scrittori che riscrivono scrittori

Esattamente cos’è un essere umano? Stefano Massini lo “chiede” a Michail Bulgakov

di Alessandra Tedesco

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credit: Masiar Pasquale


3' di lettura

Succede spesso con il cinema. Romanzi pubblicati da tempo tornano alla ribalta grazie a un film. Succede in questi giorni con La douleur , opera di Marguerite Duras diventato un film di Emmanuel Finkiel. Ma succede talvolta anche con il teatro. Cuore di cane, classico dello scrittore russo Michail Bulgakov, trova nuova vita nel testo di Stefano Massini messo in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 22 gennaio al 10 marzo, con la regia di Giorgio Sangati. Non si tratta di una riduzione teatrale, ma di una vera e propria riscrittura di un testo apparentemente semplice, ma che in realtà è, attraverso una serie di metafore, una feroce satira.

«Sembra quasi un racconto illustrato per l’infanzia, una fiaba leggera. E invece è un testo caustico, terribile. Un piccolo gioiello di cattiveria e ferocia» spiega Massini, drammaturgo e scrittore (ora in libreria con Dizionario inesistente e finalista al Premio Campiello 2017 con Qualcosa sui Lehman). Bulgakov scrisse Cuore di cane nel 1925, ma in Russia fu vittima della censura e venne pubblicato solo nel 1987, poco prima dell'implosione del regime sovietico. In Italia arrivò, invece, alla vigilia di un'altra rivoluzione, quella del '68.

Il romanzo racconta la storia del professor Preobrazénskij che, volendo sperimentare una cura per ringiovanire le persone, trapianta l'ipofisi di un essere umano in un cane. Ben presto il medico scopre che l'ipofisi nasconde il segreto dello sviluppo umano, quindi il cane inizia lentamente a umanizzarsi e lui deve educarlo. La situazione gli sfugge di mano e il cane Pallino si trasforma nel cittadino Pallinov, simbolo dell'uomo nuovo sovietico detestato dal medico borghese. «È un testo ricco di ambiguità –spiega Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano – e la parola ambiguità non ha certo un'accezione negativa. Bulgakov non era un dissidente ufficiale. Non si esprime come dissidente, ma scrive con la consapevolezza che i suoi contemporanei non lo leggeranno a causa della censura. Scrive pensando di mettere un messaggio in una sorta di capsula del tempo che sarà letto e compreso anni dopo».

Un testo complesso, dunque, dietro un'apparente semplicità. «Ho cercato di scrivere un testo teatrale che contenesse le tante opere che Bulgakov aveva scritto in Cuore di cane. È un’opera multipla –spiega Stefano Massini- perché contiene una commedia borghese, un diario clinico interessantissimo, contiene anche un racconto edificante e una satira spietata e caustica. E le opere multiple sono quelle che mi affascinano di più quando devo rielaborare un testo».
Un testo che, sia letto nella versione originale, quella del romanzo di Bulgakov, sia nella versione teatrale di Massini, ha diversi livelli di lettura oltre a una grande contemporaneità. A partire dall'ossessione per la bellezza e per l’elisir di eterna giovinezza. Ma c'è anche qualcosa in più. «L'idea di dover impostare la politica come qualcosa che improvvisamente renderà tutto nuovo, che getterà il passato e cambierà tutto- dice Massini-. Basta guardare a quello che succede negli Stati Uniti, in Italia o in altri paesi dell'Occidente. In questa idea di politica la sintonia con il nostro tempo è totale. In Cuore di cane c'è la creazione dell’uomo nuovo che, in modo aspramente satirico, è un uomo nuovo che nasce da un animale».

Infine una riflessione che non conosce i confini del tempo e che viene incarnata in una domanda: cosa dobbiamo insegnare a un animale affinché diventi un essere umano? «Nel romanzo di Bulgakov la risposta è apparentemente semplice: il linguaggio e camminare in posizione eretta –spiega Stefano Massini-. Ma lentamente si scopre che la cosa più complicata è insegnare come si sta al mondo, con tutto il suo bagaglio di falsità e ipocrisie. È una domanda che ci pone davanti ai limiti e alle contraddizioni del nostro vivere umano e soprattutto del nostro vivere borghese».

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