L’esplosione ad Agrigento

Ravanusa, trovato anche il corpo dell’ultimo disperso

L’esplosione, sentita anche nei paesi vicini, sarebbe stata causata da una grossa fuga di gas dalla tubatura del metanodotto

Articolo aggiornato il 15 dicembre 2021 alle ore 8.15

Esplosione a Ravanusa: il disastro visto dall'alto

6' di lettura

È stato trovato dai vigili del fuoco anche il corpo dell’ultimo disperso dell’esplosione a Ravanusa: si tratta di Giuseppe Carmina. Il corpo era vicino a quello del padre Calogero, in quello che era il garage della palazzina crollata. Sale così a nove il conteggio delle vittime.

I sette erano tutti seduti sul divano, quando è esploso il mondo tutto intorno. Li hanno individuati alle 6 del mattino di lunedì, coperti di calcinacci. Selene, suo marito Giuseppe, suo suocero Angelo, sua suocera Enza Zagarrio. E con loro – scrive l’inviato dell’Ansa Matteo Guidelli – c’era anche il piccolo Samuele, così si sarebbe chiamato il bimbo che l’infermiera avrebbe dovuto partorire la settimana prossima.

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Ancora dispersi Calogero e Giuseppe Carmina

Il groviglio di macerie che era via Trilussa restituisce quella che è diventata la famiglia simbolo di questa tragedia. Calogero e Giuseppe Carmina, padre e figlio, sono le altre due vittime dell’esplosione. Sull’identità delle quattro persone ritrovate c’era stata incertezza, fino a quando il sindaco Carmelo D’Angelo non ha poi chiarito la situazione. Enza Zagarrio, infatti, era già tra le tre vittime ritrovate. Ma era un errore: non era lei, era Carmela Scibetta, la dirigente del comune di Ravanusa e moglie del professore Pietro Carmina. Uno scambio nato dal fatto che non era stata fatta un’identificazione ufficiale ma solo attraverso una foto. Nella giornata di lunedì il figlio della coppia ha visto il corpo recuperato e ha riconosciuto la madre.

Selene, Giuseppe, Angelo ed Enza li hanno trovati sotto una montagna di pietre, cemento e tondini di ferro dopo aver bucato il solaio del quarto piano ed essere “entrati” tra le macerie di quello che era il terzo. «Abbiamo lavorato tutta la notte per spostare le macerie con i mezzi - racconta Fabio Gulino, uno dei Vigili del Fuoco della squadra Usar della Sicilia - Attorno alle 6.30 abbiamo intravisto il primo corpo e subito dopo c’erano tutti gli altri, erano vicini».

La speranza disattesa

Il perché ci abbiamo messo così tanto a trovarli è dovuto all’ultima telefonata di Selene al papà. «Siamo usciti, stiamo arrivando» ha detto la ragazza al padre. E l’uomo ha raccontato l’episodio ai soccorritori, dicendo loro che la figlia era già in strada. Così si è scavato prima in corrispondenza di quella che era via Trilussa e solo dopo si è tornati sul palazzo. «Sarebbero bastati cinque minuti - dice scuotendo la testa il comandante dei vigili del fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino - e si sarebbe salvata». «Abbiamo sperato fino all’ultimo momento, non perché gli altri non fossero importanti ma questa ragazza è diventata un po’ la figlia di tutti e purtroppo la cosa è andata male», ammette il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa. Quando l’hanno tirata fuori, il silenzio della mattina è stato rotto dal pianto della mamma. Nascosta dietro un camion dei vigili del fuoco, prima che la portassero lontano da quell’orrore, le urla di disperazione della donna hanno messo a dura prova anche la resistenza dei vigili del fuoco, uomini che nella vita ne hanno viste di tragedie e disastri. «Non voglio più vivere, non voglio, lasciate morire anche me».

Probabile fuga di gas

La Procura di Agrigento intende far chiarezza. I magistrati, che hanno fatto un sopralluogo nella mattinata di domenica nell’area dell’incidente - 10mila metri quadrati posti sotto sequestro - hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio colposo e disastro colposo e hanno incaricato un consulente dei primi accertamenti. La prima ipotesi, fatta dalla Protezione Civile e dai vigili del fuoco, è che il gas fuoriuscito da una tubatura cittadina forse a seguito di uno smottamento determinato da una frana o dal maltempo, si sia incanalato nel sottosuolo creando un’enorme sacca di metano che al primo innesco, forse l’avvio di un ascensore, si è trasformata in una micidiale bomba.

Italgas: nessun intervento su rete stradale

«In relazione alle notizie diffuse in queste ore circa presunti lavori di manutenzione eseguiti da Italgas sulla rete di Ravanusa nei 5 giorni precedenti l’evento non vi è evidenza di lavori eseguiti sulla rete stradale, ma unicamente interventi routinari eseguiti su contatori domestici e su alcune valvole stradali da eseguire con cadenza periodica». Lo dice una nota di Italgas Reti. «Detti interventi - continua - si sono svolti nell’abitato di Ravanusa in vie distanti dal luogo dell’evento. Gli interventi effettuati rientrano tra quelli ciclici di manutenzione programmata, sono riferiti alle verifiche di manovrabilità delle valvole di rete e non comportano interventi sulle tubazioni. Essi consistono nelle seguenti operazioni: ispezione e pulizia del pozzetto; ingrassaggio della valvola; verifica di manovrabilità della valvola».

