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Ericsson scivola a Stoccolma: “probabile” nuova multa Usa per dossier corruzione Iraq

Pesa anche la trimestrale con svalutazioni per attività russe

di Guliana Licini

(Afp)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Ericsson bersagliata dalle vendite alla Borsa di Stoccolma dopo i conti del primo trimestre e la prospettiva di nuovi pagamenti alla giustizia statunitense per la vicenda di corruzione in Iraq che da due mesi grava sul colosso svedese delle tecnologie e dei servizi per le tlc. Il titolo è arrivato a perdere oltre l’8% nelle prime fasi della seduta.

“La risoluzione (del dossier Iraq, ndr) potrebbe comportare vari tipi di azioni da parte del ministero statunitense della Giustizia e potrebbe probabilmente includere pagamenti aggiuntivi, che in questo momento non possono essere stimati in modo affidabile”, ha indicato il gruppo nel comunicato sui conti trimestrali. Il numero uno Borje Ekholm ha sottolineato che Ericsson “è totalmente impegnata a collaborare” con la giustizia Usa. L’’affaire’ è scoppiato nello scorso febbraio, dopo la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica realizzata dall’IciJ, il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi. Sulla scia degli articoli, Ericsson ha dovuto rendere pubbliche le conclusioni di un’inchiesta interna, riguardante una vicenda di possibile corruzione nelle attività in Iraq dal 2011 al 2019. L’indagine interna ha fatto emergere pagamenti sospetti per il trasporto su strada nelle zone dell’Iraq controllate dallo cosiddetto ‘Stato Islamico’, che potrebbero essere finiti nelle tasche dei jihadisti. Ericsson aveva riconosciuto “un comportamento inaccettabile” e assicurato di avere preso misure contro il rischio di corruzione.

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La reazione di Borsa è stata comunque violenta: dalla metà di febbraio il gruppo svedese, che occupa quasi 100mila persone nel mondo, ha perso quasi un quarto del suo valore. Nel dicembre 2019 Ericsson ha già pagato un miliardo di dollari alla giustizia statunitense per chiudere i procedimenti per corruzione in altri cinque Paesi (Gibuti, Cina, Vietnam, Indonesia e Kuwait), nel quadro di un accordo transattivo ("Deferred prosecution agreement"). Il tutto mentre il gruppo svedese è impegnato a duellare con la cinese Huawei e la finlandese Nokia per la costruzione delle reti 5G nel mondo. A scontentare gli investitori, oltre ai guai negli Usa, sono stati, però, anche i conti del primo trimestre di Ericsson, che hanno registrato una flessione dell’utile netto di competenza dell’8% su base annua e del 71% sui tre mesi precedenti a 2,94 miliardi di corone svedesi (280 mln di euro circa), a causa delle svalutazioni per 0,9 miliardi legate alla sospensione delle attività in Russia. Le vendite nette del gruppo sui tre mesi hanno totalizzato 55,06 miliardi di corone, in progresso dell’11% su base annua, ma in calo del 23% rispetto al quarto trimestre 2021.

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