Nella zona curda

Esplosione a Diyarbakir nel sud-Est turco alla vigilia del referendum costituzionale

di Vittorio Da Rold

Il fumo dell’attentato a Diyarbakir in Turchia

2' di lettura

Una forte esplosione avvenuta a Diyarbakir, 'capitale' curda nel sud-est della Turchia ha provocato un morto e tre feriti. . Lo scoppio è avvenuto in una officina di una stazione di polizia, durante la riparazione di un mezzo blindato. . Lo ha reso noto la prefettura locale, secondo cui si tratta di un civile che lavorava sul posto. Dal luogo dello scoppio si è alzata una fitta colonna di fumo. Sarebbe quindi esclusa l'ipotesi di un attacco terroristico.

L’esplosione di Diyarbakir giunge alla vigilia del referendum sul presidenzialismo di domenica prossima. La consultazione popolare è stata indetto grazie al raggiungimento dei 3/5 dei consensi dell'assemblea nazionale, con i voti dei nazionalisti del Mhp, formazione di estrema destra derivante dai Lupi Grigi di Ali Agca e terzo partito del Paese, che alle ultime consultazioni aveva ottenuto 40 seggi.

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Una campagna durissima
Dopo settimane in cui la campagna per il 'sì' del presidente Recep Tayyip Erdogan ha sconfinato in mezza Europa, portando a durissimi scontri diplomatici per i comizi negati ai suoi ministri, alla chiusura ieri sera delle urne dei turchi all’estero l'affluenza degli emigrati turchi ha fatto registrare un record rispetto alle consultazioni precedenti. La partecipazione ha toccato il 47%, con 1,4 milioni di espatriati che si sono recati nelle urne predisposte in 57 Paesi. Una crescita di oltre 5 punti rispetto alle ultime politiche del 2015. Le cifre finali parlano di 700 mila voti espressi in Germania, quasi 150 mila in Francia, oltre 120 mila in Olanda, 50 mila in Austria e Svizzera e circa 30 mila negli Stati Uniti. A chi gioverà quest'alta affluenza, è cosa incerta.

Ma secondo altri analisti, la campagna contro l'Ue potrebbe premiare Erdogan, che per mobilitare le frange nazionaliste ha bollato a ripetizione come “naziste” e “fasciste” le politiche di molti Paesi europei, Olanda e Germania in testa. Una retorica sopra le righe che sembra destinata a continuare fino al voto, dopo il quale, ha promesso più volte, in caso di vittoria del 'sì' la Turchia potrebbe tornare alla pena di morte e decidere così di abbandonare il suo cammino verso l'Ue. «Alcuni importanti Paesi dell'Occidente stanno cercando di crearci difficoltà sostenendo organizzazione terroristiche. L'Occidente sta apertamente
conducendo sulle sue televisioni di Stato e nei titoli (dei giornali) una campagna per il 'no'», ha attaccato ancora ieri il presidente.

REFERENDUM COSTITUZIONALE IN TURCHIA

(Fonte: Europe Elects)

REFERENDUM COSTITUZIONALE IN TURCHIA

Referendum: esito ancora incerto
A pochi giorni dal voto, i sondaggi restano incerti. Secondo le ultime rilevazioni, il 'sì' starebbe rimontando posizioni per effetto della campagna di Erdogan, onnipresente su tv e giornali, mentre i leader dell'opposizione curda (tra cui il leader Selahattin Demirtas) restano in prigione con accuse controverse e gli altri oppositori lamentano un black out out mediatico. Ma la vera sfida sarà quella di convincere gli indecisi, ago della bilancia in caso di un possibile testa a testa in un paese molto polarizzato e affaticato anche economicamente.

Alle urne si andrà sotto lo stato d'emergenza, dichiarato dopo il fallito golpe, e con il conflitto con il Pkk sempre aperto nel sud-est curdo che dal suo inizio ha prodotto 40 mila vittime. Anche per questo, a vegliare sul voto sarà un esercito di 450mila forze di sicurezza, tra poliziotti, gendarmi e guardie locali.

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