l’intervento

Espero e Laborfonds: parificare il Fisco tra pubblico e privato

Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, i due fondi pensione chiedono una parificazione tra lavoratori pubblici e privati estesa anche al Fisco

di Ivonne Forno e Francesco Moretti (*)

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Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, i due fondi pensione chiedono una parificazione tra lavoratori pubblici e privati estesa anche al Fisco


3' di lettura

Fondo Espero e Laborfonds (fondo pensione territoriale delle province di Bolzano e Trento) promuoveranno una iniziativa finalizzata a ottenere una nuova sentenza a tutela dei propri aderenti. La breccia nel muro aperta lo scorso mese di ottobre con la sentenza della Corte Costituzionale, che ha parificato il trattamento fiscale dei dipendenti pubblici a quello dei dipendenti privati con riferimento ai riscatti volontari degli iscritti al fondo pensione, non è stata infatti sufficiente ad eliminare definitivamente le diseguaglianze ancora esistenti nel trattamento delle altre prestazioni (come nel caso del pensionamento).

Il percorso seguito per arrivare fino al giudizio della Corte si è rivelato complesso e pieno di insidie, ma è stato esperito con successo: la previgente norma è stata dichiarata illegittima richiamando la violazione dell'articolo 3 della Costituzione (“..tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge … è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli … che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini …”), ma ha limitato la sua portata al solo caso di riscatto per volontà delle parti. E' bene ricordare che il legislatore aveva già equiparato il trattamento fiscale di tutte le prestazioni erogate dal Fondo pensione per le contribuzioni successive al 2017 riferite a tutte le tipologie di prestazioni: anche in quel caso, però, “dimenticandosi” dei fare riferimento ai periodi precedenti al 2018!

Per tale motivo, in una azione coordinata con gli altri Fondi pensione destinati a dipendenti pubblici, Espero e Laborfonds hanno recentemente inviato una istanza di interpello all'Agenzia delle Entrate con l'intento di risolvere definitivamente in via interpretativa tale diversità di trattamento: purtroppo anche in questo caso l'Agenzia non ha accolto la richiesta. C'era da aspettarselo? Forse sì. Ma nell'interesse degli aderenti era necessario intraprendere da parte dei fondi anche questa strada per velocizzare i tempi dell'equiparazione.

La Corte Costituzionale avrebbe potuto esprimersi in senso ampio (fatto questo peraltro evidenziato anche dall'Agenzia delle Entrate), non solo rispetto agli aspetti strettamente fiscali, ma anche riguardo a quelli di carattere sostanziale, ovvero quelli che differenziano le prerogative dei dipendenti pubblici rispetto a quelli del settore privato. Basti pensare – fra tutte – alla possibilità che i dipendenti privati hanno di chiedere, dopo otto anni di iscrizione alla previdenza complementare, l'anticipo fino al 30% della posizione maturata presso il fondo pensione, possibilità negata ai pubblici dipendenti. Per non parlare poi della diversa disciplina applicata agli uni e agli altri in caso di premorienza.

Così come in queste settimane travolti dagli effetti del coronavirus siamo costretti a pazientare in lunghe code fuori dai supermercati per fare la spesa, con determinazione ci rimettiamo “in fila” per promuovere nuove cause pilota che andranno a smontare, “pezzo dopo pezzo” l'attuale assetto normativo. Ci vorrà del tempo, ma ...ce la faremo”.

La normativa sulla previdenza complementare crea un discrimen fra i cittadini a seconda che siano dipendenti del settore privato o dipendenti pubblici. Detto in altre parole: la differenza circa il regime applicato deriva dalla tipologia del datore di lavoro! E' chiaro che i tempi della giustizia sono lunghi e poco si conciliano con la necessità di ripristinare il prima possibile il pieno rispetto delle previsioni di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione.

Per questo chiediamo a gran voce che il legislatore possa farsi carico della necessità di ripristinare il pieno rispetto del portato costituzionale attraverso un intervento normativo di piena parificazione fra i regimi applicati sia in merito alle prerogative, che a quello fiscale. La disciplina deve essere unica sia per quanto attiene ai diritti, che per quanto attiene al regime fiscale! Speriamo nella Legge di Bilancio sui banchi del Parlamento entro fine anno.

(*) Direttore Laborfonds, Direttore Fondo Pensione Espero

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