Musica

Esce 1995, l'album perduto di Kruder e Dorfmeister

Dopo oltre 20 anni torna il suono downtempo delle mitiche K&D Sessions, il disco che ha fatto ballare la generazione dei club e che ha reso Vienna la capitale del remix. L'intervista per “IL” in cui la coppia di dj racconta il ritrovamento dei brani in una vecchia scatola dimenticata

di Michele Casella

6' di lettura

Sul finire degli anni 90, nel mondo della musica era tutta una questione di beat. Dalle ossessioni del trip-hop alle sovraeccitazioni della drum and bass, passando attraverso gli eccessi dell'hardcore digitale e l'esuberanza del big beat, la pista da balla stava mutando forma e si muoveva sui ritmi di una nuova generazione di producer. Nel marasma di etichette e sottogeneri che venne alla luce in quel periodo, una parola si impose nel rappresentare un suono sospeso eppure mesmericamente dinamico, vellutato ma al tempo stesso sincopato, che avrebbe cambiato per sempre la musica da club: “downtempo”.

L’Europa correva alla velocità di pattern ritmici in 4/4, per farsi poi sorprendere da fibrillazioni elettroniche e accelerazioni volutamente claudicanti, ma nel 1998 il duo formato da Peter Kruder e Richard Dorfmeister pubblicò le mitiche K&D Sessions e Vienna divenne la capitale ad honorem di quella scena. Quel memorabile doppio album conteneva una raccolta di remix realizzata per brani di artisti come Roni Size, Bomb The Bas, Depeche Mode, David Holmes, e quelle 21 tracce suonavano nuove e allo stesso tempo definitive per quegli anni.

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Quei due compact disc divennero oggetti di culto a livello mondiale, ma furono anche capaci di mantenere una convincente longevità di ascolto, tanto da farne ancor oggi un album considerato fra le migliori pubblicazioni degli ultimi decenni. Per anni la stampa specializzata ha poi favoleggiata di una possibile nuova collaborazione del duo, dato che la coppia K&D ha pubblicato solo una manciata di tracce nonostante l'incredibile hype creato a livello globale.

I due austriaci hanno però privilegiato il lavoro con la loro etichetta G-Stone e i tanti impegni personali, specialmente la Peace Orchestra di Kruder e il progetto Tosca che Dorfmeister condivide con Rupert Huber. Dal 1998, dunque, nulla è più accaduto. Fino ad oggi, quando un intero album inedito composto da 15 brani viene licenziato proprio dalla G-Stone. Il disco, che si intitola programmaticamente 1995, in realtà proviene dall'archivio privato di K&D ed era stato originariamente registrato su DAT, ma poi riposto in un cassetto. Le uniche 10 copie stampate circolarono allora fra personaggi del settore, ma solo adesso i ritmi dopati sono tornati a suonare sui nostri giradischi. 1995 incrocia eleganze jazz con voci pre-war folk, inserti elettronici con sample d'annata, funk slegato con accenni brasiliani in dub, il tutto immerso in un'atmosfera rilassata e scandita da una battuta decisamente downtempo. Ne abbiamo parlato con Peter Kruder e Richard Dorfmeister, che hanno ormai abbandonato la vita dei club in favore di famiglia e figli, ma senza perdere il gusto per i suoni di ricerca e l'attitudine alla contaminazione più raffinata.

Cosa è accaduto nel 1995 a questo album appena pubblicato? E perché avete deciso di darlo alle stampe dopo 25 anni?
Il disco fu realizzato quell'anno, si trattava di un test pressing che ci servava a capire come poteva suonare e se lo potevamo usare per la nostra attività di dj. Non c'era il pensiero concreto di pubblicarlo, perché ci trovavamo nel mezzo di tante cose. Poi un anno fa ci siamo incontrati, abbiamo ascoltato un po' di roba, abbiamo ritrovato queste tracce e ci è sembrato perfetto per il periodo che stiamo vivendo.

Riavvicinarsi a quei brani è stata un'esperienza particolarmente emozionale?
Sì, assolutamente. Abbiamo riscoperto il tempo che abbiamo vissuto fra il 1992 e il 1995, così abbiamo pensato di rivitalizzare queste emozioni dei tempi andati, quando ancora il modo per socializzare consisteva nel frequentare i club e fare djing, quando ancora non c'erano le responsabilità di bimbi o famiglia. Da questo punto di vista si tratta senza dubbio di un percorso emozionale – e anche storico – ed è eccezionale pensare che siamo ancora qui. Per altre band 25 anni sono davvero tanti!

Le tracce di 1995 sono esattamente le stesse che avete registrato in quel periodo o ci avete lavorato ultimamente?
Si tratta esattamente delle stesse, fanno solo eccezione per alcuni edit che abbiamo realizzato partendo da differenti master tape. Avevamo diverse versioni di alcune tracce, così abbiamo unito parti di ciascuna ma senza modificarle. Non volevamo tradire in alcun modo le vibrazioni originali di quei pezzi.

