maxi-evasione

Esenti dal ticket con il conto in Svizzera

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

Nelle banche svizzere movimentavano migliaia di euro, ma in Italia non pagavano il ticket sanitario o dichiaravano il falso per ottenere prestazioni sociali agevolate, come il servizio mensa. È la storia di una maxi evasione che si protrae da anni, ma che ora il Nucleo speciale spesa pubblica e repressioni frodi comunitarie della Guardia di finanza sta cercando di arginare attraverso accertamenti sempre più stringenti.

Le false autocertificazioni
Nel mirino sono finiti i “furbetti” dell’esenzione: attraverso false autocertificazioni dichiarano redditi esigui o inesistenti, così da beneficiare dell’esonero del ticket per prestazioni farmaceutiche, medico specialistiche e assistenziali. E mentre si discute se inserire in Manovra l’abolizione del superticket, è stata scovata questa illecita «consuetudine» a danno non solo delle casse dello Stato, ma anche di tutta la collettività, le cui tasse hanno anche lo scopo di garantire ai reali indigenti servizi sanitari e assistenziali. Un meccanismo diffuso, ritiene la Finanza, che favorisce una maxi frode (tra spesa previdenziale, spesa sanitaria e prestazioni sociali agevolate) stimata in complessivi 163 ,6 milioni di euro (dato del 2016) e che, nella maggior parte dei casi individuati, ricade nelle previsioni dell’articolo 316 ter del codice penale: «Chiunque mediante l’utilizzo di dichiarazioni false (...) consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi» concessi «dallo Stato (...) è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni» oltre al pagamento della sanzione. Stando alle rielaborazioni, nel 2016 sono stati denunciate 17mila 354 persone e sono stati compiuti sequestri di beni mobili e immobili per circa 23,5 milioni di euro.

I «buchi di cassa» sul territorio Evasione per ticket sanitari e prestazioni agevolate indebite in base agli accertamenti della GdF. Dati in euro

Le verifiche nel 2017
Gli accertamenti sono stati svolti dal gruppo spesa pubblica e danni erariali delle Fiamme gialle, che in questi mesi del 2017 ha analizzato le posizioni di soggetti sparsi sull’intero territorio nazionale che, attraverso «false autocertificazioni sul reddito» ,scaricavano il costo delle prestazioni sul Servizio sanitario regionale. In realtà - è stato appurato - dietro le certificate indigenze economiche si nascondevano patrimoni da capogiro: immobili, autovetture di lusso, imbarcazioni ma anche operazioni finanziarie speculative. Stando ai dati preliminari del 2017, risultano più di 5.240 soggetti denunciati alla magistratura ordinaria o sanzionati per via amministrativa, per aver percepito illecitamente risorse o agevolazioni proprio a carico della spesa sanitaria e del sistema previdenziale. La regione dove risulta il maggior numero di indebito ottenuto (somma tra il valore del ticket evaso e la prestazione agevolata) risulta la Puglia, con 191 mila euro (sanzioni per 364mila euro), ma anche il Lazio, con 128mila euro (225mila di sanzioni) e la Lombardia con 87mila euro (78mila di sanzioni). La lista è lunga (si veda la tabella) e pone l’accento su un particolare di non poco conto: le varie evasioni, nel complesso, hanno un valore relativamente basso, ma sono state compiute da soggetti risultati essere ricchi.

Così si è scoperto che la signora 78enne di Roma ha beneficiato di esenzioni per 1.500 euro ma parallelamente spostava su conti correnti bancari in Svizzera denaro per circa 100mila euro. Operazioni finanziarie incompatibili con la «autocertificazione» di indigenza che le ha consentito di scaricare i costi sul Servizio sanitario della Regione Lazio. Il proprietario terriero di Varese, invece, ha ottenuto esenzioni per 1.000 euro proprio mentre spostava verso l’estero denaro per 1,3 milioni di euro. Un 56enne ed una 71enne, residenti in provincia di Taranto, hanno usufruito di esenzioni rispettivamente per più di 1.700 e 1.900 euro, pur avendo la disponibilità di diverse unità immobiliari e terreni, l’uno, ed avendo operato movimenti di capitali l’altra.

L’imprenditore sconosciuto

Uno dei casi sfociati nella denuncia penale, riguarda l’imprenditore edile di Potenza - con importanti lavori in tutto il capoluogo lucano - risultato, addirittura, un evasore totale. La Guardia di finanza ha accertato che aveva nascosto al fisco introiti per 500mila euro, oltre a un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti che servivano a gonfiare costi fittizi per frodare anche l’Iva. Gli inquirenti hanno individuato la sua posizione attraverso l’analisi delle banche dati. A una prima verifica, l’imprenditore è risultato indigente, al punto da usufruire del servizio mensa e di varie prestazioni sociali per circa 10mila euro. La successiva analisi di altri informazioni, ha portato alla luce un tenore di vita che proprio non coincideva con quello stato di indigenza autocertificato.

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