MONTAGNA: ALPE DI SIUSI

Escursioni, bici e golf: palestra a cielo aperto nell’altopiano d’Europa

D'estate il territorio diventa un paradiso per gli amanti del movimento, ma non mancano ristoranti stellati e lodge di lusso

di Antonio Larizza


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Alpe Di Siusi

4' di lettura

Sull’Alpe di Siusi, l’altopiano più vasto d’Europa, il mare d’estate incontra il mare d’inverno e, in pochi minuti, finisce tra i concetti che il pensiero non considera. Ai piedi del massiccio dello Sciliar, con davanti i profili dolomitici del Sassolungo e del Sassopiatto e all’orizzonte il Gruppo del Sella e la Marmolada - tra 26 km quadrati di prati che ondeggiano da 1.600 a 2.000 metri di altitudine, fitti boschi di abeti rossi e cembri, fienili, malghe, sorgenti, ruscelli e una flora composta da 790 specie - anche la spiaggia più bella e il mare più azzurro spariscono dai pensieri di chi da Ortisei - conquistando in cabinovia l’area del monte Piz - o dal centro di Siusi - risalendo in auto, bus o cabinovia fino al Compaccio - raggiunge l’Alpe. L’estate scorsa i vacanzieri sono stati 205.874, per 1.092.739 pernottamenti. Più che in inverno.

L’area vacanze Alpe di Siusi include, oltre all’altopiano, i comuni di Castelrotto, di cui Siusi è un frazione, Fiè allo Sciliar e Tires al Catinaccio. Confina a nord con la Val Gardena - che inizia dalla vicina Ortisei (91.754 turisti e 476.977 pernottamenti nell’estate 2018) - con cui condivide l’offerta turistica. «Già nel secolo scorso – racconta Cinzia Bernardi, proprietaria con il marito Hugo Bernardi del Gardena di Ortisei, con il suo ristorante stellato, e sull’Alpe dell’hotel Alpina Dolomites – Ortisei era una meta privilegiata. Dalla Germania e dal nord Europa venivano alpinisti ed escursionisti, mentre gli italiani in montagna cercavano soprattutto la frescura estiva. I turisti americani e giapponesi concludevano qui i loro soggiorni in Italia, per riposarsi dopo aver visitato le città d’arte».

Le origini del turismo sull’Alpe di Siusi sono collegate più di quanto si pensi con Ortisei e la sua comunità ladina. All’inizio del ’900 l’Alpe attirava già sciatori da tutta Europa: salivano a piedi, con gli sci in spalla, pur di poter percorrere le dolci discese assolate. Fino a quando, nell’inverno del ’35, fu inaugurata la funivia sulla tratta che ancora oggi da Ortisei porta all’Alpe. I turisti-sciatori potevano raggiungere Ortisei in treno e, da lì, accedere al comprensorio. Da allora, un crescendo. Nel ’38 nasce il primo impianto di risalita sull’Aple: la slittovia Giogo-Panorama e viene costruita la strada da Siusi. Poi il primo skilift, il “Mezdì” (1940) e la prima seggiovia, la “Monte Piz” (1949).

Dopo la guerra, la popolazione locale scommette sul turismo, come economia da affiancare all’agricoltura. «È accaduto tutto molto rapidamente, quasi come un’esplosione. Ai turisti si sono aggiunti gli ospiti giornalieri: servivano nuovi impianti di risalita, rifugi con ristoro, parcheggi e strade», ha raccontato in occasione degli 80 anni della slittovia Giogo-Panorama Walter Urthaler, classe 1938, albergatore di terza generazione con l’hotel Urthaler. Era l’alba di quella che sarebbe diventata l’area sciistica Val Gardena-Alpe di Siusi che nella dimensione odierna vanta 1.220 km di piste e 450 impianti di risalita. Un territorio che in estate si trasforma in una palestra a cielo aperto per famiglie e amanti del movimento, grazie a 450 km di sentieri escursionistici, 600 km di percorsi per mountain bike, 240 km di circuiti per la corsa e un campo da Golf di 18 buche.

In quella che Urthaler ricorda come “una corsa all’oro” i rifugi diventano alberghi, gli alberghi hotel. Così, in mezzo ai pascoli d’altura - una mappa del 1600 censiva già 400 fienili e 100 malghe, con una popolazione di 1.500 mucche e 800 buoi condotti in quota d’estate - oggi sull’altopiano si contano 31 strutture ricettive per 1.801 posti letto (che salgono a 163 per 7.024 posti letto se si includono i comuni dell’area).

Tra le aperture più recenti c’è il rifugio Adler Mountain Lodge – rinato nel 2014 dalle ceneri dell’Hotel Mezdì, costruito nel ’39 dalla famiglia Höglinger, originaria di Ortisei, passato di mano negli anni ’70 e poi acquistato dalla famiglia Sanoner. Si raggiunge dalla cabinovia di Ortisei, lungo un sentiero nel bosco. O ancora la baita Tschötsch Alm, riaperta nel 2015 sul sentiero della Bullaccia dalla famiglia Jaider. Oggi alla sesta generazione, la famiglia gestisce a Sant’Osvaldo (Castelrotto) anche il Maso Tschötscherhof – che ospita tra l’altro il Museo del Contadino - con camere, appartamenti e un ristorante tipico, in passato frequentato anche dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che a Siusi aveva una casa di villeggiatura. Il maso è un esempio di offerta turistica legata alla tradizione, offerta diffusa che completa quella delle grandi strutture e contribuisce a rendere sostenibile il turismo dell’area. «Negli anni – spiega Sara della famiglia Jaider – gli interventi all’Alpe sono stati massicci. In futuro, se si procederà nella stessa direzione, l’Alpe non sarà più la stessa».

L’Alto Adige ha 530mila abitanti, ma ogni anno accoglie 7,5 milioni di turisti. Il 60% arriva in estate. La sostenibilità del turismo è al centro dell’agenda della politica, che ha fatto degli strumenti di difesa dell’autonomia anche strumenti di sviluppo sostenibile, puntando su tecnologie green, food economy e mobilità sostenibile. Dall’obiettivo di produrre da fonti rinnovabili oltre il 90% del fabbisogno energetico locale, al piano dei trasporti disegnato per garantire una fermata a meno di 500 metri al 90% della popolazione che abita o soggiorna al di sotto dei 1.600 metri. Garanzie di futuro, per le Dolomiti: i monti pallidi nati 280 milioni di anni fa e dal 2009 Patrimonio mondiale Unesco. Le montagne “più belle del mondo”, a detta di chi le montagne le guarda anche dall’alto, l’alpinista estremo Reinhold Messner.

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