Ortofrutta

Estate da dimenticare per le pesche: danni a quota un miliardo

I dati dell’ultimo report Ismea evidenziano come maltempo, costi energetici e crescita dell’import abbiano fatto crollare la produzione specialmente al Nord

di Silvia Marzialetti

È il secondo anno molto negativo per le pesche italiane

3' di lettura

Un miliardo di euro di danni, tra prodotto e indotto. Se il 2020 si era caratterizzato come l'annus horribilis per pesche e nettarine (in sostanza le cosiddette pesche noci, ndr), quest'anno la produzione è al di sotto del minimo nazionale. Come nel 2020 la crisi di mercato, ma soprattutto le gelate arrivate ad aprile, in piena gemmazione, hanno inferto il colpo di grazia alla produzione, colpendo tutti i principali bacini.

Deficitarie le produzioni nelle regioni del Nord - con flessioni rispetto alle stime iniziali fino al -70% in Emilia-Romagna e Piemonte - e produzioni quasi azzerate in Veneto. Colpito anche il Centro-Sud, in particolare Campania, Basilicata e Puglia. Secondo le stime elaborate a giugno dal Cso, la produzione nazionale 2021 si conferma nettamente inferiore rispetto alla media recente, con 747mila tonnellate: si tratta di un volume inferiore del 7% rispetto al 2020 e più basso di oltre il 40% rispetto alla media 2015-2019.

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La crisi del comparto è trasversale a tutte le varietà: le pesche sono ferme a 339mila tonnellate (-11% sul deficitario 2020), le nettarine a 352mila tonnellate (-5% sul 2020). Crescono solo le percoche, a quota +17%, con poco più di 56mila tonnellate. Nel descrivere il quadro a tinte fosche che caratterizza il comparto, l’ultimo report Ismea presentato in questi giorni ricorda la forte incertezza che ha accompagnato l’avvio della campagna di raccolta, sostenuta da una domanda debole, sia in Italia che all’estero. Un fenomeno che ha generato prezzi all’origine mediamente più bassi rispetto all’anno precedente e decisamente non in linea con le attese dei produttori, nonostante il basso livello dell’offerta.

Ad aggravare la situazione anche l’aumento dei costi di produzione, in particolare quello dei prodotti energetici, che hanno registrato forti rincari dopo i ribassi registrati nel corso del 2020. L’altro paradosso è l’exploit delle importazioni che, nonostante la debolezza della domanda interna, hanno raggiunto il livello record di 122 milioni di kg, facendo intravedere per il 2021 un ulteriore innalzamento dei volumi in entrata. Si amplia anche la platea dei fornitori, con Paesi come la Turchia, che si è affacciata prepotentemente sul mercato peschicolo europeo.

In Italia - ricorda Ismea - nonostante il buon livello sia quantitativo sia qualitativo delle produzioni, si assiste anno dopo anno al progressivo assottigliamento delle esportazioni e all'aumento delle importazioni, soprattutto di prodotto spagnolo precocissimo e precoce. In conseguenza di ciò, si deteriora sempre più il saldo della bilancia commerciale, che solo negli ultimi quattro anni è passato da un attivo di 77 milioni di euro del 2017 a un passivo di 14 milioni nel 2020.

«I danni per quest'anno ammontano a un miliardo di euro» commenta Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa, azienda leader nel comparto dell’ortofrutta fresca e nettarine, con un fatturato da 300 milioni e 4mila agricoltori associati.I contributi stanziati dal Governo con il Dl 73/2021 per tamponare la crisi ammontano a 105 milioni e - garantisce il ministero delle Politiche agricole a Il Sole 24 Ore - arriveranno entro fine anno, a coronamento di un iter che prevede l’emanazione delle delibere regionali entro fine luglio per l’attivazione del fondo di solidarietà nazionale e l’emanazione di una circolare da parte del ministero stesso. «Pannicelli caldi» commenta Moretti, ricordando che le risorse stanziate dal Governo basterebbero a coprire i danni calcolati sul solo areale di Ravenna.

«La corsa alle nuove varietà - commentano dal ministero- ha fatto perdere di vista aspetti importanti relativi a cosa coltivare e dove. Occorre invece fare un ragionamento più ampio, sulla finalizzazione della gestione del rischio integrato e sulla vocazionalità rispetto alle esigenze del mercato».

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