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Esports: un’opportunità di crescita per l’Italia

Quando si parla di esports, infatti, si fa riferimento a leghe, circuiti competitivi, tornei o competizioni simili in cui videogiocatori singoli o squadre di videogiocatori giocano ai videogiochi, per finalità di intrattenimento o per ottenere un premio, in genere di fronte ad un pubblico di spettatori

di Marco Saletta*

(Monkey Business - stock.adobe.com)

3' di lettura

Gli esports sono uno dei pilastri in più rapida crescita del settore dei videogiochi, con una comunità globale di centinaia di milioni di persone che ogni anno competono attivamente o seguono le competizioni, in presenza o online. Quando si parla di esports, infatti, si fa riferimento a leghe, circuiti competitivi, tornei o competizioni simili in cui videogiocatori singoli o squadre di videogiocatori giocano ai videogiochi, per finalità di intrattenimento o per ottenere un premio, in genere di fronte ad un pubblico di spettatori.

La fenomenale ascesa degli esports è un esempio di come l’industria dei videogiochi si sia adattata alle evoluzioni tecnologiche, dal multiplayer in casa al gaming competitivo in tempo reale in tutto il mondo su Internet, facilitato dalla diffusione della banda larga ad alta velocità e l’avvento delle piattaforme di streaming digitale. Gli esports stanno rivoluzionando il modo in cui i consumatori fruiscono, seguono e interagiscono con i videogiochi e sono supportati da brand globali che investono in questo nuovo mezzo per comunicare con un pubblico difficilmente raggiungibile attraverso i mezzi più tradizionali. Se si considera l’Italia, ad esempio, secondo la ricerca Let’s Play di Deloitte (2022) il 24% della popolazione tra i 16 e i 65 anni ha guardato contenuti esports negli ultimi 6 mesi; si tratta di quasi 9 milioni di persone, concentrate in particolare tra i Millennials (54%) e la Gen Z (19%).

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Negli ultimi tempi, complice l’interesse diffuso che si è creato intorno al fenomeno, si è anche aperto un dibattito sulle politiche da adottare per lo sviluppo degli esports in Italia e sulle best practices di altri paesi a cui bisognerebbe guardare come modello. Da un lato è evidente che il settore presenti enormi potenzialità ancora inespresse: impatto per il turismo e per l’economia dei territori, creazione di nuove imprese e opportunità professionali, soprattutto per le generazioni più giovani, promozione di nuove forme di socialità e inclusione, sviluppo dell’apprendimento delle competenze digitali e più in generale delle STEM. Dall’altro lato è altrettanto indubbio le imprese italiane sono soggette a regole e sopportano oneri aggiuntivi significativi rispetto ai loro concorrenti in Francia, Spagna o Germania, e versano quindi in una situazione di svantaggio competitivo nel mercato unico europeo.

Il punto di partenza di questa discussione non può che essere l’importante risoluzione del Parlamento europeo su esports e videogiochi approvata a novembre 2022 che ha definito gli esports come parte non solo del settore dei videogiochi, ma più in generale della cultura e dei media e ne ha evidenziato le differenze con il settore dello sport, vista la natura digitale dei videogiochi e la centralità dei diritti di proprietà intellettuale.

È proprio su questa linea che hanno lavorato, già da tempo, alcuni paesi europei come ad esempio la Francia che, dopo aver avviato una consultazione con gli operatori del settore, ha introdotto alcune norme dedicate agli esports nella legge sulla Repubblica digitale del 2016, in particolare differenziando le competizioni di videogiochi dal gioco d’azzardo e chiarendo lo status lavorativo dei giocatori professionisti. La passione della Francia per gli esports è accompagnata da uno dei più forti sostegni governativi ai videogiochi in Europa. Anche il presidente francese Emmanuel Macron è intervenuto più volte per esprimere il suo apprezzamento per il settore e ha annunciato l’ambizione di portare in Francia importanti eventi internazionali. Più recentemente, il governo francese ha rivelato i piani per una strategia nazionale per gli esport, che includerebbe il supporto per i visti per gli esport per giocatori, il sostegno agli esport di base e altre misure per migliorare l’ecosistema.

Così, anche per l’Italia, ci vogliono un dialogo diretto e costante tra il Governo e gli operatori del settore e un approccio su misura per gli esports che tenga conto delle specificità del settore e non si limiti a considerarne le similarità, vere o presunte, con altri ambiti più tradizionali e conosciuti. Gli obiettivi dovrebbero essere valorizzare l’importanza culturale, educativa e sociale dei videogiochi, assicurare che le competizioni di videogiochi possano svolgersi nel rispetto dei principi di libertà economica, tutela dei consumatori e protezione dei minori e rimuovere le barriere che ostacolano la competitività del nostro Paese, al fine di attrarre investimenti sul territorio nazionale e di creare condizioni di parità per operare sul mercato internazionale degli esports da parte delle imprese italiane. L’Italia ha tutte le carte in regola per conquistarsi un posto al sole sulla scena internazionale degli esports.

Presidente IIDEA (Italian Interactive & Digital Entertainment Association)

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