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Escluse “contaminazioni” tra regime Iri e disciplina delle opzioni

di Stefano Mazzocchi

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(Mimmo Frassineti / AGF)


3' di lettura


Com'è noto il regime Iri è applicabile esclusivamente per effetto dell'esercizio di un'apposita opzione da parte dei soggetti ammessi (imprenditori, Snc e Sas in contabilità ordinaria e srl “trasparenti”): è lo stesso art. 55-bis, quarto comma, del Tuir a precisarlo, aggiungendo che l'opzione stessa – di durata pari a cinque periodi d'imposta e rinnovabile - dev'essere esercitata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d'imposta cui è riferita la dichiarazione.
Al riguardo appare interessante mettere a confronto la regola citata – introdotta dal Legislatore della legge di Bilancio 2017 (L. 11 dicembre 2016, n. 232) – con la disciplina ordinaria dettata per l'esercizio delle opzioni.
L'art. 1, comma 1, del Dpr 10 novembre 1997, n. 442, in particolare, sancisce in sostanza tre principi: 1. che l'opzione per l'applicazione di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili può essere desunta da comportamenti concludenti del contribuente oppure dalle modalità di tenuta delle scritture contabili; 2. che quanto precede si estende alle relative revoche; 3. che la validità dell'opzione e della revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall'inizio dell'anno o dell'attività.
Il problema si pone soprattutto per quei soggetti che sono attualmente in contabilità ordinaria per opzione che traslano il reddito per trasparenza sui soci con un vincolo triennale di permanenza ex art 18 del DPR n. 600/73. Tale vincolo triennale si estende anche alla trasparenza del reddito o potrebbe essere interrotto immediatamente con l'adozione dell'Iri?
In tema di opzioni, opera il principio dell'efficacia del “comportamento concludente”, intendendosi per tale “l'effettuazione da parte del contribuente di adempimenti che presuppongono inequivocabilmente la scelta di un determinato regime, osservandone i relativi obblighi, in luogo di quello operante come regime di base; ciò, ferma restando la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi per avvalersi del regime opzionale” (Circolare Ministero delle Finanze 27 agosto 1998, n. 209/E).
Come si coniuga detto principio alla specifica disciplina dettata per il regime Iri, considerato che il nuovo art. 55-bis del Tuir nulla dice al riguardo, con particolare riferimento ai soggetti che erano in contabilità ordinaria per opzione?
Proprio alla luce del silenzio della norma introdotta dalla legge di Bilancio 2017, si dovrebbe concludere per l'inefficacia del “comportamento concludente” non soltanto – come sembra ovvio – in sede di esercizio iniziale dell'opzione per l'Iri, ma anche ai fini del suo rinnovo. Quest'ultimo, invero, dovrà essere manifestato espressamente in sede di presentazione della dichiarazione allo scadere del quinquiennio, dovendosi escludere la regola che conferisce effetti al comportamento concludente. Tale conclusione – che potrebbe essere smentita dall'Agenzia delle Entrate attraverso uno specifico intervento interpretativo – appare confermata dalla Circolare 22 febbraio 2017, n. 4 dell'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili – Sezione di Milano. Questa ipotesi di impossibilità di immediata adozione del nuovo regime IRI sembrerebbe ulteriormente rafforzata anche dalla mancata istituzione del codice tributo per gli acconti Iri che teoricamente dovevano essere versati congiuntamente con il saldo Irpef dai soci o dagli imprenditori “trasparenti” ex artt. 5 e 116 del Tuir al fine del passaggio definitivo dalla trasparenza al regime Iri. In alternativa è invocabile da questa tipologia di contribuenti il DPR n. 442/97 che prevede in caso di modifica legislativa la possibilità di revocare la trasparenza con l'adozione dell'Iri, con tutte le pericolosità del caso?
Del comportamento concludente potrebbero invece usufruire i contribuenti che per natura sono ammessi al regime di contabilità semplificata (ai sensi dell'art. 18, comma 6, del Dpr 29 settembre 1973, n. 600), al fine di “transitare” nel regime contabile ordinario, e di conseguenza optare congiuntamente per il regime Iri. Come si evince è necessario al fine di rendere sicuro questo passaggio che l'Agenzia si esprima al piu' presto su questo punto controverso.

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