attacco chimico del regime sui ribelli

Escalation Siria: Pentagono non esclude azione militare

di Redazione Online

Siria, gli ultimi combattenti cominciano a lasciare Douma

7' di lettura

Dopo l’attacco chimico ieri in Siria si potrebbe ripetere il copione che abbiamo già visto nell’aprile 2017 quando un altro devastante attacco chimico contro civili scatenò la reazione di Trump, primo raid del presidente neoletto. A un anno esatto - era il 4 aprile 2017 - si potrebbe ripetere la stessa dinamica. Nel fine settimana la notizia di un attacco chimico contro civili nei rifugi che ha fatto più di cento vittime. La prima reazione di Trump: «Assad è un animale». Il presidente americano però stavolta non pensa e agisce da solo: la Casa Bianca diffonde un comunicato in cui dice che vi sarà «una forte risposta comune» assieme al presidente Macron.

Ma è di pochi minuti fa, l’agenzia che cambia le cose: Jim Mattis, capo del Pentagono, ministro della Difesa Usa, uno degli ultimi baluardi della prima squadra di Trump (gli altri tutti licenziati o dimessi), ha dichiarato che dopo l’attacco con armi chimiche in Siria, «gli Stati Uniti non esclusono un ’azione militare».

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Nella notte intanto c’è stato un raid aereo in Siria. Mosca, per bocca del ministro Lavrov, lancia un avvertimento agli Usa e ai suoi alleati circa il rischio di escalation. Intanto, dopo gli ultimi fatti, sarebbe cominciata la “deportazione” dei ribelli da Duma verso il nostro della Siria. Sul fronte diplomatico, poi, si registra una telefonata tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin , colloquio incentrato sul presunto attacco chimico nel Ghuta orientale.

La telefonata Erdogan-Putin
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan avrebbe espresso preoccupazione a Vladimir Putin circa il sospetto attacco chimico contro Duma, ormai ex roccaforte dei ribelli anti-Assad nel Ghuta Est. Erdongan, secondo fonti vicine alla presidenza di Ankara, avrebbe sottolineato l’importanza di proteggere i civili. Dopo l’attacco di sabato su Duma, intanto, sarebbe cominciato il trasferimento dei miliziani verso il nord del Paese. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani – secondo quanto riporta l’Ansa – segnala che oltre 2mila persone tra miliziani e loro famiglie sono stati trasferiti a bordo di una trentina di pullman: dono diretti nel distretto di Jarablus, in un’area a controllo turco, come previsto dall’accordo raggiunto domenica tra gli stessi miliziani, la Russia e il regime di Assad.

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Il raid aereo contro Damasco
Un raid con lancio di missili su un aeroporto militare siriano ha causato 12 morti la notte scorsa. Secondo i media siriani l’attacco ha provocato almeno dodici le vittime: tra i morti ci sarebbero anche dei soldati iraniani. Sotto accusa da parte di Russia e Siria l’aviazione di Israele, ritenuta responsabile del blitz. Mentre nelle prime ore della mattina Stati Uniti e Francia – che avevano «condannato l'orribile attacco con armi chimiche in Siria e hanno concordato che il regime di Assad deve essere chiamato a rispondere per i suoi continui abusi dei diritti umani» – hanno negato la paternità del raid.

Per Mosca e media arabi è stato Israele
Israele Secondo fonti russe il raid sarebbe stato condotto da due aerei F-15 israeliani che avrebbero lanciato otto missili guidati. L’attacco, sempre secondo Mosca, sarebbe avvenuto dal Libano, quindi senza violare lo spazio aereo siriano. Nessun consulente militare russo è tra le vittime, riferisce il ministero della Difesa russo che precisa anche come le difese di Damasco avrebbero abbattuto cinque missili. Ora anche la tv siriana incolpa Israele: in un comunicato del ministero della difesa citato dalla tv di Stato siriana si afferma che degli aerei F-15 hanno sparato contro una base vicino Homs e che è stata colpita. In precedenza media siriani avevano ipotizzato si fosse trattato di una operazione militare americana.

I media dell’area mediorientale avanzano anche un’altra ipotesi.
Secondo Sawt ad Dar degli Emirati Arabi Uniti, Ikhbariya dell’Arabia Saudita
e al Mayadin dell'Iran e degli Hezbollah (al Mayadin), l'attacco avvenuto alla base Tayfur vicino Homs non è da collegarsi al presunto attacco chimico di sabato a est di Damasco, ma, secondo le stesse fonti, sarebbe uno dei raid periodici condotti da Israele contro basi iraniane e di Hezbollah in Siria. Inoltre, secondo il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, il «raid contro la base aerea siriana
è uno sviluppo “pericoloso” della situazione sul campo e spero che gli Stati Uniti lo comprendano». Come riporta Interfax, Lavrov ha poi aggiunto:
«La situazione in Siria sta diventando fin troppo pericolosa poiché compaiono sulla scena “attori che nessuno ha invitato e anzi si sono autoinvitati».
Lavrov ha poi messo in guardia gli Stati Uniti dal condurre raid militari in Siria, così come ipotizzato da Washington. «Lo sapete, abbiamo degli obblighi nei confronti della Siria e i nostri militari hanno già espresso i loro commenti», ha detto Lavrov citato dalle agenzie. Obblighi basati sul «nostro accordo concluso con il legittimo governo della Repubblica araba siriana su richiesta di questo governo, che è, per inciso, uno stato membro delle Nazioni Unite».

