proposta va nella giusta direzione perché limita le diseguaglianze tra lavoratori, ma l’equo compenso deve potersi applicare a tutte le imprese a prescindere dalla loro dimensione». Una richiesta portata avanti anche da Professionitaliane (la sigla che riunisce Cup e Rpt).

«Per gli ingegneri nei lavori pubblici i parametri, che servono a determinare la base d’asta, sono anche di difficile utilizzo - aggiunge Michele Lapenna, consigliere Cni - basti pensare che gli Ordini inviano circa mille diffide l’anno per applicazioni non puntuali».

LA MAPPA DEI PARAMETRI

1 - Avvocati
In attesa da sette anni dell’aggiornamento

L’equo compenso è definito in maniera più puntuale rispetto alle altre categorie dall’articolo 13-bis della legge 247/2012 (ordinamento forense). I parametri sono invece contenuti nel decreto 55 del 2014, che è stato in parte modificato dal decreto 37 del 2018. I parametri vanno aggiornati ogni due anni, ma dal 2014 non è stato fatto

2 - Commercialisti
Esclusi bilanci sociali e asseverazioni

Per la categoria il riferimento è il Dm 140/2012 che andrebbe aggiornato. Non sono previsti parametri per: asseverazione e attestazione, bilancio sociale, di sostenibilità, arbitrati, consulenza aziendale specifica. Il Cndcec chiede una revisione biennale su proposta dell’Ordine e decreti distinti per categoria

3 - Consulenti del lavoro
Tutte le attività previste nel decreto

Parametri indicati in un decreto ad hoc (Dm 46/2013) che di fatto contempla quasi tutte le attività della categoria, sia in materia di lavoro e previdenza che in materia di fiscalità
di impresa. Esclusa solo la gestione della crisi d’impresa che ha una autonoma disciplina. Valori indicati in percentuale ancora oggi attuali

4 - Ingegneri
Sdoppiati lavori pubblici e privati

Doppio binario: nella committenza privata il riferimento è al Dm 140/2012, mentre per determinare la base di gara nelle opere pubbliche vige il Dm 17 luglio 2016. Molte le attività nuove non contemplate nel Dm 140: certificazione energetica e Bim tra tutte. Per la congruità nel superbonus 110% si è preferito quindi il decreto del 2016

5 - Notai
Importi sulla base di quattro tipi di attività

Per i notai i parametri sono indicati dal decreto ministeriale 140/2012, il quale (articolo 30) ai fini della liquidazione degli importi divide l’attività notarile nelle seguenti tipologie con relative tabelle: atti relativi a beni immobili, atti relativi beni mobili (inclusi i beni mobili registrati), atti societari e altri atti (per esempio, l’autentica di firma o l’accettazione di eredità)

6 -Professioni sanitarie
Da conteggiare anche i costi dei macchinari
Hanno un riferimento per l’equo compenso anche alcune professioni sanitarie. Il Dm 165/2016 riguarda: veterinari, farmacisti, psicologi, infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia. Nel calcolo del compenso rientra anche l’ammortamento dei macchinari e le spese per la manutenzione. Valori indicati in misura fissa, non a percentuale

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