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Esami di Stato, cresce la protesta dei neolaureati

Psicologi, farmacisti e biologi in piazza il 4 giugno a Roma: manifestazione davanti a Palazzo Chigi. Chiedono l’abolizione della prova «così come è stato fatto con i medici»

di Nino Amadore

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(Michaela Begsteiger - stock.adobe.com)

Psicologi, farmacisti e biologi in piazza il 4 giugno a Roma: manifestazione davanti a Palazzo Chigi. Chiedono l’abolizione della prova «così come è stato fatto con i medici»


3' di lettura

Hanno annunciato che scenderanno in piazza il 4 giugno, a Roma davanti a Palazzo Chigi. Sono aspiranti psicologi, farmacisti e biologi. Ma non ci sono solo loro perché ormai si è formato un fronte delle professioni sanitarie che chiede una sostanziale equiparazione per l’esame di Stato ai medici. C’è un lungo documento che racconta le varie tappe di una vicenda, quella degli esami di Stato, che si è via via ingarbugliata creando, sostengono i futuri professionisti, solo confusione e incertezza. Tre le questioni sollevate che riguardano tempi, modi e necessità degli esami di abilitazione. 

Le tappe

La prima riguarda le sessioni d’esame e in particolare la data: con il Dm 38/2020 è stato previsto il differimento delle date di esame dal 16 giugno al 16 luglio. La seconda questione riguarda il modo: in questo caso il Decreto ministeriale di riferimento firmato dal ministro della Ricerca scientifica Gaetano Manfredi è il 57/2020 e trasforma l’esame di Stato di psicologi, farmacisti e biologi per la prima sessione 2020 prevedendo un’unica prova orale svolta con modalità a distanza onnicomprensiva di tutte le materie previste nel tradizionale esame di Stato. «Nel prendere questa decisione - spiega Davide Pirrone, laureato in psicologia e animatore di un gruppo Facebook molto affollato - il ministro consulta gli Ordini professionali che danno il loro nulla osta senza considerare le richieste che avevamo provato a portare loro. E vengono ignorate anche le rappresentanze studentesche presenti nel Consiglio nazionale studenti universitari». In questo secondo caso la questione si fa più complessa perché, è l’opinione corrente, potrebbe creare disparità con gli aspiranti professionisti che si troveranno ad affrontare l’esame nella seconda sessione prevista in autunno a meno che non vi sia un intervento del ministro.

L’equiparazione con i medici

La terza questione, che possiamo definire di natura rivendicativa, riguarda la richiesta che «l’esame di Stato - si legge in un lungo comunicato - sia tramutato nel riconoscimento del tirocinio professionalizzante così come era stato fatto per i medici con il Dl Cura Italia a marzo, essendo professioni sanitarie e in quanto sappiamo bene che l’abolizione degli esami di abilitazione risulterebbero anticostituzionali». Viene fatto anche un tentativo di far passare una norma nell’ambito della conversione in legge del cosiddetto Dl Scuola (tornato alla Camera dopo l’approvazione del Senato) ma non va in porto e persino un promesso ordine del giorno si perde nei meandri del Parlamento. La proposta viene fatta poi propria dal Cnsu che redige un documento in cui chiede al Miur di «analizzare a valutare immediatamente la possibilità di effettuare una revisione della procedura di abilitazione per i corsi di laurea che prevedono già un percorso con tirocinio abilitante che ne attesta le competenze, contemplando la possibilità di abolire l’esame di Stato anche per le altre Classi di laurea che non hanno ancora un percorso formativo abilitante relativo a discipline ordinistiche, ma nessuna risposta è arrivata dal ministro».

Come se non bastasse nel frattempo sono arrivati i primi bandi delle università nei quali viene specificato che nel caso le connessioni internet saltassero durante il colloquio d’esame, starà alle commissioni esaminatrici la volontà di una eventuale bocciatura. Oltre al fatto di esplicitare che, in caso di bocciatura per tale motivo, la tassa di iscrizione non verrà rimborsata. «Non è possibile che veniamo esaminati in una simile maniera, nella quale il potere decisionale in merito al nostro futuro sia completamente nelle mani delle commissioni esaminatrici - si legge nel documento diffuso - . Un esame che normalmente si svolge in più di 3 mesi con prove intervallate da finestre temporali di più settimane adesso viene accorpato e svolto in un colloquio telematico di cui non conosciamo neppure le tempistiche. È impensabile che non vi siano disuguaglianze tra i candidati che sosterranno l’esame nella prima settimana e coloro che invece si vedrà esaminati settimane dopo. Un colloquio telematico che viene a costare a noi candidati in alcune sedi universitarie oltre i 400 euro, in un momento di totale crisi economica».

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