Siria, Usa e altri otto chiedono riunione urgente dell'Onu

La condanna occidentale all’attacco chimico
Dopo l’attacco di sabato su Duma, roccaforte dei ribelli, con un centinaio di vittime e l’impiego probabile di armi chimiche Donald Trump ed Emmanuel Macron hanno «condannato fortemente l'orribile attacco con armi chimiche in Siria e hanno concordato che il regime di Assad deve essere chiamato a rispondere per i suoi continui abusi dei diritti umani»: lo rende noto la Casa Bianca riferendo di una telefonata tra i due leader, che hanno concordato anche di «scambiare informazioni sulla natura dell'attacco e di coordinare una forte risposta comune».

Siria, 70 morti in sospetto attacco chimico su Duma

L’attacco chimico contro i ribelli
Il sospetto attacco chimico è avvenuto nel Ghuta orientale, a Duma, roccaforte dei ribelli siriani alle porte di Damasco. Il numero dei morti, inizialmente 70, è salito a 100 e centinaia sono i feriti, molti in condizioni gravissime. I White Helmets, gruppo di soccorritori che operano in aree controllate dall’opposizione in Siria, hanno affermato che la maggior parte delle vittime sono donne e bambini: in un tweet, poi cancellato, hanno stimato un numero di 150 vittime.
Dopo lo scontro i miliziani siriani asserragliati a est di Damasco si sono arresi e saranno deportati nel nord della Siria assieme ai loro familiari mentre altri civili della zona della Ghuta si consegneranno alle autorità governative. Lo riferisce l’agenzia governativa siriana Sana secondo cui i terroristi permetteranno ai civili di uscire da Duma, ultima roccaforte di miliziani della Ghuta.

Onu: «Uso delle armi chimiche è ripugnante
Sull’uso di armi chimiche contro i civili è arrivato l’allarme del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: il suo portavoce fa sapere che «Le Nazioni Unite non sono in grado di verificare queste segnalazioni» ma Guterres osserva
che «qualsiasi uso di armi chimiche, se confermato, è ripugnante e richiede un’indagine approfondita».

Siria, devastazione senza fine

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Duro anche il commento che Donald Trump ha affidato a Twitter: «Il presidente Putin, la Russia e l’Iran sono responsabili per il sostegno all’animale Assad. Grande prezzo da pagare». Anche dal dipartimento di Stato americano è arrivata l’accusa: «Queste notizie, se confermate, sono orribili e chiedono una risposta immediata da parte della comunità internazionale - . Mosca ha tradito la convenzione sulle armi chimiche e la risoluzione 2118 del consiglio di sicurezza dell’Onu». Il Dipartimento di Stato Usa sollecita la Russia a «cessare immediatamente il suo sostegno (a Damasco, ndr) e a lavorare con la comunità internazionale per prevenire ulteriori, barbarici attacchi con armi chimiche». Anche il governo tedesco condanna l’attacco di Duma in Siria e “presume” che la responsabilità sia da attribuirsi ad Assad: lo ha dichiarato il portavoce di governo, Steffen Seibert, oggi alla consueta conferenza stampa di governo.
«Le circostanze di questo attacco con il gas fanno supporre che la responsabilità sia da attribuirsi al regime di Assad», ha detto Seibert. Gli Usa e altri otto paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu – Gran Bretagna, Francia, Polonia, Olanda, Svezia, Kuwait, Perù e Costa d'Avorio – hanno chiesto intanto
una riunione di emergenza dei Quindici sull'attacco chimico in Siria.

Anche Maurizio Martina, reggente del Partito democratico, attraverso il profilo Facebook chiede un immediato cessate il fuoco in Siria per garantire assistenza umanitaria.

La Siria nega l’impiego di armi chimiche
I media governativi siriani, però, negano l’uso di armi chimiche, così come fa il generale russo Yuri Yevtushenko secondo cui «alcuni Paesi occidentali» stanno cercando di impedire la ripresa di un’operazione contro l’Isis a Duma e «a tal fine stanno usano il solito argomento preferito dell’uso di armi chimiche da parte delle forze siriane».

I miliziani siriani anti-regime asserragliati a est di Damasco accusano il governo siriano e la Russia sua alleata di essere responsabili del presunto attacco chimico: in un comunicato diffuso sui social network, la milizia Jaysh al Islam, sostenuta dall’Arabia Saudita, afferma che «il regime criminale di Assad e i suoi alleati continuano a compiere i loro odiosi crimini contro il popolo siriano». Il riferimento alla Russia è implicito mentre è esplicita la menzione del presidente siriano Bashar al Assad.
I miliziani anti-regime asserragliati a est di Damasco chiedono al governo siriano di riprendere i negoziati per la loro resa: lo riferisce l’agenzia governativa siriana Sana, affermando che «i terroristi denominati Jaysh al Islam hanno chiesto di negoziare con lo Stato siriano» ma che le autorità di Damasco hanno posto come condizione la fine dei lanci di mortai contro la capitale da parte dei miliziani stessi. I negoziati si erano interrotti nelle ultime ore dopo gli intensi bombardamenti aerei attribuiti al governo siriano contro Duma.

La testimonianza dei medici
Al Jazeera riferisce le parole di Moayed al-Dayrani, un residente di Duma e medico volontario: «Stiamo affrontando più di mille casi di persone che hanno difficoltà a respirare dopo che una bomba al cloro è stata sganciata sulla città e il numero di morti probabilmente aumenterà ancora».

Da Roma Papa Francesco domenica mattina ha inviato il suo messaggio alle vittime: «Giungono dalla Siria notizia terribili con decine di vittime, di cui molte donne e bambini», ha detto Papa Francesco aggiungendo che «non c'è una guerra buona e una guerra cattiva e niente può giustificare l’uso di tali strumenti di sterminio contro persone e popolazioni inermi. Preghiamo perché i responsabili politici e militari scelgano un'altra via: quella del negoziato, la sola che può portare una pace che non sia quella della morte e della distruzione».

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