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Essilor-Luxottica, oggi l’assemblea della «pace». Fondi scettici sulla nuova governance

di Giuliana Licini


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4' di lettura

L’appuntamento è per oggi alle 10,30 alla Maison de la Mutualite’, palazzone art deco sulla Rive Gauche a Parigi e invece di essere tempestoso come pareva fino alla scorsa settimana, si avvia a fare da suggello alla ritrovata collaborazione tra il campo francese e quello italiano di EssilorLuxottica, dopo l’accordo sulla governance. L’assemblea degli azionisti del gigante italo-francese dell’ottica è chiamata ad approvare i conti 2018, il dividendo (2,04 euro, in aumento del 33%, pay out 49%) e una nutrita serie di risoluzioni, tra cui quelle legate alle politiche di remunerazione e all’azionariato dei dipendenti, con l’aggiunta delle proposte avanzate da fondi d’investimento internazionali per allargare il cda con la nomina di due amministratori indipendenti. Valoptec, l’associazione che riunisce i dipendenti-azionisti di Essilor e controlla il 4% di Essilux, ha invece deciso di ritirare la sua proposta che prevedeva la nomina di un terzo amministratore e di votare solo le risoluzioni presentate dal cda.

La decisione è stata persa sulla scia dell’intesa tra il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, e Hubert Sagnieres, il numero uno di Essilor, annunciata lunedì, dopo mesi di tensioni sulla governance, sfociate in uno scontro aperto, con reciproche accuse di voler prendere il controllo del gruppo nato ufficialmente il primo ottobre 2018. Come aveva chiesto Del Vecchio, l’imprenditore italiano, che è presidente di Essilux e Sagnieres, vice-presidente, hanno delegato alcuni poteri a Francesco Milleri (ad di Luxottica) e Laurent Vacherot (ad di Essilor) «affinché si concentrino immediatamente sul processo di integrazione per accelerare la semplificazione del nuovo gruppo». Sono stati, inoltre, revocati tutti i contenziosi in corso, incluso l’arbitrato internazionale promosso da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, prima azionista di EssilorLuxottica con il 32%. L’intesa conferma la governance basata sui «pari poteri», prevista dagli accordi di Combinazione tra i due gruppi che resterà in vigore fino all’assemblea degli azionisti della primavera del 2021 sul bilancio 2020, con un cda di 16 componenti, espressione paritaria delle due società. Confermata, inoltre, la ricerca dell’amministratore delegato, posizione per cui Milleri e Vacherot si sono dichiarati «non candidati».

Una dichiarazione quest’ultima che sgombra il campo da uno dei maggiori fronti di contrasto, innescato a inizio novembre dalle dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio che indicava in Milleri il suo candidato preferito per la carica di Ceo del gruppo. Milleri e Vacherot, d’altro canto, hanno proceduto alla nomina di alcuni dirigenti, in sostituzione di alcuni già nominati da Sagnieres che erano stati tra i casus belli e tra le ragioni che avevano indotto Delfin a richiedere l’arbitrato. Nonostante l’accordo disinneschi lo scontro interno, gli asset manager internazionali non sono intenzionati a recedere dai loro propositi e mantengono le risoluzioni per la nomina di due membri indipendenti in cda, la statunitense Wendy E. Lane e il danese Jesper Brandgaard.

I fondi non demordono
Il timore, espresso anche da alcuni analisti, è che l’intesa sia solo una tregua, piuttosto che una pace duratura e che lo scontro possa riaccendersi soprattutto quando si tratterà di nominare il nuovo ceo del gruppo. L’accordo «permette di guadagnare tempo e di rilanciare i cantieri dell’integrazione», ma «non è certo che riesca ad evitare nuove crisi di governance» in futuro, indica Sebastien Thevoux-Chabuel, analista e gestore presso Comgest, il fondo che in associazione a Phitrust, Baillie Gifford, Edmond de Rothschild, Fidelity, GuardCap e Sycomore è all’origine della proposta di allargare il cda a amministratori indipendenti. «Sulla base della nostra analisi su quello che ha detto EssilorLuxottica, abbiamo deciso di mantenere la nostra risoluzione e sulla base del feedback degli altri componenti del nostro gruppo di investitori istituzionali, tutti manterranno le nostre posizioni», ha anche detto l’analista. Le proposte dei fondi hanno poche chance di farcela, visto che servirebbe almeno il 50% dei voti in assemblea e le risoluzioni dei fondi non hanno il sostegno del cda. Ma anche se in minoranza, secondo Thevoux-Chabuel, un voto di un certo rilievo a favore della due nomine aggiuntive, manderebbe un messaggio che «difficilmente il consiglio potrebbe ignorare».

Tra i primi 20 soci ci sono 17 società di investimento internazionali
Tra i primi 20 azionisti di Essilux alla fine dello scorso gennaio, secondo quanto riporta il proxyadvisor Glass Lewis, c’erano 17 società di investimento internazionali, con una quota complessiva del capitale che non arriva al 15%. I fondi principali sono Capital Research and Management con il 2,92% del Essilux, Blackrock con il 2,72% e Vanguard con l’1,6%. Tutti gli altri hanno quote inferiori all’1%. Resta da vedere quale sarà il loro peso effettivo domani. All’assemblea dello scorso novembre, come rileva Proxinvest, Delfin rappresentava il 55,8% dei voti espressi. La Borsa di Parigi continua intanto a muoversi con cautela sul titolo, che aveva molto risentito delle fasi più accese dei contrasti. Lunedì l’entusiasmo delle prime ore successive all’annuncio dell’intesa aveva spinto la quotazione a guadagnare oltre il 4%, ma in chiusura il progresso si era ridotto al 0,14%. Ieri il titolo ha ceduto l’1,22% e oggi lo 0,41% a 104,55 euro, mentre il Cac 40 ha guadagnato lo 0,6%.

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