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Erogati aiuti per 1 miliardo - Dalla Puglia una best practice

Sergio Fontana (Confindustria): «Da inserire nel Recovery Plan»

di Vincenzo Rutigliano

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 Sede della Regione Puglia

Sergio Fontana (Confindustria): «Da inserire nel Recovery Plan»


3' di lettura

Quasi 1 miliardo di euro di mutui erogati in poco meno di 2 mesi e destinati a 2200, tra imprese e professionisti pugliesi, tutti a corto di liquidità a causa del Covid, e beneficiari di un contributo regionale, a fondo perduto, pari al 20% sui prestiti bancari concessi: una best practice tutta pugliese che secondo Confindustria potrebbe fare scuola anche a livello nazionale, come chiede il presidente degli industriali pugliesi, Sergio Fontana.

La misura tutta pugliese, che Fontana vorrebbe diventasse un modello nazionale utile per tutte le imprese italiane, è quella del “Titolo II Circolante (Lift Plus)” che ha consentito l’erogazione di mutui per 955 milioni, tra il 6 giugno ed il 24 agosto scorso. Attivata 4 mesi fa, questa misura – destinata a professionisti e imprese micro, piccole e medie del commercio, dell’artigianato, del manifatturiero, dei servizi e, col capo 6, ad imprese micro, piccole e medie che operano nei comparti del turismo – è unica. Proprio per questo, il presidente Sergio Fontana ha chiesto alla Regione Puglia di rifinanziarla rifinanziarla con altri fondi per 500 milioni.

«Questa misura rappresenta una delle migliori messe in campo nel nostro Paese, è molto più rapida ed efficace di altri strumenti messi in campo a livello nazionale, perché – afferma Sergio Fontana– in pochissimo tempo ha consentito a duemila aziende pugliesi di ricominciare a produrre e a dare lavoro. Con contributi a fondo perduto sui prestiti bancari erogati alle imprese, ha finanziato un’economia sana, sostenendo quella parte del sistema economico che non vive di assistenzialismo, ma crea ricchezza e benessere duraturi per il territorio e per il Paese. Il Governo dovrebbe riproporla su scala nazionale e inserirla nell’Agenda del Recovery Fund perchè è un esempio di intervento pubblico efficace, che supera la logica dell’assistenzialismo e che premia chi lavora e crea sviluppo».

L’intervento, attivato tramite la società in house Puglia Sviluppo, grazie al contributo a fondo perduto, abbatte il costo che le Pmi pugliesi devono sostenere per l’attivazione di un finanziamento bancario da destinare alla ripresa delle attività economiche dopo il lockdown.

Lo strumento prevede la concessione di sovvenzioni, parametrate sull’importo dei finanziamenti bancari destinati al circolante, per mutui non inferiori a 30.000 euro e non superiori a 2 milioni.

La sovvenzione, concessa alla singola impresa, è pari al 20% sull’importo del finanziamento bancario, sicchè ai 955 milioni di mutui erogati occorre aggiungere la sovvenzione regionale pari a circa 260 milioni. L’aiuto può essere pari al 30% per tutte le imprese che assumono l’impegno ad assicurare nell’esercizio 2022 i livelli occupazionali in termini di Ula (unità lavorative annue) riferiti all’esercizio 2019.

La misura si inserisce nell’ambito del “Quadro temporaneo” di aiuti (Temporary Framework) approvato dalla Commissione Europea il 19 marzo scorso e, in questo modo, si è favorito il trasferimento al sistema imprenditoriale della massa ingente di liquidità che la Bce ha immesso nel settore bancario e allo stesso tempo si alleviano i costi di indebitamento a carico delle imprese.

I settori più attivi a livello regionale nella partecipazione all’avviso sono stati, nell’ordine, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli con 774 domande, le attività manifatturiere con 547 e le costruzioni con 276. Il 44% dei mutui erogati assistiti dalle sovvenzioni del Titolo II è andato alle imprese baresi, con 381 milioni sugli 868 complessivi con 800 istanze presentate, seguite da quelle di Lecce, Taranto, Foggia, Bat e Brindisi rispetto alle 2040 totali.

«L’azione che la regione ha sviluppato per fronteggiare gli effetti del Covid– spiega Antonio de Vito, dg di Puglia Sviluppo – va nella direzione di fronteggiare l’ulteriore indebitamento che le imprese dovranno sostenere per garantire la ripartenza. Per questo il nostro intervento serve ad abbattere il costo che le Pmi pugliesi devono sostenere per l’attivazione di nuova finanza da destinare alle immediate necessità operative».

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