Valute emergenti

Erdogan manda la lira turca a schiantarsi: -15% sul dollaro

Il presidente ha difeso il taglio del costo del denaro nonostante l’inflazione al 20% scatenando un’ondata di vendite sulla lira turca

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2' di lettura

Chissà se il nuovo, roboante, tonfo della lira turca farà piacere a Erdogan. Il presidente è da tempo impegnato in una battaglia contro quelli che definisce speculatori e «acrobati della finanza globale», cioè gli investitori internazionali, e non ha mai battuto ciglio di fronte alla svalutazione della moneta in nome del sostegno alla competitività delle esportazioni.

L’oggetto del contendere è la politica monetaria della Banca centrale turca, che secondo il «Sultano» deve essere il più possibile espansiva per favorire crescita economica e occupazione. Poco importa se l’inflazione viaggia da tempo intorno al 20% e dunque qualsiasi Banca centrale cercherebbe di frenarla con una stretta sul costo del denaro per raffreddare il credito e la circolazione di moneta. I governatori che hanno cercato di farlo sono stati licenziati, quello attualmente in carica sembra invece assecondare i diktat del presidente tanto che da settembre ha tagliato il costo del denaro di ben 400 punti base, l’ultima volta la settimana scorsa, portandolo al 15 per cento.

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Erdogan manda la lira al tappeto

La decisione, per quanto attesa dal mercato, è stata accolta con massicce vendite sulla valuta nazionale, scivolata fino al minimo storico di 11 contro il dollaro. Non è bastato: lunedì sera Erdogan è intervenuto sul tema rivendicando la correttezza delle mosse della Banca centrale. La Turchia, ha detto, è impegnata in «una guerra economica d’indipendenza». «Dovevamo scegliere tra la rinuncia a investimenti, manifattura, crescita e posti di lavoro e la presa in carico di una sfida storica per rispettare le nostre priorità», ha aggiunto. Ben vengano dunque i tagli dei tassi, con buona pace delle Cassandre internazionali.

Minimi storici su dollaro ed euro

La difesa a spada tratta della politica controintuitiva della Banca centrale ha scatenato l’ennesima ondata di vendite sulla lira turca, che oggi 23 novembre in poche ore è arrivata a perdere fino al 15% sul dollaro a un minimo di 13,45 e a subire analoghe flessioni sull’euro a un minimo intraday di 15,20. Un vero e proprio crash, il peggiore nella turbolenta storia della moneta di Ankara insieme a quello del 2018, l’anno dell’ultima crisi valutaria. La lira ha inanellato 11 sedute consecutive in rosso: non accadeva da 20 anni.

Vertice di emergenza con il governatore della Banca centrale

Dall’inizio del 2021 ha già perso oltre il 40% sul dollaro. Una Caporetto, che inevitabilmente porterà nuova inflazione attraverso il canale dell’import e farà ulteriormente scivolare il già indebolito potere d’acquisto della popolazione. Il presidente però non cede e anzi, secondo indiscrezioni di mercato potrebbe presto sostituire anche il ministro delle Finanze Lutfi Elvan con una figura più fedele ai suoi dettami. Intanto, secondo fonti anonime interpellate dall’agenzia Bloomberg Erdogan avrebbe avuto un faccia a faccia con il governatore della Banca centrale Sahap Kavcioglu per decidere il da farsi visto il precipitare degli eventi.

A poco servono gli appelli a tornare a una politica monetaria meno azzardata: come quello dell’ex vice presidente della Banca centrale Semih Tumen, silurato il mese scorso, che su twitter ha scritto quello che molti analisti condividono: «Questo esperimento irrazionale senza possibilità di successo - ha scritto - deve essere abbandonato immediatamente, dobbiamo tornare a politiche che proteggano il valore della lira turca e la prosperità dei cittadini».

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