falsa attribuzione del lavoro altrui

Esame con suggeritore? Sequestrata la patente

di Patrizia Maciocchi


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2' di lettura

Commette il reato di falsa attribuzione del lavoro altrui chi va a sostenere l’esame di guida munito di microtelecamera e auricolari e si fa suggerire le risposte “vero” “falso”. La Corte di cassazione, con la sentenza 42944, conferma il sequestro cautelare della patente per l’indagato, classe 1996, che aveva ottenuto l’abilitazione, ma non per merito suo: ci aveva messo solo un po’ di soldi.

Il caso analizzato dalla Suprema corte non era isolato, ma andava inserito nel contesto di un’organizzazione criminale che procacciava, dietro compenso, patenti di guida e carte di qualificazione conducenti. Il candidato all’abilitazione veniva fornito di apparecchiature elettroniche audio-video, in grado di trasmettere in tempo reale le immagini della schermata, proiettata sul monitor, della propria scheda di esame alla centrale operativa, dal quale l’addetto alla cabina di regia, suggeriva la sequenza delle risposte esatte.

La Suprema corte respinge il ricorso contro il sequestro di un’abilitazione tanto “sudata”. Per i giudici il titolo di guida è strettamente collegato al reato commesso ovvero “falsa attribuzione del lavoro altrui” , previsto da una legge (la n. 475) del 1925 che punisce chi consegue titoli, diplomi o lauree, senza metterci la farina del suo sacco.

Una norma che prevede, come effetto della condanna, la cancellazione dell’atto ottenuto accreditando come proprio il lavoro di altri. Nello specifico il sequestro cautelare si giustifica, in attesa di un verdetto definitivo, per la presenza di tutti gli indizi del delitto.

Il sequestro cautelare pur non incidendo sulla validità e sull’efficacia dell’autorizzazione amministrativa, in ogni caso priva il “telecomandato” materialmente del documento e quindi influisce, indirettamente, sulla possibilità di guidare. In questo modo si evitano azioni che possono aggravare ulteriormente il reato: dal fare altri esami per mezzi di categoria superiore, al mettere a repentaglio la pubblica incolumità. Scopo, questo, tipico del sequestro cautelare. Nel caso poi di condanna definitiva diventerà carta straccia una patente presa senza che l’aspirante conducente avesse dimostrato di possedere i requisiti per ottenerla. Per la Cassazione il Tribunale della libertà ha agito come prevede la legge, facendo un passo obbligatorio a tutela della pubblica fede.

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