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Ericsson, dalla Svezia la sfida europea al 5G made in China

di Andrea Biondi


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(Afp)

5' di lettura

A certe latitudini il 5G smette di essere solo una sigla. In Svezia basta sbarcare all’aeroporto di Stoccolma per accorgersi che si tratta di qualcosa di diverso. Qui come altrove è la porta per il futuro, ma qui è anche la parete divisoria fra un prima diventato difficile - come arduo è passare del ruolo di leader a quello di follower - e un dopo in cui la fiducia sembra recuperata, in cui si scaldano i motori per cogliere opportunità di cui ancora non si conosce appieno la portata, ma che a queste latitudini – e non solo – appaiono come sconfinate.

La svolta del 5G

“Benvenuti a Stoccolma. Qui è nata la connettività mobile”, recita il claim delle pubblicità di Ericsson che tappezzano l’aeroporto. Non un’azienda qualsiasi. Ericsson fa parte della storia della Svezia dal 1876 e di questo Paese di 10 milioni di abitanti ha nutrito l’orgoglio con la sua leadership mondiale nel settore delle reti, tecnologie e servizi per la comunicazione. Il tempo e la globalizzazione però non hanno avuto rispetto. E la concorrenza della cinese Huawei ha picchiato durissimo portando ad anni difficili, fatti anche di tagli ed efficienze.

Il 5G in questo senso ha rappresentato un punto di svolta per questa multinazionale oggi presente in 180 Paesi , con oltre 97.500 dipendenti. «Non c'è nessun altro vendor che ha lanciato più reti commerciali 5G di noi. Facciamo fatica a capire come si possa essere indietro quando non c'è nessuno davanti a noi», dice al Sole 24 Ore Thomas Noren, head of 5G commercialization di Ericsson. Noren snocciola numeri e circostanze. Innanzitutto il fatto che a oggi Ericsson è il primo vendor ad aver lanciato il 5G nei 4 continenti. Sono state infatti lanciate oltre 20 reti 5G commerciali nel mondo ed Ericsson è presente in 15 di queste e in alcune è unico vendor (ossia fornitore al 100% di tecnologia radio e core). «Guardiamo – aggiunge – al numero delle reti 5G commerciali oggi disponibili, dove per reti 5G commerciali intendiamo quelle dove i consumatori possono acquistare dispositivi 5G e abbonarsi alle offerte 5G degli operatori. Abbiamo ad esempio AT&T, Verizon e Sprint negli Usa, Swisscom in Europa, Etisalat in Medio Oriente, SK Telecom e KT in Corea del Sud, Telstra in Australia. In tutti questi casi Ericsson è il vendor-partner tecnologico. Ci sono solo pochi casi dove Ericsson non è partner per i lanci commerciali attualmente disponibili nel mondo: EE e BT in UK e LG Uplus in Corea del Sud». Anche in Italia, dove Vodafone e Tim hanno lanciato le prime offerte commerciali Ericsson è presente. Lo è sulla nuova rete, sia radio che core, dell'incumbent, ma anche su quella di Vodafone: «Li abbiamo supportati nel lancio della rete. In Italia siamo i loro partner per la parte core. Nel mondo lo siamo per la parte radio e per quella core, dipende dal Paese».

La risposta al pressing cinese

Ericsson è uno dei quattro alfieri delle reti 5G nel mondo, insieme alle cinesi Huawei e Zte e all’altra europea Nokia. Nel computo va inserita anche l’americana Cisco. Quest’ultima però è attiva solo nella parte di switch e router che sono le attrezzature di base delle reti. Lo sviluppo delle reti nella loro parte core e radio spetta a questi 4 vendor, con i due cinesi che hanno molto spinto sull’acceleratore ma che stanno anche facendo i conti (Huawei in primis) con difficoltà legate alla trade war fra Usa e Cina. Di questa l’europea Ericsson può avvantaggiarsi? La posizione dei manager, dal ceo Börje Ekholm in giù, è unanime: «Noi – replica Noren – siamo focalizzati solo su quello che facciamo». E così qualcosa si è mosso. Nel 2018 il fatturato si è attestato sui 210,8 miliardi di corone svedesi (l’equivalente al tasso attuale di 20 miliardi di euro), in crescita del 3%. C’è stata una perdita di 6,3 miliardi di corone (593 milioni di euro), ma molto inferiore rispetto ai 32,4 miliardi di corone del 2017. E nel primo trimestre 2019 si è tornato a vedere l'utile per 2,4 miliardi di corone.

«È del 2013 – spiega Noren – la decisione di supportare il 5G nella successiva generazione delle nostre soluzioni radio. Nel 2015 iniziammo a consegnare in tutto il mondo i nostri prodotti hardware 5G ready, mentre lo standard 5G fu pronto nel 2017». Ora Ericsson è al lavoro per capire come fare a massimizzare i vantaggi. Se è vero, come dice Patrick Cerwall, head of Strategic and Tactical marketing di Ericsson, che «l’adozione di massa del 5G avverrà dal 2021 in poi», è anche vero che «alla fine dell’anno pensiamo che ci saranno 10 milioni di abbonati a livello globale».

Partnership e use cases

È in questo quadro che Ericsson sta lavorando per dare forma a quel 5G “made in Europe” che si trova a combattere una sfida cruciale con la concorrenza cinese. È una sfida che ha diversi tratti. Sicuramente ha i volti di Rami, Frank e Aldo, ricercatori dell’Integrated Transport Research Laboratory (Itrl) del Kth Royal Institute of Technology di Stoccolma (un Sant’Anna di Pisa svedese per intendersi). Il laboratorio è finanziato da Ericsson con 10 milioni di euro annui fino al 2021. Servizi di mobilità, trasporti, efficienti e veicoli connessi sono le tre principali macroaree di ricerca. Qui, in un garage in piena regola piena regola con computer visori, piste per modellini e un gran disordine creativo si lavora per esempio al progetto (in stato avanzato) del bus a guida autonomache dallo scorso anno sono entrato in funzione negli 1,5 km che separano fra il centro commerciale Kista e la Victoria Tower. Qui si lavora anche al progetto Traffic Control Tower, dove vengono esaminati gli effetti dell’automazione sulla gestione dei veicoli e del traffico con schermi e console. Spostandosi a 90 km a ovest di Stoccolma, si arriva poi allo stabilimento di sviluppo e ricerca di Volvo Construction Equipment. Qui Ericsson, Volvo Ce e Telia hanno inagurato la prima rete 5G svedese per uso industriale com macchinari che si muovono all’interno di una miniera. Idea di partenza? Si pensi al disastro nucleare di Fukushima nel 2011. Il lavoro di pulizia e smantellamento da remoto avrebbe tutta una serie di vantaggi.

Collaborazioni con aziende e università, in Svezia ma non solo, sono basilari. Anche l’Italia gioca un ruolo di primo piano per Ericsson con tre centri di ricerca: Genova, Pagani e Pisa. La Francia, per esempio, è il Paese in cui Ericsson sta spingendo di più sulla guida autononma, spiega Claes Herlitz, Ve e head of global Automotive Services di Ericsson. «Interessante è il caso nella città di Rouen dove abbiamo una partnership cpon Transdev sul trasporto pubblico semiautonomo». Ci sono poi i veicoli senza conducente in funzione negli impianti logistici di DB Shenker in Svezia o le auto son sistemi di guida avanza frutto della collaborazione con Veoneer. «Credo – conclude Herlitz – che il 2019 sarà l’anno della commercializzazione di servizi nella logistica. Mentre il 2020 sarà l’anno del trasporto pubblico».

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