Classici cristiani

Erasmo da Rotterdam ci introduce ai vangeli

Le prefazioni ai libri evangelici erano considerate dal grande umanista come uno strumento di «acculturazione di massa»

di Carlo Carena

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Il teologo e filosofo olandese (1466-1536) rappresentato da Hans Holbein il Giovane (Parigi, Louvre)

I punti chiave

  • Sacra Scrittura è un patrimonio universale

3' di lettura

Nel settembre del 1514 Erasmo, quasi cinquantenne e già ben noto come autore degli Adagi e dell’ Elogio della follia , giunse a Basilea con un’altra valigia colma di manoscritti da presentare all’amico tipografo Froben per la stampa, che ne avrebbero intasato l’officina per tre anni. C’erano un volume di Similitudini , traduzioni di Plutarco, edizioni di classici latini e di san Gerolamo, e il Nuovo Testamento annotato.

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In quest’ultimo testo Erasmo pensa e sostiene con criterio moderno che la Sacra Scrittura è un patrimonio universale e non deve rimanere campo esclusivo di teologi ed ecclesiastici, bensì reso accessibile in traduzioni e aperto a «tutti i contadini cristiani», che ne intonino qualche versetto spingendo l’aratro, come pure il tessitore manovrando le spole e il viandante per alleviare il tedio del cammino; anche se tutti costoro siano illetterati e donnicciole, perché è ai Vangeli che il cristiano deve tenersi stretto, comprendendo ciò che può e senza invidiare chi ne capisce più di lui. Perciò conviene ed è benefico che i testi sacri siano tradotti in volgare, contrariamente a quanto pensano e vogliono molti. Lì tutti possono attingere una filosofia che non respinge nessuno, ammirabile ai sommi e alla portata dei piccoli; che nutre, sorregge e riscalda col suo latte; dove si chiarisce e completa il pensiero di tutte le scuole filosofiche. Dello stoicismo, che intuì e asserì che solo l’uomo giusto è sapiente; di Socrate, quando insegna che non si deve rispondere alla violenza con la violenza, e che essendo l’anima immortale sono felici coloro che trapassano nell’aldilà dopo una vita ben vissuta; di Aristotele, che abominò ogni forma di piacere se non quella derivante dalla virtù; persino Epicuro professa che senza una coscienza retta non si può godere di alcun autentico piacere.

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La Sorbona

È una presa di posizione che insospettisce, scandalizza e fa tremare le alte sedi della cultura. La Sorbona infuriata descrive l’autore di queste esortazioni e di queste proposte un grammatucolo arrogante e un greculoco teologastro. Tanto più che si poteva scorgere alle sue spalle le posizioni e le proposte bibliche di Martin Lutero. Pure, il successo di quelle proposte e di quei testi fu enorme, dalle prime edizioni in folio alle successive in ottavo presso le tipografie di tutta l’Europa. Al di là anche del tema specifico, esse contengono un vero programma di «acculturazione di massa», come lo vede e definisce nel pubblicare le quattro prefazioni ed esortazioni alle letture sacre, in traduzione con latino a fronte appositamente allestito e con ampio commento, Silvana Seidel Menchi nella Nuova Universale Einaudi. La curatrice è di Erasmo espertissima e fedelissima interprete; presso Einaudi e nella medesima collana diede nell’80 un’edizione cospicua di sei Adagia politici.

Ma al di là dell’interesse e dei valori fin qui enunciati, è da raccogliere anche una delucidazione nell’Introduzione, in cui viene sottolineato come, per quanto l’autore disdegnasse qui le lodi per l’erudizione e additasse piuttosto quelle per il fervore e la passione che lo ispirarono e vi ardono, anche queste pagine formicolano di riprese e citazioni erudite e vi riluce l’arte retorica non vacua ma con una forte presa emotiva; testi di alta dottrina, lo sono anche di alta eloquenza. Come in ogni cosa di colui che attraversò tutti i mari della cultura e delle letterature classiche e ne scrisse come pedagogo e collega, con tale fulgore, aggiunge la curatrice, da essere irraggiungibile in qualsiasi lingua moderna e senza termini di confronto nemmeno nel latino classico.

Mitici poeti

Erasmo stesso invoca nella prima Paraclesi, come per appropriarsene, il potere favoloso e suggestivo della parola quale appare nei mitici poeti; la voce di Anfione che muoveva le dure pietre, e il suono della cetra di Orfeo che attraeva querce e frassini; o la storica eloquenza di Socrate che ammaliava Alcibiade seducendo le orecchie con un diletto fugace e con ciò agganciava gli animi degli ascoltatori, lasciandoli alla fine diversi da quali erano prima.

Il racconto della tempesta che coglie la barca degli Apostoli con Gesù dormiente in modo disagevole, nel Vangelo di Matteo, è quanto di più vivo e suggestivo si possa immaginare. Comincia con questa apostrofe al lettore: «Vuoi sentire che grande pericolo sia il sonno di Gesù? Vento terribile è l’ambizione, vento micidiale è l’avarizia, vento pernicioso è l’amore dei piaceri e le altre brame di cose del mondo... Gesù aveva un alloggio, ed è plausibile che non gli mancasse un materasso sul quale dormire. Ma chi non ha possedimenti di questo mondo ma è tutto intento all’amore delle cose celesti, costui non ha dove posare il capo. Che dolce cuscino invece è, per chi ama la ricchezza, un patrimonio felicemente accumulato in casa».

Prefazione ai Vangeli, Erasmo da Rotterdam, A cura di Silvana Seidel Menchi, Testo latino a fronte, Nuova Universale Einaudi, pagg. XCII, 178, € 24

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