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Esposito (Tagliacarne): «Export e turismo trainano il Pil del Centro»

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di Sara Monaci

3' di lettura

Meglio del previsto. In un contesto caratterizzato da shock energetico, aumento delle materie prime, inflazione - e su tutto lo spettro della recessione all’orizzonte - l’economia dell’Italia centrale soprende in positivo.

Secondo l’istituto Tagliacarne la crescita reale in Italia sarà del 4% in tutta Italia, e nel 2022 anche in Toscana, Marche, Umbria e Lazio ci sarà un ritorno ai parametri pre-Covid a livello aggregato. La crescita stimata in quest’area sarà del 3,7% (si va da un minimo del 3,3% dell’Umbria ad un massimo del 3,8% messo a segno dalle Marche).

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Tendenzialmente quindi il 2022 sarà un anno positivo. «Possiamo parlare di un periodo di recupero: nonostante le attese generali dovute al contesto internazionale l’economia tiene», spiega Gaetano Fausto Esposito, direttore generale dell’Istituto Tagliacarne.

L’export che traina

Il ciclo positivo è sostenuto soprattutto dall’export, che ha avuto un periodo di miglioramento: si parla di un primo semestre 2022 con un 25% di incremento, andamento migliore della media italiana, dove la percentuale è del 22%.

Sono le Marche a trainare in modo molto evidente: qui viene registrato un 82% in più nel commercio internazionale, grazie ai prodotti petroliferi. Il contesto complicato fa emergere dunque un elemento positivo in questa regione.

«Inoltre Umbria, Marche, Toscana e Lazio sono in proporzione meno esposte nei confronti del mercato russo, le contrazioni di vendite verso questo paese, a seguito delle sanzioni dovute alla guerra con l’Ucraina, hanno avuto un impatto abbastanza ridotto».

Il fattore energia

Se lo shock energetico viene avvertito in tutta Italia da famiglie e imprese, è anche vero che in queste quattro regioni la situazione è più gestibile che altrove. A parte l’industria siderurgica in Umbria, mediamente il tessuto imprenditoriale del centro è costituito dalla cosiddetta industria leggera, meno energivora per definizione: si va dall’agroalimentare alla moda al legno-arredo, soprattutto. In Toscana (e in parte anche nelle Marche) ci sono le cartiere che hanno un problema accentuato sul fronte energetico, ma si tratta di alcune realtà non diffuse. «In quest’area si sono sentiti meno i contraccolpi della crisi internazionale e del caro energia», sottolinea Esposito.

Turismo e occupazione

Il turismo ha avuto un vero e proprio boom post pandemia, complice il fatto che gli italiani hanno dimostrato in questi due anni di apprezzare di più le mete nazionali.

Sul fronte delle presenze, rispetto a giugno-agosto 2021, nello stesso periodo del 2022 la Toscana è cresciuta del 17,6%; le Marche del l’11,8%; l’Umbria del 12,4%. Roma è addirittura esplosa: da gennaio a ottobre 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, l’aumento delle presenze è stato del 250,9 percento.

Per quanto riguarda l’occupazione, c’è stata una tenuta. Le imprese che hanno usato la cassa integrazione la stanno progressivamente abbandonando, e va detto che solo il 6-7% ne ha fatto uso.

Le aspettative: avanti adagio

Nonostante un clima abbastanza favorevole, le aspettative degli imprenditori non sono così nettamente positive. La produzione ha infatti superato il livello pre-Covid solo nel 23% dei casi, e se è aumentato il fatturato è perché sono aumentati, in genere, anche i costi, con una riduzione conseguente di marginalità.

Il 62% si dichiara comunque soddisfatto, un punto in più rispetto alla media italiana. Il 42% ritiene che dovrà affrontare dei problemi nel corso del 2023 (5 punti in meno dell’Italia); il 30% ritiene che nel 2023 incrementerà i propri investimenti, soprattutto in tecnologie digitali e green e nella formazione.

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