Indagini 2014, rete gas agrigentino pericolosa

«Il 76% delle tratte di rete indagate deve essere sottoposto con urgenza a un intervento di risanamento»: così gli amministratori giudiziari nominati dal tribunale di Palermo nel procedimento di prevenzione che interessò Italgas scrivevano nel 2014 dopo aver controllato, attraverso un pool di tecnici, la rete del metano gestita dalla società. I controlli avevano riguardato mezza Italia e anche gli impianti dell’agrigentino. Da accertamenti a campione erano emerse gravi situazioni di rischio ad esempio ad Agrigento città. La relazione degli amministratori sarà acquista dagli investigatori che indagano sulla fuga di gas di Ravanusa.

Il 22 ottobre del 2014 l’ingegner Sergio Caramazza, uno degli ex amministratori giudiziari della società Italgas, la società che ha in appalto la rete di metano a Ravanusa, dove si è verificata sabato l’esplosione, era in audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia presieduta da Rosy Bindi. «Sono stati effettuati ordini per quasi 2,5 milioni di euro per impianti di autorizzazione obbligatoria per il rilevamento delle fughe di gas, con un sistema più sicuro rispetto al vecchio sistema dello zolfo, ossia il THT – sono le dichiarazioni di Caramazza –. È stato anche approvato un progetto di miglioramento del sistema informativo della società nell’ambito di tutta la struttura del gruppo, in modo che possa essere maggiormente sinergico e meglio controllabile il cosiddetto ’progetto convergenza SAP’, per oltre 4 milioni di euro. Queste sono le risposte che l’amministrazione ha fornito alla sollecitazione del giudice di dare continuità alla società».

La società Italgas era finita sotto amministrazione giudiziaria poco tempo prima. Per un anno. Dunque, davanti all’Antimafia, uno degli ex amministratori giudiziari parlò di «rilevatori delle fughe di gas».

Il cordoglio di Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato al sindaco Carmelo D’Angelo: «Ha espresso il massimo sostegno alla comunità di Ravanusa e il cordoglio per quanto accaduto», ha detto il primo cittadino. «È stato come se un aereo si fosse schiantato sopra la nostra casa», ha raccontato un testimone che si trovava in una delle abitazioni contigue alla prima palazzina crollata. Si è sentito il primo boato, sono divampate le fiamme e in pochi minuti un intero isolato è stato spazzato via. La deflagrazione ha sbriciolato un edificio di 4 piani e una casa attigua abitate da quattro fratelli e dalle rispettive famiglie.

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Al primo piano dell’edificio venuto giù viveva Rosa Carmina, trovata viva tra le macerie. Al secondo c’era la cognata: Giuseppa Montana, anche lei sopravvissuta. Al terzo erano in quattro: Angelo Carmina che risulta disperso, la moglie Enza Zagarrio che è morta, la nuora, Selene Pagliarello incinta di nove mesi, e il marito Giuseppe Carmina figlio della coppia. Entrambi sono dispersi. Sabato errano andati a far visita ai familiari prima di uscire a cena. Pochi istanti e un destino beffardo per i due ragazzi in attesa del loro primo figlio. Al quarto piano c’erano Calogero Carmina, la moglie Gioacchina Minacori, e il figlio Giuseppe. Nell’altra casa distrutta abitavano Pietro Carmina, che è morto, e Carmela Scibetta.

Le testimonianze dei superstiti

La portata della deflagrazione fa escludere che la fuga di gas sia avvenuta in un appartamento. «Raramente ho visto cose simili», ha detto il comandante provinciale dei vigili del fuco di Agrigento, Merendino. L’Italgas, che sabato ha bloccato l’erogazione del metano a monte e valle del quartiere devastato dall’esplosione, per evitare ulteriori fughe di gas, intanto ha fatto sapere di aver controllato le condutture appena dieci giorni fa e di non aver riscontrato alcuna anomalia. E nessuna anomalia sarebbe stata segnalata dai cittadini secondo i carabinieri. Ma un testimone, che abita accanto a una delle case crollate, ha raccontato una storia ben diversa: nei giorni scorsi alcuni abitanti della zona avrebbero manifestato allarme per l’odore di metano che si avvertiva. «Non c’è stato nulla di strano nei giorni scorsi», ha smentito Rosa Carmina, la prima donna estratta dalle macerie. Intervistata nell’ospedale di Licata, dove i soccorritori l’anno portata, ha raccontato le drammatiche fasi dell’esplosione e il miracoloso salvataggio. «Sentivo le grida dei vigili - ha detto - e allora ho cominciato a urlare anche io per farmi sentire».

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