DA OGGI IN AULA ALLA CAMERA

Esodati, rider, stabilizzazioni: i «bocciati» del decretone

di Marco Rogari

Dai rider alle pensioni dei sindacalisti, le promesse mancate del decretone


3' di lettura

Il pensionamento immediato di altri 1.300 esodati. Gli incentivi collegati al reddito da estendere anche alle trasformazioni di contratti a termine. L’inclusione dei comunicatori pubblici nel bacino dell’Inpgi. Le cosiddette “norme-rider”. Sono solo alcuni degli esclusi eccellenti dal treno del decretone che si accinge a concludere la sua corsa parlamentare con il via libera della Camera (dopo il probabile ricorso alla “fiducia”) atteso a metà settimana e quello definitivo del Senato, dove nelle scorse settimane ha già ricevuto un ok in prima lettura, tra il 26 e il 28 marzo. Una sorta di galleria delle occasioni perdute o delle occasioni mancate a seconda dei punti di vista, anche a causa della difficoltà a reperire le risorse per i ritocchi più costosi. Eppure, ad annunciare queste misure erano state, a vario livello, le forze politiche che sostengono il Governo.

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Gli impegni rispettati dalla maggioranza
M5S e Lega con il restyling operato tra Palazzo Madama e Montecitorio hanno comunque mantenuto fede ad alcuni impegni assunti al momento dell’avvio del cammino parlamentare: dal pacchetto disabili, seppure in forma contenuta rispetto alle attese, e dall’innalzamento a 45mila euro del limite per l’anticipo della liquidazione (Tfs) della laurea, fino al recepimento del faticoso accordo con le Regioni sui navigator e all’eliminazione della soglia anagrafica dei 45 anni per il riscatto agevolato della laurea.

Lo stop alla norma salva-esodati
I tecnici del governo avevano preparato un emendamento da presentare in commissione Lavoro alla Camera che, con un riscatto a forfait di 2.620 euro per ogni anno di mancata contribuzione fino a un periodo massimo di otto annualità, avrebbe consentito a poco più di 1.300 lavoratori “esodati” di accedere alla pensione anticipata con “quota 100” o con Opzione donna. Ma la coperta corta delle coperture non ha consentito di dare il via all’intervento. In Commissione non sono neppure passate le proposte della Lega che puntavano a garantire un accesso all’Ape sociale a un certo numero di “esodati”.

Marcia indietro sulla «stretta» alle pensioni dei sindacalisti
Alla fine è rimasta ai blocchi di partenza la stretta sulle pensioni di sindacalisti, alla quale a lungo ha provato a lavorare il M5S. Già al Senato i pentastellati hanno prima presentato e poi ritirato (anche per lo stop della commissione Bilancio) un emendamento che prevedeva di rivedere il conteggio dei contributi figurativi negli anni di aspettativa per attività sindacale e il progressivo ricalcolo contributivo dell’assegno per chi già percepisce un trattamento pensionistico secondo il vecchio sistema retributivo. Nel passaggio alla Camera è stata poi tentata la carta della riformulazione che però non è andata in porto, complici forse i tavoli nel frattempo aperti dal vicepremier Luigi Di Maio con Cgil, Cisl e Uil.

Rdc, niente estensione degli incentivi
Nelle scorse settimane era stato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi (M5S), ad evocare una possibile misura per estendere l’incentivo collegato al Rdc attualmente previsto per i contratti a tempo indeterminato anche alla stabilizzazione di quelli a tempo determinato valutando pure l’opportunità di far scattare lo sgravio pure per le assunzioni a tempo indeterminato non a tempo pieno. Un intervento in questo senso è stato preparato dai tecnici del Governo sempre in occasione del passaggio alla Camera del decreto, ma l’impossibilità di recuperare le risorse necessarie ha provocato lo stop.

Il nodo “rider”
Si è bloccato sul nascere l’emendamento abbozzato dai tecnici del ministero del Lavoro che includeva anche le prestazioni attraverso piattaforme digitali tra quelle cui si applica la disciplina del lavoro subordinato. Questo correttivo tra i suoi effetti avrebbe potuto avere anche quello di vedere applicata a tutte le collaborazioni, non solo i “rider”, che si sviluppano nell’ambito dell’organizzazione di un’azienda la «disciplina del rapporto di lavoro subordinato». L’emendamento avrebbe infatti riscritto il comma 1 dell’articolo 2 di uno dei decreti attuativi del Jobs act, introducendo una stretta piuttosto forte sulle collaborazioni.

Tutto fermo anche per l’Inpgi
In commissione Lavoro alla Camera è rimasto al palo anche un emendamento del Carroccio che riguarda l’Inpgi. Il testo, che non sembrava affascinare troppo il M5S e che a Montecitorio è stato è stato oggetto di vari ripensamenti sulla sua ammissibilità, prevedeva l’iscrizione dal primo gennaio 2020 anche dei comunicatori professionali, sia in ambito privato che pubblico, all’Istituto di previdenza dei giornalisti: una platea di 14-20mila lavoratori della comunicazione, cui vanno aggiunti circa 3mila comunicatori autonomi.

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