Letteratura

Ernst Jünger in crociera

di Ambrogio Borsani

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. Il piroscafo Monte Rosa e, a destra, lo scrittore fotografato sul ponte della nave


4' di lettura

Quando si imbarcò per il Brasile, nel 1936, Ernst Jünger si portava già addosso quattordici ferite e quattro onorificenze militari ottenute nella Legione Straniera e sui fronti della Prima Guerra Mondiale. Aveva pubblicato sette libri con notevole risalto. L’ultimo, Ludi Africani, era uscito in coincidenza con il viaggio in Brasile. In Traversata atlantica Jünger scrive: «Ho cercato di leggere il mio nuovo libro […] ma poi l’ho gettato fuori bordo. È affondato nella schiuma cristallina senza lasciare traccia. Da dove verrà mai questa ripugnanza non appena il lavoro è concluso?».

Il piroscafo Monte Rosa era partito il 20 ottobre dal porto di Amburgo. Strano viaggio per uno come Jünger, più portato a una vita spericolata che a una crociera borghese. Fin da ragazzo aveva provato un sincero orrore per la noia delle abitudini, per gli angusti confini della nascita. Forse nel 1936, a 18 anni di distanza dagli spaventi adrenalinici del fronte, persino una crociera borghese poteva sembrargli una modica quantità di alterazione della vita domestica. Quale era la sua quotidianità in quel periodo? Oramai scrittore affermato, lasciava a casa due figli piccoli, l’ultimo di appena due anni, e la moglie, alla quale aveva affidato il compito, in sua assenza, di organizzare il loro trasloco a Costanza.

Viene da chiedersi come potesse porsi di fronte a un viaggio organizzato l’uomo che aveva scritto Tempeste d’acciaio, uno dei libri più sconvolgenti sulla Grande Guerra. Dalle descrizioni di notti allucinate dove le granate gli sparavano in faccia i brandelli di carne del suo compagno di trincea, non era facile passare alle giornate tranquille di una nave da crociera dove le compagne di viaggio, signore divorziate, gli sbattevano in faccia voglie di avventura.

Ma Jünger è scrittore di molti registri. E alcune tra le sue pagine migliori sono proprio nei diari, dove riesce a variare le intensità, i livelli dei linguaggi, a gestire i contrasti, a modulare le grida e i sospiri. Lo fa per esempio in Giardini e strade. Il libro inizia con un’atmosfera idilliaca, semina delle barbabietole e dei ravanelli, sarchiatura delle patate, contemplazione dei coleotteri... tutto fino a quando arriva la cartolina di arruolamento per la Seconda Guerra Mondiale. «I fiori e i frutti oramai fioriscono e maturano senza di noi», si limita ad annotare partendo per il fronte, dove il linguaggio si incamminerà per altre strade.

Traversata atlantica è apparentemente un normale diario di viaggio. Ma è evidente la progettualità, l’intenzione di ricavarne un libro. Lo si deduce anche dalle lettere al fratello Friedrich, giustamente incluse in questa edizione, usate come appunti per l’opera. Emerge nel viaggio in Brasile la visione contraddittoria di Jünger, che rimanda alla realtà contraddittoria del mondo. Civiltà-natura, ordine-libertà, lotta-riflessione. In Brasile rileva i tre strati della società: il mondo naturale dei tropici, il sedimento del colonialismo e le formazioni della civiltà.

La nave ferma in diversi porti, Recife, Santos, Rio, Bahia, ma lui, sbarcando, non segue i percorsi turistici dei suoi compagni di viaggio. Gira in modo autonomo. Osserva la vita, le case coloniali con una certa nostalgia, scopre i «negri» con occhi nuovi, «come per le piante che si osservino nel luogo in cui prosperano»

Si immerge nelle profondità del normale a cercare l’anima nascosta delle cose. «In ogni viaggio deve essere compreso un pellegrinaggio in senso antico», scrive in San Pietro, recentemente pubblicato da Lupetti. «Altrimenti di esso non rimane altro che un cumulo di immagini con cui il viandante ricolma il proprio intimo come un album di cartoline illustrate».

Quando la nave fa scalo a Santos subito riemerge l’altra anima di Jünger, la sua ossessione per la natura, quasi rousseauiana. Si immerge nella foresta verso cui sente «una forza di attrazione narcotica». La sua passione per i coleotteri è seconda solo a quella per la scrittura. Segue col fiato sospeso le farfalle e rimane incantato davanti a una maranta gigante. E il suo entusiasmo si accende di fronte agli adorati coleotteri. Va in estasi quando si imbatte in un Trachyderes succinctus, «Mi ricordo ancora di quando da ragazzo acquistai un esemplare simile da un commerciante della Breiterstrasse a Hannover – era il primo pezzo esotico delle mie collezioni. Quante volte da allora ho provato il desiderio di osservarlo “sulle piste selvagge e libere”. Adesso è accaduto e, in segno di gratitudine, gli regalo la libertà».

È così preso da queste sue passioni che tralascia altri percorsi più battuti. Dopo lo scalo a Rio, parlando con un giornalista scrive: «Ho scoperto di essermi perso la vista del Mangue, un quartiere dove dimorano migliaia di cortigiane di ogni etnia, razza e colore, e in cui ogni notte viene accoltellato un marinaio».

I coleotteri esercitavano una forza magnetica su di lui. Anche nello scalo che il Monte Rosa fa a Casablanca, sulla via del ritorno, Jünger visita i mercati straripanti di vita e le piazze con i saltimbanchi, ma alla fine si allontana dalla città e va alla ricerca di un Carabus richteri, uno scarafaggio che ha la fortuna di trovare sotto una delle prime pietre che smuove. Avrebbe ottenuto anche notevoli soddisfazioni come entomologo, due coleotteri oggi portano il suo nome: il Carabus Saphyrinus Juengeri e la Cicindela Juengeri Juengerorum.

Questa edizione, ha molti pregi, la traduzione di Alessandra Iadicicco, e soprattutto la cura di Detlev Schöttker, che ha incluso, oltre alle lettere del fratello, anche le reazioni dei lettori e un suo importante saggio sull’esperienza di viaggio in Jünger.

Traversata atlantica è anche la dimostrazione che si possono utilizzare i canali del turismo di massa come mezzi di trasporto, poi salutare ad ogni porto o aeroporto i compagni di viaggio e tracciare le proprie strade secondo la profondità degli interessi personali. Avendone. Il Trattato del ribelle, si può applicare anche in mezzo alle masse.

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