Capitale europea della cultura

Esch-sur-Alzette, capitale della cultura industriale e dell’integrazione europea

La città lussemburghese propone dal prossimo 26 gennaio un ricco cartellone di iniziative per “trovare dei nuovi cammini di sviluppo attraverso le culture”

di Stefano Biolchini

3' di lettura

Esch-sur-Alzette. Non è del Lussemburgo bello e sognante, con le rocche protette e i castelli da favola, che vogliamo parlare. Qui di altre torri si vuol raccontare. E sono alte torri di ferro e d'acciaio, che si stagliano rugginose e severe di tubi e lamiere, su basi spente e ancor ruggenti di altiforni come misteriosi antri infernali. A guardarle viene alla mente Orfeo, irresistibilmente attratto dalla sua Euridice che qui si protende d’ombre ferrugginose e ardenti. Ed è un'attrazione inaspettata. Il Lussemburgo che mai immagineresti è qui ad Esch-sur-Alzette, nella regione del sud del Granducato, quasi 40 minuti di treno, gratuito, dalla capitale.

Esch-sur-Alzette, Capitale europea della cultura 2022

Qui, nel cuore d'Europa, duramente si forgiava l'acciaio i cui componenti provenivano dalle faticose miniere dei d'intorni. Oggi qui si produce cultura, e la si fa ai massimi livelli. Esch-sur-Alzette è la Capitale europea della cultura per il 2022, perché la sua valorizzazione della cultura industriale, che così gran parte ha nella storia della costruzione europea, qui ha il suo splendido fulcro.

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Altiforni e ciminiere

Agli altiforni spenti qui fanno da contraltare padiglioni universitari progettati dalle migliori menti europee e non solo; le fucine d'un tempo, rovinose ormai, sono state sezionate da giardini e specchi d'acqua su cui si aprono terrazze gaudenti. Le ciminiere d'un tempo che fu, private del fumo, brulicano di visitatori che come formichine invaghite si inerpicano fino alle vette panoramiche di una città nuova d'architetture colorate e di facciate specchiate.

Esch-sur-Alzette, Capitale europea della cultura 2022

Esch-sur-Alzette, Capitale europea della cultura 2022

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I minatori

Nel passato qui arrivavano minatori dalla Polonia, dall'Italia, dalla vicina Francia, dal Portogallo. L'eredità di questo passato lontano pochi decenni la si ritrova qui nel crogiuolo di lingue che risuonano ovunque, in città ora sono studenti e turisti. Il passato industriale resta, confinato fra le ormai poche officine ancora attive, mentre ruspe e gru rimuovono i residuati di un passato inquinato che qui si trasforma in parchi scintillanti fra le architetture contemporanee di Esch-Belval.

La si visita in bicicletta o anche attraverso tour guidati con caccia al tesoro lungo un percorso di 6,4 km la Cité des Scienses , de la Recherche et de l’Innovation. Qui è l'università a rappresentare il nuovo centro pulsante, mentre appena fuori - con il confine con la Francia a ridosso e “indefinito”, tanto da stringere i viciniori comuni francesi nel progetto di capitale europea - sono le vecchie officine che si sono trasformate in spazi espostivi e centri d'aggregazione culturale. Uno per tutti, il Kulturalfabrik. A segnare il paesaggio qui sono le facciate con i murales dipinti e le cancellate aperte ai visitatori. Entri, ed è un brulicare di artisti e iniziative. Dalle arti plastiche, al cinema al teatro, alla video art, ci sono performer da ogni dove.

Remix yourself, Remix your culture

“Trovare dei nuovi cammini di sviluppo attraverso le culture” è questo il fil rouge che accomuna il progetto di Esch 2022 all’insegna del “Remix yourself, Remix your culture”. Perché la vera forza del Granducato sta nel melting pot di lingue, culture, cucine, abitudini e usi che l’emigrazione ha creato. Tutti aspettano il 26 febbraio per il debutto ufficiale del programma che ha in serbo 160 progetti e circa 2000 avvenimenti, 310 performance e 141 concerti. Ed è chiaro fin da subito che qui non si punta soltanto ad attrarre turisti, ma a coinvolgere a pieno titolo le amministrazioni e i cittadini delle regioni limitrofe.

Minett Park

Un esempio fra i molti è il Minett Park, parco industriale, naturale e ferroviario a Fond-des-Gras, che con le sue miniere, la sua riserva di verde e il bellissimo ricovero-officina-museo dei vecchi treni costituisce un mirabile esempio di recupero della storia e architetture industriali. Qui i vagoni dei treni riprendono vita, gli ottoni brillano, le vecchie vernici risplendono e le locomotive tornano a sbuffare in un’atmosfera davvero magica.

Insomma Esch-sur-Alzette è una vera e propria scoperta. La Lussemburgo delle grandi Banche e dei Fondi europei qui è chiaro che offre il miglior volto della sua recita. Il risultato è quello di un’offerta culturale multieuropea, niente di meglio per rappresentare quanto di buono l’integrazione ha saputo creare nel vecchio continente. Non c’è quindi di che stupirsi se, comunque vada, questo è solo la cronaca anticipata di un successo annunciato.

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