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Equo compenso, Sisto: «Approvarlo in tempi brevi, poi potrà essere migliorato»

Per il viceministro della Giustizia, occorre velocizzare il più possibile l’iter. Contraria la deputata Dem Gribaudo, che reclama tempo e riflessione

di Camilla Curcio

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3' di lettura

L’acceso dibattito sulla proposta di legge sull’equo compenso per le prestazioni professionali non accenna a smorzarsi. In attesa del via libera della Commissione giustizia della Camera al testo base del provvedimento (calendarizzato in Aula per il 23 gennaio), il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha ribadito la necessità di velocizzare l'iter «per approvarlo in tempi brevi e salvarlo dalle tante insidie delle volubilità parlamentari». Una posizione in netto contrasto con quella della deputata del Pd Chiara Gribaudo, vicepresidente della Commissione lavoro a Montecitorio, convinta che la norma debba essere riscritta per garantire tutele efficaci ai destinatari ed escludere sanzioni eccessive.

Il testo di base

Allo stato attuale, il disegno di legge prevede che ai professionisti iscritti a Ordini e Collegi debba essere corrisposta una giusta remunerazione, proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, oltre che conforme ai parametri stabiliti per la determinazione dei compensi per le singole categorie dai decreti ministeriali. L’ambito di applicazione è chiaro: le regole valgono per prestazioni svolte nei confronti di contraenti “forti”, nello specifico imprese bancarie e assicurative e realtà imprenditoriali con almeno 50 dipendenti e minimo 10 milioni di fatturato annuo. A carico di Ordini e Collegi l’obbligo, criticato dai rispettivi sindacati, di adottare provvedimenti deontologici per sanzionare il professionista che non pretenda l’equo compenso.

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La posizione del viceministro Sisto

Al netto di dubbi e contestazioni, il viceministro Sisto rimane dell’idea che temporeggiare non sia la soluzione giusta e che si debba piuttosto puntare ad aggiustamenti in corsa sulla versione definitiva. «Comprendo alcune perplessità sulle situazioni non ordinistiche e sulle sanzioni ai professionisti, ma parliamo di una norma che è sempre possibile migliorare nel domani legislativo», ha chiarito nel corso del suo intervento al convegno “2023: un’agenda possibile per professionisti e imprese” organizzato dall’Associazione nazionale commercialisti (Anc). «Ritengo però prioritario portare a casa subito la versione attuale – ha aggiunto - frutto di una proposta composita con un enorme sforzo di sintesi dei partiti che sono stati in grado di superare le criticità poste dal Mef e dalla Ragioneria, che hanno più volte messo il veto per le ripercussioni sulle casse dello Stato».

La finalizzazione del disegno di legge è, a giudizio del viceministro, necessaria per aggiungere un tassello alla messa in regola del mercato professionale. «La grande riforma economica del Paese parte da imprese e professioni e i professionisti sono il metronomo dei rapporti tra cittadini e Stato, un ruolo determinante affinché pubblico e privato siano sulla stessa lunghezza d'onda», ha chiosato, «per questo bisogna regolamentare il mercato professionale. Anche io sono contrario alle continue tracimazioni, frutto delle tante difficoltà del mercato. Lavoreremo insieme su questo punto, ricordando che il ruolo della politica è quello di muovere l'economia e migliorare la pubblica amministrazione per renderla rapida ed efficiente, creando le condizioni per favorire l'attività dei professionisti».

Ad appoggiare l'orientamento di Sisto anche la deputata Daniela Dondi (FdI), componente della Commissione giustizia della Camera: «Torniamo a regolamentare i costi delle prestazioni dopo anni di incertezze. L'equo compenso serve a tutelare il professionista e per questo concordo col mantenere l'impianto della legge e votarla quanto prima».

Gribaudo: prioritario tutelare il bene dei professionisti

Più tempo e lavoro sinergico delle parti è la posizione di Chiara Gribaudo (Pd) che, nel corso del congresso di Anc, è intervenuta sulla bocciatura di tutti gli emendamenti presentati dai Dem alla Commissione giustizia. «Alla destra non interessa il bene dei professionisti, ma solo rivendicare una bandierina. Abbiamo un’occasione storica: scrivere una norma che renda applicabile il principio dell’equo compenso – ha sottolineato - Il Governo si fermi e ascolti le opposizioni perché approvare una scatola vuota rischia di essere una trappola dannosa».

Per la deputata, la proposta in esame è sbagliata perché le sanzioni, più che punire i committenti inadempienti, colpiscono i professionisti sottopagati, tutelandone peraltro solo uno su dieci. «La nostra priorità è garantire corrispettivi equi, non sanzioni e discriminazioni per chi di loro lavora attraverso rapporti non convenzionali o non è iscritto agli ordini. Vogliamo allargare la platea dei committenti a cui si applica e raddoppiare l'indennizzo previsto per il lavoratore pagato sottosoglia». Due, dunque, le strade da percorrere: ascoltare le richieste delle associazioni e dedicarsi a un’attenta riflessione, evitando «un blitz per blindare il testo e votarlo in fretta e furia, senza la possibilità di modificarlo in Aula».


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