lo scontro con i francesi

EssilorLuxottica, Delvecchio resta sulle barricate: no all’allargamento del board

di Marigia Mangano

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(Agf)

3' di lettura

La Delfin di Leonardo del Vecchio è pronta a opporsi all’allargamento del consiglio di amministrazione di Essilorluxottica chiesta dai fondi e da Valoptec, l’associazione che riunisce i dipendenti e gli ex dipendenti azionisti di Essilor. Con un obiettivo preciso: lasciare inalterata la struttura di governance della holding, già messa a dura prova dalla convivenza tra le due anime del gruppo, quella italiana e quella francese.

Il primo appuntamento ufficiale è in agenda domani. Il consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica dovrà esprimersi su due proposte di integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea del prossimo 16 maggio. La prima è stata avanzata da Valoptec, l’associazione che riunisce i dipendenti e gli ex dipendenti azionisti di Essilor, con la richiesta di candidare il giornalista inglese Peter Montagnon. La seconda è arrivata da un gruppo di fondi decisi a chiedere la nomina di due rappresentanti indipendenti: Wendy Evrard, membro del cda dell’Mcsi della borsa e Jesper Brandgaard , ex numero uno del colosso farmaceutico Novo Nordisk. L’obiettivo, in entrambi i casi, è quello di allargare il board di EssilorLuxottica per uscire da quello stallo che, secondo una parte dei soci del colosso degli occhiali, probabilmente è figlio di quella governance paritetica disegnata negli accordi e che vede il consiglio formato da 16 membri, 8 consiglieri indicati dalla Delfin di Leonardo Del Vecchio e altrettanti francesi di espressione di Essilor. La riunione di domani, dunque, al di là dell’orientamento che esprimerà su entrambi i punti di integrazione dell’ordine assembleare, sarà significativo per capire il grado di spaccatura del consiglio. E, in prospettiva, dell’imminente confronto in assemblea dove Delfin, si apprende, salvo colpi di scena all’ultimo minuto tenterà di rispedire al mittente le due richieste di allargamento dell’attuale board.

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Sulla carta, ad ogni modo, ammesso che passi l’allargamento del consiglio dagli attuali 16 membri, non potrà superare i 18 membri, come stabilito dallo statuto, e comunque la governance stabilita dai patti parasociali ha buone probabilità di vanificare la mossa dei fondi. Per le delibere chiave, è stabilito negli accordi, i poteri di veto assegnati congiuntamente a Del Vecchio e Hubert Sagnières restano immutati, così come la previsione che per la gestione di EssilorLuxottica «le deliberazioni devono essere assunte congiuntamente dal Presidente Esecutivo e dal Vice Presidente Esecutivo», ovvero Del Vecchio e Sagnières. D’altra parte, si osserva, la governance sigillata prima della riorganizzazione del gruppo è appesa anche a una battaglia legale, avviata dallo stesso Del Vecchio. Nelle scorse settimane il patron di Luxottica ha infatti presentato una domanda di arbitrato presso la Camera di Commercio Internazionale. Un atto volto a far accertare le violazioni dell’Accordo di Combinazione del 2017, che secondo la holding sono state commesse da Hubert Sagnières e da EssilorLuxottica dietro suo impulso, al fine di ottenere un’ingiunzione a rispettare tale accordo fino alla sua scadenza. Il punto è che i tempi di questi arbitrati sono in genere molto lunghi.

La procedura, sulla carta, può durare fino a circa due anni. Si preannuncia, così, un iter particolarmente complesso il cui esito finale, secondo gli esperti, potrebbe evidentemente essere superato dagli eventi. In questo quadro, secondo i consulenti e gli addetti ai lavori, il vero problema per Sagnières è che Del Vecchio possiede oltre il 32% delle azioni e il 31% dei diritti di voto di EssilorLuxottica, mentre il secondo azionista del gruppo, cioè i manager e i dipendenti Essilor, è poco sopra il 4%. Il resto del capitale, dunque, circa il 60% è nelle mani del mercato, vero arbitro della partita italo francese. Una volta contestati formalmente gli accordi parasociali, e alla luce della richiesta di allargamento del consiglio di amministrazione, qualcuno azzarda che la Delfin forte della quota del 31%, se fosse sconfitta nell’imminente assise, potrebbe anche richiedere la convocazione di una nuova assemblea per votare la mozione di revoca dell’attuale consiglio di amministrazione. Una mossa in extremis che rischia di far saltare definitivamente l’accordo con il fronte francese.

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