È certamente una domanda ovvia, ma vi aspettavate tutto quel successo dalle K&D Sessions? Cosa ha significato per voi e per il vostro mondo quel doppio album?
È difficile spiegarlo a parole, si è trattato di una catena di avvenimenti. Avevamo da poco fondato la nostra label G-Stone e ci stavamo occupando di un po' tutto, compresa la promozione. Abbiamo iniziato pian piano coi remix di differenti artisti provenienti da tutto il mondo e dopo abbiamo pubblicato il DJ-Kicks con la !K7, una compilation in cui comparivano un paio di nostre tracce e alcuni brani altrui su cui stavamo lavorando. Abbiamo quindi iniziato a creare le nostre Sessions e nel 1998 il disco era pronto. Da allora tutto è si è ingigantito, si è trattato di un gran periodo e davvero non ce l'aspettavamo. In seguito abbiamo dovuto fare i conti con quanto era accaduto e la cosa che ci sorprende è quanto le Sessions siano ancora attuali, quanto le persone ne parlino ancora.

Cosa pensate dell'ascolto su piattaforme di streaming come Spotify? Credete che possa aiutare la diffusione della musica o preferite il buon vecchio vinile?
È una domanda complicata, perché entrambi amiamo il vinile e abbiamo migliaia e migliaia di dischi. Allo stesso tempo, però, mi piace anche il confort e la possibilità di avere a disposizione qualunque cosa in qualunque momento. In questo modo possiamo stare qui seduti, a parlare di musica, e trovare facilmente quel che ci interessa su Spotify. Si tratta di una soluzione conveniente, anche se odio la qualità del suono di queste piattaforme, specialmente di Spotify, non è per niente fedele. Inoltre questo modello di business potrebbe essere migliore se solo gli artisti fossero pagati un po' di più, in particolare per quelli giovani dato che è molto difficile vivere di musica oggi.

Non pensate che l'ascolto online possa far perdere qualcosa all'ascoltatore?
Certo che sì, è ancora fondamentale andare nei negozi di dischi, guardare gli album, toccare il vinile, guardare la copertina, raccogliere informazioni e avere un'idea del disco anche prima di averlo ascoltato. Ad ogni modo, a noi interessano sia le vecchie cose che le nuove, così come ci piace combinare vecchi sintetizzatori e nuovissimo software.

A mio parere il termine “downtempo” ha rappresentato una perfetta sintesi di un certo suono, vi siete mai riconosciuti in quell'etichetta?
Sì, ci posizionavamo senza dubbio lì, ma per l'appunto si trattava solo di un'etichetta che si usava per un determinato stile. In qualche modo la downtempo esiste ancora, ma nelle nostre Sessions trovavi anche drum and bass e four on the floor. Ad ogni modo la parola downtempo per noi ha funzionato e nel 1995 ci stava bene. Oggi i nostri gusti sono fondamentalmente gli stessi, ma decisamente espansi, e possono provenire da qualunque cultura o stile.

Dopo le Sessions il pubblico ha per anni atteso un vostro album assieme, ma fino ad oggi nulla era arrivato. Cosa è accaduto? I progetti personali hanno preso il sopravvento?
In effetti sì, con le K&D Sessions avevamo raggiunto un ottimo risultato e non eravamo pienamente soddisfatti delle nuove cose. Inoltre il tempo è volato con i progetti solisti…

Nel disco 1995 ci sono molti riferimenti all'uso di sostanze psicotrope, quel mondo era parte integrante della vostra creatività di allora?
Sì, in passato era importante, in quei giorni fumavamo sempre quando suonavamo assieme. Si trattava di una routine quotidiana e per gran parte del tempo potevamo meditare e produrre musica. In realtà fumiamo ancor oggi, ma non nella stessa modalità e quantità. A livello culturale, oggi in Europa sono arrivate tante altre droghe. Prima tutti fumavano, ma ora c'è tanto di più, ogni generazione trova ciò che la può rendere felice.

La pandemia ha molto modificato le vostre vite e il vostro lavoro?
Avremmo dovuto suonare in tour un po' dappertutto e non aspettavamo altro, mentre ora dovremo aspettare sei mesi o forse più. Eppure noi possiamo andare in studio e fare musica, mentre il nostro team deve restare semplicemente in attesa e questo è molto triste e frustrante.

Adesso quanto dovremo aspettare per una nuova uscita della coppia Kruder & Dorfmeister? Cosa vi attende in futuro?
Be', almeno 20 anni! (risate). Stiamo lavorando ad alcuni progetti in solitaria che vedranno una pubblicazione fra non molto, ma ora siamo assolutamente focalizzati su 1995. C'è tanto lavoro da fare su questo disco e senza dubbio tireremo fuori qualcosa di creativo per il prossimo futuro.

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