dopo la sentenza di strasburgo

Ergastolo ostativo, ecco i mafiosi e i brigatisti sottoposti al regime carcerario

I nomi più celebri sono quelli dei capimafia che non ci sono più, Totò Riina e Giuseppe Provenzano. Ma la condanna al “fine pena mai” è stata inflitta a tutti i boss mafiosi condannati per le stragi, che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia. Così come ai terroristi di ultima generazione, che con lo Stato non sono mai voluti scendere a patti


Strasburgo boccia l'Italia, riveda la legge su ergastolo

2' di lettura

I nomi più celebri cui si lega l'immagine dell'ergastolo ostativo sono quelli dei capimafia che non ci sono più, Totò Riina e Giuseppe Provenzano. Ma la condanna al “fine pena mai” è stata inflitta a tutti i boss mafiosi condannati per le stragi e che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia. Così come ai terroristi di ultima generazione, che con lo Stato non sono mai voluti scendere a patti. Gli ergastolani ostativi sono un esercito di oltre mille persone. Sono 1.250 secondo l'associazione Nessuno tocchi Caino, cioè i due terzi dei 1.790 condannati a vita.

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La legge fu fatta per mettere i mafiosi di fronte al bivio
Ma dagli altri ergastolani li separa una barriera invalicabile: non possono sperare e nemmeno richiedere la liberazione condizionale e tutte le misure alternative alla detenzione. A meno che non scelgano di collaborare. E la legge fu fatta proprio per mettere i mafiosi di fronte a un bivio, come ha ricordato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho.

Gli irriducibili
Tra gli irriducibili in regime di ergastolo ostativo ci sono Giovanni Riina, secondo figlio di Salvatore Riina, arrestato nel 1996 per aver compiuto quattro omicidi. Michele Zagaria, capo clan dei Casalesi, trovato nel 2011 in un bunker di cemento armato. Giovanni Strangio, affiliato alla ndrangheta arrestato nel 2009 dopo essere finito nella lista dei 30 latitanti più pericolosi. Leoluca Bagarella, dei Corleonesi, fedelissimo di Totò Riina, arrestato nel 1995. Poi ci sono anche i brigatisti, come Nadia Desdemona Lioce, che partecipò agli omicidi di D'Antona e Biagi.

I paletti per gli ergastolani
'immagine che i difensori degli ergastolani ostativi usano per spiegare in pratica la vita dei loro assistiti è quella dei “sepolti vivi”. Nemmeno un giorno di permesso per incontrare una tantum i familiari fuori dal carcere; e a maggior ragione nessuna possibilità di lavorare all'esterno del penitenziario. Ma, soprattutto, nessuna prospettiva di fine pena fuori dalle quattro mura di una cella: si traducono così in concreto le restrizioni cui sono sottoposti questo tipo di detenuti.

Le limitazioni del 41 bis
E se sono mafiosi, in genere l'ergastolo ostativo si accompagna al regime carcerario del 41 bis. Cioè a limitazioni per i colloqui con i familiari, per l'ora d'aria e per la socialità. Non solo: sono previsti anche controlli più stringenti sulla corrispondenza e in alcuni casi anche l'impossibilità di avere un contatto fisico con gli affetti più cari con i quali si può parlare e vedersi solo attraverso un vetro.

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