due morti in fabbrica nel bergamasco

Esplosione a Treviglio, si indaga per omicidio colposo plurimo


Morti due operai nell'esplosione di un silos

2' di lettura

Sono morti il giorno di Pasqua, per l’esplosione di un'autoclave in un serbatoio, due operai della Ecb Company srl di Treviglio, nel Bergamasco. Le vittime sono
Giuseppe Legnani di Casirate d’Adda e Giambattista Gatti di Treviglio, due figli a testa. I lavoratori erano stati chiamati questa mattina in azienda per un sopralluogo, dopo l’allarme lanciato da alcuni cittadini che avevano sentito un
cattivo odore nell’aria.
L’azienda, fondata nel 1966 da Lorenzo e Franco Bergamini, lo scorso anno è stata acquisita dal gruppo tedesco Saria, produttore internazionale di prodotti agroalimentari. Tecnicamente Ecb si occupa della lavorazione di sottoprodotti della macellazione avicola per la produzione di alimenti per animali da compagnia.

Per alcune ore, dopo l’esplosione, l’accesso all’interno della fabbrica è stato interdetto per la cospicua presenza di anidride carbonica. Via Calvenzano, la strada dove sorge lo stabilimento, è stata chiusa al traffico. Sul posto, oltre ai soccorritori, sono subito arrivati il sostituto procuratore di Bergamo Fabio Pelosi, il sindaco di Treviglio Juri Imeri con il comandante della polizia locale Antonio Nocera, il sindaco di Casirate d'Adda Mauro Faccà e i parenti delle vittime. Ed è stato il primo cittadino di Treviglio a smentire la possibilità di un rischio ambientale, quando ancora si levavano vapori acquei dalla cisterna.

Treviglio, la tragica esplosione alla Ecb

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Le salme dei due operai morti sono state portate via poco dopo le 15, scortate da polizia e carabinieri, e trasferite all’Istituto di medicina legale di Bergamo, dove saranno presumibilmente sottoposte a esame autoptico su richiesta della Procura di Bergamo, che avrebbe già aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo plurimo. L’area dell’incidente è già stata posta sotto sequestro.

All’esterno dello stabilimento, presidiato dalle forze dell’ordine, un delegato sindacale ha lasciato dei fiori. Un invito «a pregare per i morti sul lavoro a Treviglio, nella tragedia avvenuta proprio nel giorno di Pasqua» è stato lanciato dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, nella messa di Pasqua celebrata in Duomo. La sicurezza sul lavoro «sarà una delle mie priorità” ha garantito l’assessore al Lavoro della Regione Lombardia, Melania Rizzoli, mentre il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan ha chiesto che venga fatta «al più presto chiarezza sui motivi dell’incidente e su eventuali responsabilità e negligenze». Perché - ha notato amaramente il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli - «non si può morire sul posto di lavoro, non lo possiamo accettare».

«Il mio pensiero - ha infine twittato il presidente della Camera Roberto Fico - oggi va alle famiglie delle due persone morte questa mattina in seguito a un’esplosione in un'azienda a Treviglio e a quelle dei due operai morti a Livorno qualche giorno fa. In un Paese civile non si deve morire mentre si fa il proprio lavoro».

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