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Eroica in rosa: Norma Gimondi inaugura il percorso dedicato al padre Felice

di Alessandra Schepisi


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Foto: Cioli Giordano

4' di lettura

«Solitamente andavo in bicicletta con mio padre e la cosa che mi ha insegnato sempre quando si affronta una salita era quella di andare regolari, quindi nella difficoltà sentivo mio padre che mi diceva: vai regolare mantieni il ritmo ma non andare oltre». Norma Gimondi è una veterana dell'Eroica, ma la ciclostorica quest'anno le ha regalato emozioni speciali.

A suo padre Felice Gimondi, morto poco meno di due mesi prima, è stato infatti dedicato il percorso di 106 chilometri della manifestazione vintage che si è svolta a Gaiole in Chianti lo scorso 6 ottobre. Norma è una ciclista amatoriale e non si era mai cimentata prima con un percorso dell'Eroica così lungo e impegnativo, ma quest'anno ha voluto pedalare al posto di suo padre che aveva promesso la rivincita dopo la brutta caduta di due anni fa, proprio tra le strade bianche di Gaiole.

Norma Gimondi, a destra, insieme ai compagni della Salvarani sul percorso dell’Eroica dedicato a Felice Gimondi

Questa è la sua intervista all'interno della puntata di A ruota libera, il programma di Radio24 sulla bicicletta, andata in onda domenica e dedicata alle donne dell'Eroica. Insieme con Norma Gimondi ci sono Alessandra Cappellotto, ex campionessa del mondo su strada nel 1997, Mariateresa Montaruli, “giornalista a pedali” e autrice del blog “Ladra di biciclette”, e Alessandra Ortenzi, giornalista sportiva ed esperta di strategie digitali per lo sport.

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Norma, un'Eroica quest'anno molto particolare. Tu sei tanti anni che partecipi, ma quest'anno pedalando su un percorso dedicato a tuo papà. Quali sono state le tue emozioni?

È da diversi anni che partecipo all'Eroica non mi ero mai cimentata con il percorso da 209 perché per me è troppo. L'anno scorso ho fatto un percorso di 77 chilometri, ma quest'anno Brocci e l'Eroica hanno dedicato il percorro da 106 a papà e mi sembrava giusto onorare papà e L'eroica portandolo a termine. È stato davvero impegnativo perché in 106 chilometri ci sono più di 1700 metri di dislivello. Sono arrivata portandolo a termine in poco più di sei ore, ma in questo percorso le emozioni sono state tante perché da una parte pensavo a mio padre e a come avrebbe affrontato lui un percorso così con saliscendi e asperità importanti. Io solitamente andavo in bici con mio padre e la cosa che mi ha insegnato sempre quando si affronta una salita era quella di andare regolari, quindi nella difficoltà sentivo mio padre che mi diceva: vai regolare, mantieni il ritmo, ma non andare oltre. L'altra cosa bella è che ho potuto condividere questa giornata con altri amici e conoscenti di mio padre che per l'occasione hanno voluto indossare la maglia Salvarani del ‘75, quindi vedermi attorniata da queste maglie durante la gara, che gara non è, mi ha emozionato perché ho pensato a quello che provava mio padre in gara quando i suoi gregari lo tenevano coperto e lo portavano avanti per farlo vincere.

Raccontaci dell'ultima volta che tuo papà ha partecipato all'Eroica, quando è stato?

Due anni e ha fatto il percorso breve, ma all'ultima curva in discesa, visto che andava come un matto in discesa malgrado l'età, è caduto e si è procurato la frattura della spalla sinistra. Ci stava, lui mi ha sempre detto: se vai in bici devi mettere in contro che puoi cadere e poi ridendo mi diceva: “non sei un corridore se non ti sei rotto la clavicola” e quindi alla fine anche quell'Eroica che forse doveva avere tinte scure, quando abbiamo superato il tutto e siamo tornati a casa ed eravamo più tranquilli, l'abbiamo presa anche quella con un sorriso e con la voglia di tornarci.

Lui insomma aveva promesso la rivincita e tu gliel'hai regalata quest'anno con questo percorso...

A giugno aveva detto: prenota per l'Eroica perché io ho un conto aperto, devo tornare a farla e portarla a termine. Quest'anno l'ho fatta io, senz'altro su un percorso impegnativo, ma divertente e quindi sono contenta. Se c'è mi ha visto e mi ha dato una mano, l'ha fatta con me, l'ha fatta con noi.

Ti diverte anche tutto quello che c'è intorno all'Eroica? Gli abiti, i ristori…

A me tantissimo perché vedi uno spaccato di ciclismo sganciato da quello che è l'agonismo e la performance a tutti i costi, non soltanto in termini di bicicletta, ma di abbigliamento. Lì davvero si va a rievocare il ciclismo antico, il ciclismo vintage, quello fine anni ‘60 e primi anni '70, ma ci sono anche tantissimi ragazzi e ragazze che si presentano con abbigliamento anni ‘20 e ‘30 con una attenzione ai particolari che diventa davvero molto meticolosa e mi sono scoperta anche io ad apprezzare determinati abbigliamenti e determinate biciclette che non avevo mai visto prima. Quindi anche lì riesci ad imparare, se vuoi, quella che è la storia del movimento ciclistico.

Una manifestazione non competitiva i cui tratti dominanti, dice chi partecipa, sono la solidarietà, l'amicizia, la gioia di partecipare e dove si celebra “il gusto dell'impresa e la bellezza della fatica”. Secondo te il ciclismo oggi avrebbe bisogno di questo spirito?

La fatica fa parte di questo sport. Senza fatica il ciclismo non lo pratichi, dal campione al gregario, perché anche se il campione magari è più dotato, senza fatica non diventerà mai un campione. La fatica accomuna e unisce perché quando sei in difficoltà e quando davvero stai faticando l'aiuto di chi sta vicino diventa fondamentale o l'aiuto che puoi dare a chi ti sta vicino diventa fondamentale, quindi è una forma davvero di forte aggregazione. E poi credo che il ciclismo ti insegna che se lo pratichi non ti puoi nascondere mentre in altri contesti della vita tu puoi indossare una maschera. Nel ciclismo no.

Il ciclismo insegna tanto e a te ovviamente anche attraverso gli occhi di tuo papà...

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