Scuola

Erasmus+. A quattro scuole italiane il Premio europeo per l’insegnamento innovativo

di Maria Piera Ceci

3' di lettura

Insegnanti italiani che visitano scuole in ogni angolo d'Europa, ragazzi e ragazze che elaborano progetti insieme a giovani di altri Paesi. Una pratica sempre più diffusa nell'ambito del Programma Erasmus+. Ed è a loro che la Commissione europea ha voluto consegnare la scorsa settimana il Premio europeo per l'insegnamento innovativo Eita - European Innovative Teaching Award, come racconterà sabato 23 ottobre Radio 24 nell'Euroreportage, in onda alle 8.15.

Le scuole premiate

Quattro le scuole italiane premiate. Si tratta dell'istituto Federico Enriques, di Castelfiorentino, per il progetto di E-Learning from Nature, in partenariato con scuole in Irlanda, Belgio, Grecia, Lituania, Portogallo e Romania, per promuovere la conoscenza delle materie scientifiche, con un approccio didattico multidisciplinare. L'istituto comprensivo Barone, di Baranello, in provincia di Campobasso, è stato selezionato invece nell'ambito dei progetti per la mobilità per la formazione degli insegnanti in ambito linguistico. Un gruppo di docenti ha frequentato nel Regno Unito corsi sulle metodologie Clil (Content and language integrated learning), per introdurre nuove strategie didattiche da utilizzare nella scuola materna e nella scuola primaria. Il premio Natura, Innovazione e Ict (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) è andato all'istituto comprensivo di Bobbio, nel piacentino, per il livello «educazione e cura della prima infanzia e istruzione primaria». La scuola di Piacenza ha realizzato il progetto Erasmus+ con istituti di Spagna, Regno Unito, Belgio, Finlandia, Norvegia, Islanda e Repubblica Ceca.

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Mobilità dello staff

«Il progetto è dedicato alla mobilità dello staff. Siamo andati in giro per l'Europa nei luoghi dove maggiormente pensavamo di trovare innovazione e abbiamo frequentato dei corsi strutturati, sull'outdoor learning, sull'integrazione delle tecnologie, sulle metodologie attive. Oppure abbiamo lavorato in job shadowing, osservando esempi di gestione della classe un po' diversi dai nostri», spiega la coordinatrice dei progetti Erasmus dell'istituto comprensivo di Bobbio, l'insegnante di scuola primaria Vittoria Volterrani. «Quella che mi ha colpito di più è stata una scuola inglese, in un poverissimo sobborgo di Liverpool. Il governo inglese, proprio perché la scuola si trovava in questo sobborgo fra i più deprivati di Gran Bretagna, ha puntato molto sulla scuola. Quindi era un istituto molto ricco. Il dirigente ogni mattina radunava i suoi venti docenti con cui ragionava su cosa fare durante la giornata. La gestione della classe era interamente in didattica attiva, molto spesso integrata al digitale e partiva da esperienze concrete. A fine lezione vedevo sempre degli operari entrare e uscire da scuola. Il dirigente mi ha spiegato che lo scopo era quello di tenere l'istituto nel modo migliore possibile: “E' l'unica cosa bella che i bambini vedono durante la giornata” - ha detto. “E se li educhiamo alla bellezza probabilmente, quando usciranno dalla scuola, ricercheranno la bellezza e proveranno a mantenerla e crearla intorno a loro”. Mi ha colpito perché questa è una mentalità molto distante dalla nostra: il concetto di una cura grande come esempio per la cura verso il mondo».
Cosa regala un'esperienza Erasmus ad un insegnante? «Sono solita dire: Europe is one way, un senso unico. Per quanto ti costi fatica, impegno e a volte un po' di scoramento, quando entri nel confronto con altre realtà, impari da altri docenti, scopri nuovi modi di vedere l'educazione e di pensare il futuro dei ragazzi, cresci come docente e come persona, pensando di poter trasferire a questi ragazzi l'idea che l'Europa è la nostra casa. E questo ci fa andare avanti e affrontare sfide e talvolta qualche opposizione», conclude Volterrani.

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